13/02/2014 - Immolation + Broken Hope – Roma @ Traffic Live Club - Roma

Pubblicato il 18/02/2014 da

Tornano gli Immolation a Roma e i fedelissimi del death metal americano non possono mancare l’appuntamento, anche se i quattro di New York hanno suonato a Roma, sempre al Traffic, con i Marduk nel settembre 2012. Allora però furono band di supporto e quindi questa volta tornano da headliner, con una scaletta più lunga; ma tornano soprattutto in compagnia dei Broken Hope, altro nome storico del death a stelle e strisce. Entrambi i gruppi hanno due album recenti da spingere e quindi l’European Conspiracy Tour è l’occasione giusta per scoprire questi due ottimi dischi di death americano. Un lutto familiare ha fatto saltare il concerto dei romani Sudden Death, che dovevano aprire lo show: orari quindi sballati e set dei francesi Sweetest Devilry e degli Eufobia persi di un soffio, per quanto ci riguarda. Un grazie alla Nihil Productions per l’ottima organizzazione della serata. 

immolation tour 2014


BROKEN HOPE

Appena le prime note di “Womb Of Horrors” risuonano nel Traffic si comincia a percepire quell’atmosfera di brutalità americana che solo i maestri del genere sanno creare. I Broken Hope sono fra questi, essendo un gruppo storico salito alla ribalta negli anni che contano del death metal – non certo questi – per poi andare in iato e tornare con un nuovo album più che dignitoso, lavoro oggetto della promozione proprio in questo tour. Campioni dei riff dilatati, dove tutto si allunga venendo sopraffatto da un vocione che intimidisce e atterra, i Broken Hope catturano l’audience fin da subito, scatenando il solito headbanging fra i fan che si ritrovano fin da subito a fare su e giù con le proprie teste seguendo i ritmi del gruppo. Si susseguono i brani tritaossa, con il frontman che cerca di far partire una specie di circle-pit, un’americanata in continua ricerca di esportazione ma che non attecchisce troppo nel Vecchio Continente. Arriva subito “He Was Raped”, ma soprattutto ecco il classico “Swamped In Gore”, devastante quando alterna riff lunghi ad altri molto coinvolgenti; il brano non accelera mai prima del finale, dove si rimane sopraffatti dalla violenza vocale, dalle grida che arrivano dalle viscere. Tanta roba vecchia viene proposta dai Broken Hope, per la felicità dei death metaller più vecchi che presidiano le prime file, essendo gli americani per la prima volta a Roma. Si chiude, dopo le varie “Gore Hog”, “Give Me The Bottom Half” e via dicendo, con “Incinerated”, all’insegna della brutalità, come peraltro era iniziato lo show…

IMMOLATION
Sono headliner della serata, e appena parte la rullata che dà il la a “Kingdom Of Conspiracy”, title-track del nuovo lavoro dei quattro di New York, il pubblico va in delirio. I suoni si fanno ancora più brutali, Ross Dolan urla al microfono la rabbia che trasudano i testi del gruppo, mentre Robert Vigna comincia la sua danza abbracciato al suo mezzo, quello che crea le veloci e repentine sequenze chitarristiche, anima del suono Immolation: fende l’aria con il suo arnese il chitarrista solista, che si ferma sul posto solamente quando deve arrangiare, con una precisione chirurgica e con risultati che coniugano terribilmente bene la possanza della loro struttura ritmica alla melodia del solo. Non si fermano se non dopo tre canzoni, dopo aver suonato “Majesty And Decay” e “What They Bring” dall’EP “Providence” (‘pubblicato gratuitamente’, come ha tenuto a rimarcare Dolan). Quando è passato già un quarto d’ora e i ritmi sono velocissimi sulle note di “God Complex”, altro estratto del nuovo album, ci soffermiamo a guardare i nostri beniamini, con tutta l’ammirazione del mondo per la loro capacità di essere così longevi e validi ancora oggi. Vestono senza loghi altrui sui loro vestiti: Vigna è in camicia, con maniche rimboccate, mentre i capelli di Dolan sono ancora più lunghi rispetto all’ultima volta che li abbiamo visti esibirsi; il drummer si fa vedere solo per il suo cappello da baseball, mentre la chitarra di Bill Taylor è sorretta da un catenaccio metallico che non frena la sua mobilità di alcunché. “A Spectacle Of Lies” arriva con la sua brutalità, con Vigna che asseconda fisicamente ogni cambio di riff, muovendosi velocemente e fermandosi solo per gli assoli, nel mentre in cui riff lunghi e cupi ripartono dall’altro lato del palco. È il festival della dissonanza, caratteristica di cui gli Immolation sono maestri. E arrivano “Providence”, traccia che fa prendere il fiato, e soprattutto “Of Martyrs And Man”, picco compositivo dei Nostri che lascia l’audience senza fiato. Si fuggono gli schemi classici delle canzoni death metal adesso, l’atmosfera è cupa, nera, sbiadita, esattamente come le copertine dei loro lavori, accentuata dalla ‘fotografia’ dello show: solo luci rosse, per una visione monocromatica della performance. Dal 1991 arriva “Despondent Souls” e subito si nota la differenza fra i vecchi e i nuovi Immolation: all’epoca non erano ancora diventati quel che sono ora e c’era molta più resistenza e ritmo nelle loro composizioni, specie per le parti di batteria. Il fomento è ai massimi livelli fino alle ultime note, generate della doppietta “All That Awaits Us” e “Those Left Behind”, che chiude un concerto senza bis. Un’ora e un quarto di death metal a stelle e strisce, da maestri del genere: come si può non rimanere soddisfatti?

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