08/11/2014 - Hooded Menace + Dragged Into Sunlight + Resurgency + The Wounded Kings + Decrepid @ The Dome - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 12/11/2014 da

Da qualche mese a questa parte l’underground londinese puó godere a cadenza piú o meno regolare di veri e propri mini-festival allestiti attorno ad una data di un gruppo estero in quel momento in tour nel Paese. L’estate scorsa, ad esempio, abbiamo assistito ad una grande giornata di metallo nero chiusa dai brasiliani Mystifier e oggi abbiamo la fortuna di ammirare gli Hooded Menace, headliner di un bill all’insegna di varie forme di death e doom metal. Purtroppo, a causa di impegni di lavoro, arriviamo al The Dome troppo tardi per assistere alla prova degli opener Uncoffined (recensiti su queste pagine non molto tempo fa), ma almeno ci ritroviamo perfettamente posizionati per quella dei Decrepid, che, a quanto pare, per l’occasione sono riusciti a radunare diversi supporter…

hooded menace - londra - 2014

DECREPID

Potremmo definire la proposta dei Decrepid death metal generico, se ciò oggigiorno non suggerisse un che di negativo. La verità é che il gruppo é sostanzialmente devoto ad un suono old school che, almeno dal vivo, non fa emergere un’influenza più spiccata di un’altra. Si sentono accenni alla vecchia scuola britannica come a quella svedese, più degli immancabili spunti di matrice americana. I pezzi sembrano abbastanza articolati, con parti serrate legate a “midtemponi” sui quali il gruppo gode a fare headbanging, e paiono vivere di una discreta verve ed ispirazione. Per essere la seconda band in scaletta, i suoni sono più che buoni e fanno intendere come i Nostri non abbiano lasciato nulla al caso. Un support slot insomma ben sfruttato, che pone i Decrepid tra le formazioni da tenere d’occhio nell’underground locale.

THE WOUNDED KINGS

I The Wounded Kings sono invece alfieri di un doom tradizionale e sono forse il primo gruppo affermato della giornata, considerati la loro discografia giá corposa e il contratto che li lega alla Candlelight Records. La band si é recentemente separata dalla frontwoman Sharie Neyland ed è tornata ad esibirsi col vecchio cantante George Birch, che a tratti imbraccia anche la chitarra. Ovviamente rispetto ai Decrepid si cambia del tutto atmosfera: la voce si fa nasale, le ritmiche più blande e i riff più lunghi. Abbiamo l’impressione che i Nostri siano stati scelti appositamente dagli headliner, visto che tutti gli Hooded Menace paiono seguire con attenzione la performance. E, tutto sommato, capiamo anche la scelta, visto che il doom metal dei The Wounded Kings richiama le stesse influenze classiche dei finlandesi, più qualcosa dei Babylon Whores a livello di cantato. Fra i musicisti brilla soprattutto il batterista, davvero potente, ma in generale non troviamo appunti da fare al quintetto, che ben si esprime per tutta la mezzora abbondante a sua disposizione.

RESURGENCY

L’ultimo lavoro dei death metaller greci Resurgency ci aveva intrattenuto, ma non del tutto impressionato. Nello specifico, avevamo trovato la produzione un po’ troppo fredda e poco adatta allo stile del gruppo. Dal vivo questo problema peró non si pone: il quintetto acquista infatti in impatto e ruvidezza, arrivando a tratti a scomodare persino paragoni con i connazionali Dead Congregation. D’altronde, entrambe le band hanno le proprie radici nel death metal di primi Morbid Angel ed Incantation e già solo questo aspetto è determinante nel far sí che vengano inserite nello stesso filone. Chiaramente i Resurgency non possono ancora vantare la stessa classe e il magnetismo degli autori di “Promulgation of the Fall”, ma è comunque indubbio che questa sera facciano la loro figura: i suoni sono pieni e potenti e i brani escono dagli amplificatori con un tiro sempre crescente. Dopo la pausa di riflessione targata The Wounded Kings si torna a spingere di brutto sull’acceleratore e il pubblico pare gradire non poco, tanto che per molti il set in oggetto sarà la sorpresa della serata.

DRAGGED INTO SUNLIGHT

Questa sera i Dragged Into Sunlight ci risparmiano il fumo, ma le loro figure vengono comunque avvolte da luci stroboscopiche, in modo da rendere la prova vorticosa ed accecante come al solito. Abbiamo già avuto modo di assistere ad un concerto dei misteriosi death-grind-doomster inglesi e, come tutti gli appuntamenti precedenti, l’impressione che i Nostri lasciano è favorevole, anche se almeno una volta ci piacerebbe vederli godere di suoni più nitidi e affilati. Non sappiamo se sia una precisa scelta della band o la conseguenza di alcuni limiti tecnici, ma in sede live il suono Dragged Into Sunlight viene riprodotto quasi sempre in maniera assai confusa, con chitarre zanzarose e un mixaggio vagamente lasciato al caso. Pare quasi che il gruppo sul palco voglia attirare prima di tutto l’attenzione su di sè, tra luci fortissime, candele e un’attitudine ultra negativa (i musicisti danno quasi sempre le spalle al pubblico); la musica è certo parte dello show, ma, a meno che si conosca bene il repertorio, è piuttosto difficile decifrare le trame prodotte dai Nostri. Alla fine dei conti, dopo tanti concerti con tanto fumo (spesso letteralmente) e non troppa fedeltà agli album, almeno per noi l’effetto sorpresa sta iniziando a svanire; nel complesso i Dragged Into Sunlight rimangono una realtà interessante, ma oggigiorno abbiamo l’impressione che manchi loro qualcosa, almeno dal vivo.

HOODED MENACE

Gli Hooded Menace invece si confermano come sempre sinonimo di sostanza. Sia quando sembrano impersonificare degli Entombed al rallentatore, sia quando si trasformano in una versione iper vitaminizzata dei Candlemass, i finlandesi riescono a rapire e a mietere consensi. Negli anni il gruppo è riuscito a sviluppare uno stile sempre più personale, radicato nel doom ma con la giusta dose sia di melodia che di forza bruta death. I Nostri sanno accelerare all’occorrenza, cosí come sorprendere con melodie catchy e accenni seventies in odore di Cathedral, legando assieme il tutto con un growling strisciante e una buona capacità di sintesi (per standard doom metal naturalmente). Questa sera ritroviamo sul palco il nuovo frontman Markus Makkonen e possiamo dire che il leader e chitarrista Lasse Pyykkö ci abbia proprio visto giusto: il cantato non è cosí lontano da quello in studio dello stesso Pyykkö e la capacità di interagire con gli astanti non è affatto male, con tutto che il gruppo tende comunque a mantenere un vago alone di mistero, suonando sempre incappucciato ed evitando discorsi tra un pezzo e l’altro. Inizialmente i suoni sono corposi ma un po’ sbilanciati, con il basso forse troppo in evidenza, ma col passare dei minuti le cose migliorano di parecchio, dando modo all’audience di esaltarsi come si deve su tracce come “Effigies of Evil” e “The Love Song of Gotho, Hunchback of the Morgue”. L’ora a disposizione della band trascorre liscia, basata su una tensione costante generata sia dalla qualità intrinseca del materiale, sia dal trasporto con cui i Nostri lo ripropongono. Ad alcuni sarebbe piaciuto ascoltare un paio di brani in più, ma dopo oltre cinque ore di doom e death in tutte le salse ha prevalso l’idea di essere concisi e offrire solo il meglio. Davvero “pieno” e brillante sono ogni punto di vista, questo show degli Hooded Menace, i quali si congedano senza troppi fronzoli, ma con la consapevolezza di aver interpretato al meglio il ruolo di headliner. Solo commenti positivi in sala al termine del loro concerto.

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