14/02/2014 - Immolation + Broken Hope + Sweetest Devilry + Eufobia – Brescia @ Colony Club - Brescia

Pubblicato il 20/02/2014 da

A cura di Marco Gallarati

14 febbraio 2014, San Valentino e concerto death metal: quale miglior accoppiata di eventi si può richiedere, nello stesso giorno, per una romanticissima coppia heavy metal sui generis? Al Circolo Colony di Brescia però, al quale accediamo per la prima volta stupendoci alquanto del suo stile discomusic anni ’80-’90, con tanto di molteplici divanetti a disposizione, larghi spazi di conversazione ed un soffitto a dir poco basso, la festa degli innamorati pare essere su un altro pianeta, in quanto questa sera va in scena un manipolo di formazioni di certo non facente di sdolcinatezza e mielosità i propri cavalli di battaglia. Gli americani Immolation e Broken Hope fanno parte della vecchia scuola death, quindi tutta sostanza e solo qualche fronzolo, mentre i support-act europei – i bulgari Eufobia e i francesi Sweetest Devilry – hanno dalla loro il vigore di un’esperienza da ricordare e un’immancabile opportunità di farsi notare. Preso atto dell’assenza dei laziali Sudden Death, rimasti a casa per problemi personali, giungiamo alla venue quando purtroppo i primi a scendere in pista, gli Eufobia, hanno già suonato. Ci avviciniamo quindi alla decina di spettatori assiepati alle transenne – gli altri sono fuori a fumare oppure in giro per l’ampia location – con sul palco i giovani Sweetest Devilry…

immolation tour 2014

SWEETEST DEVILRY
I parigini hanno a disposizione mezzora di tempo e, sebbene dal canto loro la sfruttino benino, impegnandosi e dimostrandosi professionali, bisogna evidenziare come non abbiano lasciato esattamente un’impressione entusiasmante. Diciamo subito che, a discapito del quartetto, dà un po’ fastidio vedere tanta gente presente nel locale che non degna neanche di un’occhiata la band sul palco: specchio del diffuso approccio italiano alla fruizione della musica, dove, quando non si conosce una formazione neanche per sentito dire, la voglia di dar lei una chance è veramente minima. Ok, a questa considerazione, però, è meglio farne subito seguire un’altra: gli Sweetest Devilry si sono dimostrati ancora troppo acerbi e troppo ‘poca cosa’ per lasciare un segno significativo sulla (anche se misera) audience, autori di un metal estremo a 360°, mischiante correnti e influenze a destra e a manca, spesso ricordando i Children Of Bodom ma anche spesso risultando del tutto amorfi e senza personalità. La presenza scenica dei tre musicisti di movimento è stata minata dall’assoluto immobilismo statuario del bassista Sylvère Darkona, mentre nettamente più vivaci sono risultati il decente vocalist/chitarrista Jeff Beguigne e l’altro chitarrista Gerald Audiard. Una manciata di brani, riff e vocals che è stata dimenticata nell’esatto momento in cui gl’imberbi cugini d’Oltralpe hanno salutato il pubblico, ripagati solo da un freddissimo, scarno applauso. Nulla da dire, se non in bocca al lupo.

BROKEN HOPE
Si passa piuttosto rapidamente agli eventi-clou della serata, quelli più legati alla stucchevole atmosfera del più zuccheroso dei San Valentino… I Broken Hope, fra i prime-mover del death americano anni ’90 e non certo noti per i loro testi impegnati, saltano sul palco a pié pari e in men di una ventina di secondi spazzano via i dubbi sull’andamento complessivo del concerto odierno, richiamando alle transenne e in pista praticamente tutti gli avventori del Colony, anche quelli fino allora in versione ‘snobbiamo i gruppi di supporto’. Non generano grosse ondate di pogo, se non solo a momenti, i cinque gore-sters di Chicago, riformatisi due anni fa e in piena fase di promozione del disco del rientro, “Omen Of Disease”, dal quale peraltro traggono ‘solo’ un terzo della setlist, equamente ed intelligentemente bilanciata tra la nuova release ed il materiale delle origini. Suoni grassi e spessi, non baciati dalla perfezione, hanno caratterizzato la prestazione dei Nostri, guidati da un singer, Damian ‘Tom’ Leski, assolutamente calato nella parte del Profondo Growler Gorgogliante. Purtroppo, a causa delle caratteristiche tecniche del palco del club, pochissimo rialzato rispetto alla sala, la visuale non è delle migliori e addirittura le drums di Mike Miczek ci sembrano lontane dieci miglia! Ma tant’è…la performance dei Broken Hope, durata una quarantina di minuti, è stata sufficientemente soddisfacente, sebbene alla lunga la monotonia della proposta non può che fare affiorare qualche parvenza di noia nelle viscere. Per la cronaca, nessun accenno fatto dalla band alla nota vicenda di qualche mese fa, vicenda che li vide protagonisti di una ridicola diatriba con mastro Glen Benton per questioni relative a strumentazioni prestate e mal usate. Facciamo quindi un bentornato anche dal vivo alla formazione dell’Illinois, che ha preparato a dovere il terreno per gli attesissimi Immolation, grazie a bordate primitive e devastanti quali, ad esempio, “Awakened By Stench”, “The Flesh Mechanic” e la conclusiva “Incinerated”.

IMMOLATION
Gli Immolation non mollano un colpo. Non sbagliano una virgola. Non fanno prigionieri. Concetti che sono pochi ma chiarissimi a chiunque abbia la fortuna e il piacere di gustarsi una loro esibizione dal vivo. Poche death metal band al mondo sanno essere coinvolgenti su palco come lo sanno essere Ross Dolan, Robert Vigna e compari: coinvolgenti sì, ma anche divertenti e ipnotici, senza con ciò perdere un’oncia di brutalità, di classe, di professionalità e attitudine e soprattutto senza mai andare sopra le righe con atteggiamenti poco consoni. C’è da promuovere il nuovo “Kingdom Of Conspiracy”, altro centro ottenuto dalla formazione di Yonkers, questa sera al Circolo Colony, e i Nostri scelgono di utilizzare la loro ora abbondante di set pescando piuttosto random dalla loro ormai ampia discografia, suonando praticamente quasi tutto l’ultimo nato e riservando un pensiero-canzone a quasi tutti i precedenti lavori. Dolan fa la solita figura impressionante, con la mole di capelli ormai lunghissima e con un growl assurdo, che non cederà un decibel da “Kingdom Of Conspiracy”, opener del concerto, fino al bis devastante della vecchissima “Despondent Souls”; Vigna, pur essendo l’esatto opposto di Ross in quanto ad acconciatura, è l’anima del combo, sempre spettacolare nel manovrare la chitarra manco avesse per le mani la katana di Hattori Hanzo, che tanto servì bene alla Sposa Uma Thurman! Da non dimenticare, poi, l’oscuro e malvagissimo lavoro di Bill Taylor all’altra ascia, lavoro che permette a Vigna di giocare a più non posso con l’audience e giostrare a piacimento con le sue doti da entertainer; Steve Shalaty, infine, dietro il suo drumkit, pare quasi invisibile e dimesso, sebbene dagli amplificatori pare escano le legioni dell’Inferno al ritmo di doppia cassa. I suoni sono stati settati meglio rispetto a quelli udibili durante i Broken Hope e la prestazione degli Immolation è volata via in un lampo, tra continue esplosioni di pogo violento e momenti di headbanging collettivo. “A Glorious Epoch”, a nostro parere, resta LA canzone della band, ma è davvero impossibile citare quali siano state le tracce meglio eseguite dal gruppo, potentissimo e scalciante come un Cerbero infuriato. Non entusiasmanti come in altre occasioni e in altri contesti, ma non ci sogneremmo mai di criticare una formazione perfetta e precisa come questa. Maestosi e decadenti, uno dei death metal act migliori on stage!

Setlist:
Kingdom Of Conspiracy
Majesty And Decay
What They Bring
A Spectacle Of Lies
Lost Passion
God Complex
Providence
Of Martyrs And Men
Bound To Order
A Glorious Epoch
Hate’s Plague
Those Left Behind
Indoctrinate
Nailed To Gold
Challenge The Storm
All That Awaits Us
Encore:
Despondent Souls

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