06/03/2006 - HIM + Mellowtoy @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 15/03/2006 da
A cura di Maurizio “MoRRiZz” Borghi

Dalla Finlandia con passione i goth rocker più amati del globo tornano ad allietare i cuori delle numerosissime fan accaldate e degli appassionati del “love metal” in genere, dopo aver pubblicato un buon disco come “Dark Light” ed essere sbarcati con successo anche negli States. Gli HIM hanno coronato le loro ambizioni passo dopo passo creandosi una solidissima schiera di fan, e non solo tra il gentil sesso che stravede per l’icona Ville Valo: in pochi si fanno sfuggire l’occasione di vederli all’opera all’Alcatraz di Milano, assiepandosi ordinatamente fuori dal locale sin dal pomeriggio. Atmosfera da sold out, quasi confermata all’interno del locale, gremito di fan accaniti.

MELLOWTOY

Aprono il concerto i Mellowtoy. Senz’altro i ragazzi sono simpatici e divertenti col loro crossover di poche pretese, che abbiamo ascoltato qualche giorno prima al concerto de Ill Nino. Qualcuno però deve spiegare cosa ci fanno ad aprire per gli HIM, band di diversissimi riferimenti musicali e umorali. A nessuno sembra importare visto che il pubblico supporta appieno il gruppo saltellante, battendo le mani e seguendo gli incitamenti dei due singer sul palco. Crossover per divertirsi come piaceva e “andava” qualche anno orsono, ora giusto un divertissement o un singolo usa e getta data la innovazione e l’attualità del sound, entrambe sottozero.

HIM

I protagonisti sono sicuramente gli HIM, che si presentano in una atmosfera caldissima su di un palco adornato di enormi lampadari con candele, per fare atmosfera alle lascive e decadenti pose del gruppo. Tutti gli occhi ovviamente sono per Ville Valo, frontman che unisce la glaciale bellezza nordica a una voce suadente e profonda, sorretta alla perfezione da un rock freddo, gotico e groovy fornito dai comprimari, decisamente in ombra per tutta la durata dello show. Valo è in grado, con una mossa, uno sguardo, una frase, di fare letteralmente impazzire il popolo femminile presente al concerto, sicuramente di giovane età ascoltando le urla gentili che in molti casi coprono addirittura la parformance del gruppo. Rispetto all’ultima calata italica le fans sono, a dire il vero, più composte ed educate, cantano infatti ogni singola parola senza esagerare con le urla, anche se nei momenti cruciali le più fragili non possono fare a meno di… Svenire!!! Tragicamente infatti più di una ragazza perde i sensi per l’emozione, rendendo il concerto un’esperienza irreale e comica per i presenti over 20,: il successo commerciale porta queste controindicazioni. Il sound è ottimo e valorizza moltissimo le tastiere di Burton Emmerson, relegando leggermente in secondo piano le chitarre “zanzara” di Daniel Lioneye, che in ogni caso si comportano in maniera egregia, non sbagliando una nota. Chi appare leggermente sottotono, almeno per i primi pezzi, è proprio il carismatico Ville, in difficoltà per quanto riguarda le parti più alte fatica pure a prendere il tempo, forse per problemi di audio onstage, forse per un riscaldamento vocale non troppo adeguato: non è il Ville che si è soliti sentire dal vivo. Col passare del tempo la voce si risolleva ed ogni difetto è scomparso quando, stranamente, il frontman abbandona la sua distaccata posa seria e decadente per scherzare con l’audience, regalare il microfono alle prime file e far cantare una strofa alle scalmanate fan, producendo il momento più ilare della serata: le malcapitate, emozionatissime ed impazzite per l’attenzione del loro idolo, danno vita a uno straziante karaoke che demolisce “Your Sweet 666” e “Poison Girl”, alcune delle più attese dal pubblico. Particolarmente sorridente e giocherellone Ville rende poi omaggio ad Ozzy in due momenti distinti: staccando con estrema fatica la testa ad un pipistrello (di pelouche), e facendo intonare al pubblico le note di “Black Sabbath” a conclusione dei novanta minuti a loro disposizione. Una performance atipica per un gruppo che ha affascinato e che ora, sotto i riflettori e intrappolato da un successo su larga scala, ha forse perso un pò di quella magia degli inizi… Anche se probabilmente è solo una impressione.

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