27/09/2011 - In Flames + Noctiferia @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 30/09/2011 da

Introduzione a cura di Marco Gallarati
Report a cura di Matteo Cereda e Marco Gallarati
Foto di Riccardo Plata

Sono passati quasi due anni – per l’esattezza, un anno e dieci mesi – dall’ultima apparizione degli In Flames in suolo italico. In quell’occasione, al Live Club di Trezzo, avevamo appreso da Daniel Svensson, batterista del gruppo, che la band sarebbe andata di lì a breve in pausa dai live, per ricaricare le batterie, pensare al nuovo disco ed eventualmente r(i)accogliere un rinato Jesper Stromblad in grembo. Ebbene, siamo oggi all’Alcatraz – settato nella sua versione più ampia – con gli In Flames di nuovo sui palchi, con un nuovo disco discussissimo uscito da qualche mese…e senza Jesper, ormai salutato definitivamente dalla band che ha fondato. E’ tantissima, quindi, la curiosità di vedere come gli svedesi approccino il nuovo corso dal vivo, con il navigato amico Niclas Engelin al posto di Stromblad, con un Bjorn Gelotte sempre più fulcro del gruppo e con un Anders Fridén alle prese con una quantità di cantato pulito mai così prominente. Leggerete che saranno luci con qualche ombra per gli Infiammati, accompagnati a questo giro dai poco noti sloveni Noctiferia, opening-band di cui ora vi andiamo a narrare le (sufficienti) gesta…

NOCTIFERIA
I Noctiferia, sebbene praticamente misconosciuti dalla stragrande maggioranza del pubblico presente questa sera, non sono di certo dei novellini: slovena di Lubiana, la band si è distinta in passato per essere la prima formazione del proprio paese ad uscire con un discreto appeal dai patri confini. Ad inizio carriera, infatti, il quintetto proponeva un black-death metal contaminato dal thrash e dalla melodia svedese, tipologia di sound riscontrabile anche sul palco dell’Alcatraz ma in proporzione decisamente inferiore al flavour moderno e groovy che i ragazzi devono avere innestato nel loro impianto sonoro con le ultime release. Tanto industrial e tanta elettronica a fare da tappeto ad un thrash metal cadenzato e che molto spesso fa l’occhiolino ai Soulfly di Max Cavalera. Sentiamo poi influenze di Samael, Soilwork, In Flames e a tratti qualche sfuriata memore del black degli esordi che ci ha rammentato vagamente i Dimmu Borgir meno complessi. Il pubblico ha gradito soprattutto la prima parte di show, quando la ‘voglia di essere intrattenuti dal primo gruppo che capita’ è decisamente forte. Verso la fine dei quaranta minuti a disposizione, i Noctiferia hanno dovuto far fronte ad un calo d’attenzione dell’audience abbastanza evidente, che però non ha impedito loro di portare a casa una prestazione dignitosa sotto l’aspetto dell’impegno, del responso e dell’esecuzione, ma abbastanza sciapa per quel che concerne la proposta musicale. Gruppo buono a far da opener, assolutamente nulla più.
(Marco Gallarati)

IN FLAMES
A dispetto delle recenti critiche per l’eccessivo ammodernamento o ammorbidimento di sound, l’Alcatraz  presenta un discreto colpo d’occhio e si dimostra caloroso, allorquando gli In Flames irrompono sul palco principale del locale meneghino sulle note dell’opener e title-track dell’ultimo recente disco, “Sounds Of A Playground Fading”. La band svedese può contare su un mixaggio dei suoni ben bilanciato, che valorizza il lavoro delle chitarre come non sentivamo da tempo, nonché su una coreografia semplice ma efficace, basata sull’artwork del succitato platter e su un impianto luci come da tradizione di ottimo livello. Il quintetto scandinavo appare in buona forma, con il nuovo entrato Niclas Engelin perfettamente a suo agio con il gemello Gelotte e con il resto della truppa; il frontman Anders Fridén, per l’occasione con cappellino, barba incolta e capello (forse) corto, pare aver alzato un pochino il gomito, risultando sempre efficace sullo scream ma lasciando troppe ombre sulle ormai numerose parti in pulito. La scaletta è incentrata sulle pubblicazioni più recenti, con l’avvio tutto ad appannaggio dell’ultimo album, rappresentato, oltre che dalla title-track, anche dal singolo “Deliver Us”, da “All For Me”, “Fear Is The Weakness” e dalla trascinante “Where The Dead Ships Dwell”. Lo spettacolo s’incendia sulle note del classico “Trigger” e non smette di coinvolgere, se non addirittura entusiasmare, grazie al tiro di pezzi quali “Alias”, “The Quiet Place” e “Come Clarity”. Nella fase centrale c’è spazio anche per un leggero passo indietro, attraverso l’esecuzione di “Colony”, l’inattesa “Swim” e “The Hive”, non particolarmente acclamate da un pubblico ormai palesemente cambiato rispetto alle origini. Si va avanti con poche pause, evidenziando l’intenzione del combo di suonare quante più canzoni possibili, e si vive uno dei momenti di maggior successo con l’esecuzione dell’immancabile “Only For The Weak”, in cui Fridén invita una fortunata delle prime file sul palco assieme alla band. Nel finale ci esaltano “Cloud Connected” e “Take This Life”, con i ragazzi che rompono le tradizioni evitando la consueta pausa prima dei bis finali – ma si parla comunque di un’ora e mezza di performance. Le sonorità affrontate dalla formazione di Goteborg negli ultimi dischi consentono una presa immediata dei pezzi, ma allo stesso tempo inducono all’utilizzo di basi registrate tutto sommato comprensibili se a sostituzione delle tastiere, ma eccessive e deludenti quando mirate a supportare la balbettante prova vocale di Fridén su gran parte dei ritornelli. I nuovi In Flames hanno dunque fornito una prestazione convincente dal punto di vista strumentale ed estremamente piacevole sotto il profilo del coinvolgimento globale, grazie ad una scelta azzeccata delle canzoni da proporre.
(Matteo Cereda)

Setlist:
Sounds Of A Playground Fading
Deliver Us
All For Me
Trigger
Alias
Colony
Swim
The Hive
The Quiet Place
Where The Dead Ships Dwell
Fear Is The Weakness
Come Clarity
Insipid 2000
Only For The Weak
Delight And Angers
Cloud Connected
The Mirror’s Truth
Take This Life

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