Per la seconda volta in carriera gli Ho99o9 passano per l’Italia – e per la precisione al Circolo Magnolia di Milano – a portare il loro folle e scatenato crossover artistico, culturale e musicale che li ha portati sui palchi di Slipknot, Korn, Rob Zombie, Ministry e tanti altri.
Il duo proveniente dal New Jersey non è facilmente catalogabile, mischiando hardcore, rap, punk, metal e industrial in una sintesi irripetibile che luccica nell’ultimo disco “Tomorrow We Escape”, portato sul palmo della mano da moltissimi critici e YouTuber, tra cui uno dei più noti nell’ambiente, Anthony Fantano.
In apertura troviamo N8noface, altro artista singolare tra elettronica e punk, già conosciuto da molti durante il recente carrozzone “Looserville”, che ha portato i Limp Bizkit e molte interessanti nuove proposte in giro per il mondo con una tappa di successo a Bologna.
Ci son tanti modi in cui si potrebbe definire N8NOFACE, artista che a prima vista è solo un ‘cholo‘ di Los Angeles, un gangster stradaiolo messicano coi baffi spessissimi alle prese col rap.
Chi scrive l’ha effettivamente conosciuto come rapper latino nelle collaborazioni con gli hardcorer Desmadre, ma assistendo ai suoi concerti apparirà da solo con il suo sintetizzatore, esibendosi in un crudissimo punk elettronico con influenze new wave.
Vederlo sul palchetto del Magnolia – il concerto si svolgerà nella sala accanto al bar all’ingresso, in un contesto molto raccolto – ha sicuramente più senso rispetto all’Unipol Arena di Bologna (in cui si è esibito per aprire ai Limp Bizkit): in questo modo si può apprezzare l’approccio minimale e crudissimo, dai momenti profondamente emotivi e dalle inattese eruzioni di rabbia punk. N8 appare in preda ai suoi istinti primordiali, indossa una maglia bianca con scritto “ti amo”, gioca col sintetizzatore e un momento balla in maniera sgraziata, poi senza preavviso addenta l’asta del microfono ed urla furioso.
Un personaggio magnetico, originale, simpatico, diretto ed onesto che si è conquistato le simpatie di moltissimi artisti e, probabilmente, di chi se l’è trovato davanti per sbaglio questa sera.
Quando è il turno degli HO99O9 la saletta è strapiena, e tutti sono schiacciati verso la destra del palco per avere una visuale completa, con molti spettatori lato bar costretti ad allungare il collo per la visuale ostruita.
Yeti Bones e TheOGM salgono sul palco pronti per la guerra, il primo al microfono e il secondo dietro la propria postazione, pronto ad infuocare il suo sintetizzatore. Scopriamo stasera che c’è un batterista a suonare dal vivo, che identifichiamo con piacere in Thomas Pridgen, attualmente con i Fever 333 e con un lungo curriculum in formazioni come The Mars Volta, Trash Talk e Suicidal Tendencies.
Per quanto sia apprezzabile ascoltarli su disco, dal vivo gli Ho99o9 sono una bestia completamente differente: la foga e la fisicità con la quale suonano, i volumi e la distorsione dei suoni traslano del tutto l’esperienza d’ascolto donando al gruppo un impatto violentissimo, degno delle più devastanti formazioni crossover e hardcore in circolazione. Entrambi i frontman hanno un’estetica incredibile e una personalità assolutamente sopra le righe: se Yeti sembra un incrocio tra Rob Zombie e Lenny Kravitz, coi suoi stivali da wrestler e i capelli variopinti, theOGM pare un alieno nella tuta Adidas di Jonathan Davis.
Dopo un paio di sberle punk elettronico, quando arriva “Target Practice”, pare di essere davanti agli (Hed)p.e. nel loro prime, quando erano così caotici e pericolosi da essere cacciati da ogni tour mainstream.
Successivamente, all’improvviso, ci troviamo TheOGM ballare una canzone dance per interludio senza senso, per poi ricadere in un vortice in cui industrial hip hop, horrorcore, digital hardcore, rap metal, hardcore punk e metal alternativo si mischiano senza soluzione di continuità.
Il pubblico reagisce scatenato nel piccolo spazio a disposizione, con la temperatura che sale vicina alla soglia di tolleranza. TheOGM si ripete mimando Frank Sinatra, e lo show corre traccia dopo traccia percorrendo gran parte dell’ultimo “Tomorrow We Escape” senza escludere i brani più forti del debutto di successo “United States of Horror”.
“Bite My Face” (originariamente registrata con Corey Taylor) è stato uno degli highlight dell’esibizione, un momento di pura follia dove i corpi si sono disintegrati tra mosh e crowd surfing, mentre il finale di “Godflesh” ha visto Yeti levarsi la maglietta, arrampicarsi sulle travi fronte palco e cantare a testa in giù, per buttarsi infine tra la folla.
Una chiusura fedele all’incredibile reputazione della band in sede live: folli, selvaggi, originali e con un’incredibile propensione al crossover di genere, gli Ho99o9 sono una band da sperimentare senza alcuna riserva.

