Introduzione e report di Roberto Guerra e Federico Orano
Fotografie di Benedetta Gaiani
Inutile negarlo, l’operazione di reunion messa in piedi qualche anno fa dagli Helloween è riuscita nel compito di proiettare la seminale realtà tedesca direttamente tra le top band metal mondiali, a livello di produzione e pubblico interessato, come confermato dalla moltitudine di sold-out registrati nel corso del tour corrente, in location dal notevole prestigio. In quel del Forum di Assago, purtroppo, non possiamo parlare di un autentico ‘tutto esaurito’, in quanto le tribune laterali più alte risultano chiuse, ma notiamo con piacere che, tra i posti a disposizione, pressoché nessuno risulta libero, e lo stesso parterre si presenta gremito di spettatori urlanti già da pochi istanti dopo l’apertura dei cancelli.
Non è un compito semplice bissare il già sfavillante livello raggiunto con i due tour precedenti, ma le carte in regola per mettere il suddetto risultato in saccoccia ci sono tutte, e le notizie che giungono dagli spettacoli precedenti sembrano indicare un’esibizione potenzialmente fuori scala, ma di questo parleremo meglio nel trafiletto dedicato.
Per molti (compreso chi scrive) si tratta probabilmente dell’atteso più atteso dell’autunno, ad opera di una band che è riuscita a trascendere la propria stessa natura, accompagnata in questo caso da un successo commerciale in ascesa come i finlandesi Beast In Black, su cui ci sarà da esprimere più di qualche perplessità a tempo debito, compensata però da un main act che, lo anticipiamo, andrà ricordato per parecchio tempo. Buona lettura!
Una nota a margine: il mondo del metal è uno spazio sicuro, in cui la passione per questa musica è stata in grado di creare circuiti di collaborazioni, amicizie e supporto spesso molto difficili da trovare altrove.Per questo riteniamo che quanto successo alla nostra fotografa durante il concerto sia inaccettabile: aggredirla strappandole la macchina fotografica, puntandole un dito in gola e insultandola perchè ha ‘osato’ raccogliere un plettro da terra invece di lasciarlo ad altre persone è un comportamento aggressivo e violento che non deve trovare spazio nè giustificazione MAI, e men che meno in una situazione simile, dove da una parte all’altra della transenna ci sono persone che si adoperano per rendere i concerti esperienze belle da vivere e da raccontare.Come redazione e come singole persone, esprimiamo la nostra solidarietà a Benedetta e ci auguriamo che episodi simili non si verifichino mai più.
Il fermento cresce e l’attesa per la serata è elevata quando, puntualissimi, alle 19.30 salgono sul palco i finlandesi BEAST IN BLACK. Il pubblico è già folto, sia sugli spalti sia in platea: qualche seguace della band nordica è presente ma per lo più molti dei paganti sono ovviamente lì per assistere allo show delle Zucche di Amburgo e si apprestano ad ascoltare i supporter della serata con una certa curiosità.
In effetti bastano un paio di pezzi per far nascere qualche dubbio tra i presenti, molti appartenenti alla cosidetta ‘vecchia scuola’ del power e dell’heavy metal in generale.
Aldilà di un sound che probabilmente poco si addice agli headliner, visto che i Beast in Black – orfani del loro storico chitarrista Kasperi Heikkinen che ha abbandonato la band proprio ad inizio tour, sostituito per queste date da un turnista – puntano su sonorità moderne e quasi pop, con una montagna di campionamenti, è proprio il suono che esce dalle casse a lasciare molti dubbi: cori, voci e arrangiamenti registrati, batteria triggerata in maniera esagerata ed in generale un suono plastificato che poco ha a che vedere con l’essenza della musica che noi chiamiamo metal!
Certo, bisogna riconoscere che il cantante greco Yannis Papadopoulos ci sa fare eccome – ma non lo scopriamo ora – e che alcuni pezzi riescono a smuovere un po’ i presenti come le canticchiabili “From Hell With Love” e “One Night In Tokyo”, con le quali sembra di essere teletrasportati in una disco-dance degli anni Settanta.
Sicuramente i brani pescati dal disco di esordio “Berserker” hanno maggior vigore, come dimostra “Heart Of A Lion”, che non a caso ha un impatto più deciso, mentre trovano spazio anche i due nuovi singoli; “Enter The Behelit”, presentato lo scorso aprile e realizzato in esclusiva per un evento in collaborazione tra il celebre franchise di videogame “Diablo” e il manga “Berserk”, e “Power Of The Beast”, messo a disposizione dei fan a giugno. Entrambi brani nella norma, con un discreto tiro ed il classico ritmo martellante ‘tunz-tunz’.
In attesa del nuovo e quarto disco in studio, che vedrà la luce nei prossimi mesi e che sarà supportato da molte date da headliner, i Beast In Black – classica band che certamente divide gli ascoltatori – lasciano molti dei presenti interdetti, anche se nelle prime file alcuni fan hanno apprezzato e si sono esaltati, agitandosi sulle note del loro power metal moderno, per il quale sono da annoverare tra i migliori interpreti. (Federico Orano)
Le luci si spengono, la triplice schermata si attiva e le prime immagini iniziano a prendere forma, mentre i rintocchi in sottofondo annunciano l’ingresso on stage di sette autentici titani del power metal, ovvero quegli HELLOWEEN ambasciatori assoluti di ciò che il genere rappresentava un tempo, e di come sia ancora possibile elevarsi su un livello differente, nonostante i quarant’anni trascorsi dal loro esordio sul mercato.
Il livello di produzione impiegato per questo tour, schermi e filmati inclusi, è qualcosa di maestoso, in grado di rivaleggiare con quanto messo in piedi da formazioni ancora più massicce, cui gli Helloween non hanno nulla da invidiare già da parecchio tempo, e l’entrata sulle note di un mito come “March Of Time” mette già in chiaro la situazione: ogni singolo membro è in forma smagliante, l’entusiasmo è palpabile e non c’è spazio per alcuna debolezza musicale o esecutiva quest’oggi.
L’accoppiata di frontmen composta da Michael Kiske ed Andi Deris ha ormai maturato una coesione indiscutibile, e i loro scambi continui ne sono la dimostrazione, anche se sono in parecchi a ritenere ancora la leggenda Kai Hansen l’autentico leader della band, e in effetti mentiremmo se non ammettessimo che basterebbe anche solo la sua presenza a sorreggere tutto il palco.
Ci fa quindi enormemente gioire poter udire due rasoiate come “Ride The Sky” e “Heavy Metal (Is The Law)” cantate interamente da lui ed eseguite nella loro interezza, non più accorpate in un qualche medley di sorta, ed effettivamente possiamo dire di avere ben poche critiche da fare alla setlist: oltre ad inni assoluti come “Future World”, “Halloween”, “Eagle Fly Free” e “Power” c’è posto anche per chicche come l’attesissima “Twilight Of The Gods” o “We Burn”, così come per parti sottovalutate del lunghissimo repertorio composto da Michael Weikath, Markus Grosskopf e compagni, ed è impossibile non citare la lunga “King For A 1000 Years”, la penetrante “Hey Lord!” o la lenta “In The Middle Of A Heartbeat”, sulla quale vi è un piccolo inciampo tecnico, gestito con professionalità e ironia dai frontman, che ne approfittano per scherzare un po’ col pubblico.
In un certo senso, sembra quasi che la band voglia redimere quegli album di cui la gente sembra a volte dimenticarsi o etichettare come sottotono, come conferma la presenza di “Pink Bubbles Go Ape” e della bellissima “Hell Was Made In Heaven”, le quali sembrano ottenere nuova linfa in questa sede, confermando l’enorme percorso di evoluzione effettuato da questi signori negli ultimi anni.
Ovviamente, c’è ampio spazio anche per un assolo di batteria da parte del virtuoso Daniel Loble, così come per l’ultimo album, di cui vengono proposti ben quattro estratti, inclusa quella “Universe (Gravity For Hearts)” che tanti considerano la migliore del pacchetto, anche se non avremmo disdegnato una “Giants On The Run” al posto della più catchy “A Little Is A Little Too Much”, che svolge comunque benissimo il proprio compito.
Peccato udire solo una parte ridotta del ritornello della mitica suite “Keeper Of The Seven Keys”, in seguito a quello spasso che è ancora “Dr. Stein”, ma considerando le oltre due ore e mezza di show, peraltro meno diluite rispetto anche solo al tour del 2017, riteniamo di non poterci in alcun modo lamentare di quanto messo in scena quest’oggi.
Non esageriamo nel ritenere di aver assistito ad uno dei concerti dell’anno, paragonabile solo a quello dei Savatage all’Alcatraz e a pochi altri per la magia evocata e le emozioni suscitate, che dimostrano quanto sia ancora possibile toccare il cielo con un dito, quando si sta assistendo ad un concerto confezionato così bene ed eseguito senza particolari sbavature, all’infuori di qualche minuscola magagna tecnica che può sempre capitare.
Similmente, riteniamo che gli Helloween siano la prova vivente che si può sempre ambire a diventare migliori, nel momento in cui si decide di potare i rami secchi per perseguire un benessere superiore, che può essere il vil guadagno (come alcuni scettici ancora affermano) così come una repentina crescita artistica e/o commerciale, da sfoggiare orgogliosamente dinnanzi a chi li riteneva una realtà defunta, o un semplice agglomerato di elementi messi insieme per fare spettacolo.
A questo punto siamo in trepidante attesa di rivederli a qualche festival nel corso della prossima estate, perché fintanto che certi mostri sacri continueranno a calcare i palchi di tutto il mondo, ci sarà sempre gloria per il grande metal classico. (Roberto Guerra)
Setlist Helloween:
March Of Time
King For A 1000 Years
Future World
This Is Tokyo
We Burn
Twilight Of The Gods
Ride The Sky
Into The Sun
Hey Lord!
Universe (Gravity For Hearts)
Hell Was Made In Heaven
I Want Out
Pink Bubbles Go Ape
In The Middle Of A Heartbeat
A Tale That Wasn’t Right
A Little Is A Little Too Much
Heavy Metal (Is The Law)
Halloween
Eagle Fly Free
Power
Dr. Stein
Keeper Of The Seven Keys
BEAST IN BLACK
HELLOWEEN








































































