Introduzione di Sara Sostini
Report di Sara Sostini e Dario Onofrio
Dopo aver visto l’annuncio delle date del tour che vi andiamo a raccontare – e dopo aver constatato l’assenza di tappe italiane – abbiamo deciso di approfittare della primavera soleggiata per fare una veloce incursione in Alsazia, a Colmar, per incrociare appunto Iotunn, In Vain e Nephylim, tre band capaci di declinare, a prescindere dalla provenienza, scenari nordici, sperimentazioni, riff estremi, epicità e melodie.
I motivi di curiosità che ci hanno spinto a valicare il confine francese sono molteplici: volevamo saggiare, dopo l’ottima prestazione allo scorso Metalitalia Festival, la tenuta sul palco dei primi in un tour da headliner – e con finalmente Jón Aldará (Hamferð) alla voce; allo stesso modo, volevamo vedere i secondi di nuovo in azione dopo anni, in una nuova fase della loro carriera dopo avvicendamenti, più o meno dolorosi, come vedremo in seguito, all’interno della formazione.
Oltre a ciò, un costo davvero contenuto del biglietto – 20 euro, con possibilità di riduzione fino a 6 (!) euro per i cittadini francesi possessori di carte/pass culturali – ci hanno portati sulla soglia del Le Grillen in una sera di metà aprile: il locale è situato in un vecchio comprensorio industriale neanche troppo lontano dal centro storico della città, con un parcheggio ampio ed un’area esterna antistante dove poter scambiare due chiacchiere o sedersi in tranquillità con una birra (dai prezzi nella norma).
L’atmosfera, poco dopo l’apertura porte, è distesa e gioviale, con un pubblico variegato per età (si va da teste canute a giovanissimi con cuffione antirumore al seguito dei genitori) e foggia generale, già numeroso.
A voi il resoconto di come è andata.
Il Le Grillen è già abbastanza gremito quando, puntualissimi, attaccano a suonare gli olandesi NEPHYLIM, forti dell’uscita dell’ultimo “Circuition”.
Il quintetto suona un death metal melodico molto vicino ai grandi classici come Dark Tranquillity e gli In Flames di “The Jester Race”, nonostante i costumi di scena e il trucco che potrebbero renderli più vicini agli Amon Amarth.
Sin dalla prima “Travail Pt.II – Animus”, veniamo subito scaraventati – anche grazie ai suoni sempre buoni nel corso della serata – in un mondo di assoli e ritmi melodici in pura tradizione scandinava, con anche una presenza scenica di tutto rispetto da parte dei musicisti e dal cantante Tijn Bosters: un assalto sonoro che prosegue con brani provenienti principalmente dall’ultimo lavoro in studio, con i quali la band ha tutto il modo di esporre ai presenti il suo potenziale in fatto di padronanza strumentale. Sono davvero interessanti, infatti, i riff di Kevin Van Geffen, che con il suo scream supporta anche Boster nei ritornelli, mentre la sezione ritmica composta da Lorenzo Mulsch al basso e Martijin Paauwe alla batteria macina tempi velocissimi a spron battuto.
A chiudere il set degli olandesi c’è “Withered”, anch’essa dall’ultimo disco: è sorprendente pensare che una band con così tanto potenziale non abbia ancora un contratto discografico, chissà che grazie a questo tour qualcuno non se ne accorga! (Dario Onofrio)
Anche gli IN VAIN spaccano il minuto, e l’accoglienza che viene loro riservata è di quelle da headliner.
Al netto di una discografia non numerosissima ma solida per qualità musicale, la band norvegese ha attraversato anni davvero difficili con l’uscita nel 2024 del cantante Andreas Frigstad (per percorsi di vita differenti) e, appena un anno fa, con la prematura scomparsa di Sindre Nedland in seguito ad un tumore; crediamo quindi che anche il pubblico francese voglia dimostrare il proprio supporto e affetto per i musicisti rimasti che hanno deciso di continuare il progetto, con alla voce Kjetil Alver Lund (già nei Våde insieme al nuovo bassista Sander Batuhan Tesdal).
Il ricordo di Sindre (tra l’altro, fratello di Lazare dei Borknagar e Solefald) è difficile – e sicuramente doloroso – da portare con sè; la band compie la scelta di non parlarne, almeno nel corso del proprio set ma, se questo al termine del concerto lascia sì un vago sentore di stupore, crediamo anche che il lutto sia qualcosa che debba essere elaborato senza per forza doverlo condividere con una platea ogni sera.
Il nuovo cantante, comunque, mostra da subito di avere una propria personalità sia nella tenuta da palco, insieme accorata e talvolta teatrale, che nella declinazione delle parti vocali: la formazione norvegese ha visto la propria nascita e crescita tra i musicisti che accompagnano live i Solefald o Ihshan, e con entrambi i progetti hanno in comune una vena vagamente avant-garde o comunque sperimentale e un utilizzo variegato, appunto, delle voci, con un’alternanza di parti growl e pulite spesso impegnativa e dei momenti corali in cui ciascuno dei musicisti, ad esclusione del batterista, è chiamato a dare il proprio contributo, in un intreccio di timbri sempre molto bello da ascoltare, anche dal vivo.
Lund da parte sua si rivela un abile mattatore nel ripercorrere l’evolversi della carriera dei nostri – tra black e progressive death, con un gusto melodico nordico a tenere insieme il tutto: non deve faticare molto per coinvolgere gli astanti sin dall’iniziale “Shadows Flap Their Black Wings” dall’ultimo “Solemn” (datato 2024), i quali dimostrano davvero una partecipazione forte e sentita, con perfino accenni di pogo e circle pit qua e là nel corso del set, specialmente con gli estratti da “Ænigma” e “Currents”, in particolare con una “Blood We Shed”, intensa sopra e sotto il palco.
Gli altri componenti dimostrano un buon affiatamento generale nonostante le dette vicissitudini, i decani Johnar Håland e Kjetil D. Pedersen alle chitarre mantengono forse un piglio più distaccato, ma nel complesso possiamo dire di aver ritrovato, dopo un’ora abbondante di concerto, gli In Vain in ottima forma.
Vedremo se questa nuova strada intrapresa porterà con sé qualche novità anche in sede di futuri, possibili lavori in studio. Sara Sostini)
E finalmente, tocca agli IOTUNN chiudere la serata. Dopo averli visti, come dicevamo, al Metalitalia Festival del 2025, dove avevano potuto suonare pochi brani, eravamo davvero curiosi di vedere un concerto intero della formazione danese, quest’oggi al gran completo e pronta a prenderci per mano per accompagnarci nelle atmosfere di “Kinship”, lo splendido album uscito a fine 2024.
Si parte con la cavalcata di “Twilight”, dove sin da subito la band ha modo di mettere in mostra tutta la propria bravura e capacità di scivolare dal progressive metal al death melodico con una classe invidiabile. L’enorme batteria di Bjørn Wind Andersen e il basso fretless di Eskil Rask costituiscono la base su cui i fratelli Gräs intrecciano il loro lavoro di chitarra, capace di portarci ancora una volta sulle tracce della storia della tribù narrata nell’ultima prova in studio dei Nostri.
A colpire l’attenzione, come sempre, è anche il microfono di Aldará, a guisa di scettro o comunque dalla linea fantasy, così come il suo modo di vestire che sembra quello di uno sciamano, mentre passa dalla voce pulita allo scream e al growl con una facilità impressionante, davvero da pelle d’oca, specialmente sull’introduzione di “Kinship Elegiac”.
Non possono mancare anche i pezzi da “Access All Worlds”, come “Safe Across The Endless Night”, mentre fra un ringraziamento e l’altro c’è anche tempo per pogare su “Earth To Sky”: poche parole, una marea di riff e di atmosfere spettacolari, snocciolate da una band in formissima da qualsiasi punto di vista, con il pubblico che risponde con pari entusiasmo e trasporto.
Il tempo continua a scorrere senza che ce ne accorgiamo: dopo più di un’ora di set è il momento di “The Tower Of Cosmic Nihility”, seguita da “The Anguished Ethereal”.
La musica degli Iotunn è così densa e ricca di spunti che non si può non venire rapiti dalle atmosfere trasognanti e glaciali che arrivano dal palco, anche perché la suite che chiude “Kinship” viene suonata alla perfezione, anticipando la conclusiva “Laihem’s Golden Pits”, unico brano della setlist sotto ai quattro minuti.
Alla fine, la band avrà suonato quasi due ore: una cosa incredibile, specialmente per l’intensità del genere portato in scena.
Il quintetto si congeda con un lungo applauso, meritatissimo: ne è valsa la pena fare tutti questi chilometri per godersi una simile esibizione. Speriamo di rivedere presto questa band fenomenale anche in Italia! (Dario Onofrio)
Setlist Iotunn:
Twilight
Mistland
Safe Across the Endless Night
I Feel the Night
Kinship Elegiac
Earth to Sky
The Tower of Cosmic Nihility
The Anguished Ethereal
Laihem’s Golden Pits

