13/07/2025 - IRON MAIDEN + AVATAR @ Stadio Euganeo - Padova

Pubblicato il 16/07/2025 da

Introduzione di Carlo Paleari
Report di Federico Orano e Carlo Paleari
Fotografie di David Scatigna

Quarantamila persone – il numero più alto di biglietti staccati per una data da headliner dei Maiden in Italia – uno stadio pieno ed un’eco mediatica che è riuscita addirittura a comparire in un TG nazionale. La fame del nostro Paese per gli Iron Maiden non solo non sembra calare, a dispetto dei cinquant’anni di carriera, ma pare addirittura crescere.
Certo, in parte c’è l’effetto nostalgia per un tour che è stato costruito volontariamente solo sui classici; c’è sicuramente il desiderio di non perdersi un’occasione storica, soprattutto per una band non più composta da musicisti nel fiore degli anni; ma, a conti fatti, quello che sta facendo la differenza per Steve Harris e compagni è il fatto di aver messo in piedi uno show eccellente, che sta convincendo tutti e che sta spazzando via i dubbi che erano sorti nelle date meno riuscite del “The Future Past Tour”.
Il pubblico italiano, da parte sua, ha risposto alla chiamata della Vergine di Ferro con un entusiasmo eccezionale, cantando a squarciagola ogni singola canzone e riuscendo ancora una volta a stupire la band stessa, che si è nutrita del nostro calore, regalandoci una delle performance migliori che ricordiamo da parecchi anni a questa parte.

È chiaro che il nostro racconto, vissuto dal parterre del concerto, non potrà riflettere l’esperienza di tutti i presenti e, dai commenti raccolti nella nostra community, abbiamo potuto leggere diverse testimonianze di chi era tra le prime file e di chi invece ha assistito al concerto dagli spalti.
Dal nostro punto di vista, ci è parso che sia filato tutto liscio, in linea con quanto normalmente accade ad un evento di queste dimensioni. Come sempre ci sono degli aspetti migliorabili, come la gestione dei flussi tra i due settori in cui è stato suddiviso il prato, l’annosa questione dei prezzi molto alti dei parcheggi, del food & beverage e l’utilizzo degli odiatissimi token, oppure la configurazione del palco che non ha permesso una visuale ottimale da ogni posizione, ma in generale lo Stadio Euganeo di Padova ci è parso una struttura adeguata ad un grande evento di questo tipo.
Un esempio lampante, in questo senso, è stato l’acquazzone che ha colpito lo stadio pochi istanti dopo l’apertura dei cancelli, che si è fortunatamente risolto in poco tempo e che non ha creato disagi eccessivi, laddove in altri contesti avremmo avuto solo fango e pozzanghere per tutta la giornata.

Al di là di ogni considerazione, comunque, il successo di questa data ci è parso evidente soprattutto dai volti felici di tanti e tante passati a salutarci al nostro stand: è sempre un piacere incontrarvi e dare volto alle tante persone che quotidianamente danno vita alla nostra community, seguendo le nostre attività e i nostri contenuti.
Ora, però, non indugiamo oltre e vi lasciamo al nostro racconto di questo storico cinquantennale.

 

Gli AVATAR, guidati dal carismatico Johannes Eckerström, non sono certo una band di esordienti, avendo già alle spalle una carriera ventennale, eppure ci sembra evidente come il loro percorso li stia traghettando verso una ben meritata visibilità che, ci auguriamo, consenta loro di raccogliere i frutti dell’impegno profuso negli anni: un tour negli stadi come supporter di una band del calibro degli Iron Maiden è un’occasione d’oro e i nostri si sono presentati carichi e pronti a capitalizzare questa enorme vetrina.
Sul palco, agghindato in maniera semplice ma efficace, con il logo luminoso della band in bella vista, compare uno strano figuro incappucciato che porta in braccio un grosso pacco regalo. Lo appoggia su una pedana, ed è proprio la testa di Eckerström a fare capolino dalla scatola, con il volto truccato ed un palloncino rosso in mano. Il cantante emerge del tutto e il concerto prende vita con “Dance Devil Dance”, il primo episodio di una scaletta non eccessivamente lunga, ma efficace nel presentare questa particolare formazione svedese.

Un po’ Joker, un po’ Brandon Lee, Johannes diventa immediatamente il fulcro dell’esibizione e ci rendiamo conto di come gli Avatar siano ormai una macchina oliata ed efficace. La loro proposta non è facilmente catalogabile: potremmo definirla un alternative metal(core) energico e melodico, molto distante dal sound classicissimo dei Maiden, che però riesce a fare breccia nel pubblico, grazie al giusto bilanciamento tra aggressività e teatralità.
Tra gli episodi più convincenti, citiamo volentieri “In The Airwaves”, “Bloody Angels” ed il finale infuocato di “Smells Like A Freakshow” e “Hail The Apocalypse”.

Un encomio particolare, infine, per la scelta di Johannes di parlare spesso in italiano, uscendo dalle solite frasi fatte, per costruire invece discorsi decisamente più complessi ed articolati: un segno di attenzione e rispetto verso il pubblico, che a nostro parere è per gli Avatar un punto d’onore e che non si può dare certo per scontato.
Poco prima di “Smells Like A Freakshow”, Eckerström ha chiesto al pubblico quanti dei presenti avessero già visto la band dal vivo (una manciata di persone) e per quanti, invece, fosse la prima volta in assoluto (quasi tutti). “Benvenuti nella nostra famiglia”, dice il cantante ai secondi, con evidente soddisfazione. Considerando la performance odierna, siamo sicuri che la data del 2026, prevista all’Alcatraz di Milano, potrà vantare un buon numero di nuovi potenziali partecipanti. (Carlo Paleari)

Setlist Avatar
Dance Devil Dance
Let It Burn
In the Airwaves
Bloody Angel
The Dirt I’m Buried In
Captain Goat
Smells Like a Freakshow
Hail the Apocalypse

Avatar – Stadio Euganeo, Padova – 13 luglio 2025 – Foto David Scatigna

Con addirittura qualche minuto di anticipo rispetto alle 21 – orario fissato per l’inizio dell’attesissimo ritorno della Vergine di Ferro nel suolo italico – ecco partire dalle casse prima l’immancabile “Doctor Doctor”, classico brano degli UFO ormai utilizzato da tempo per dare il via alla performance degli IRON MAIDEN, e subito dopo con “The Ides Of March”, breve strumentale presente su “Killers”, disco che verrà subito fortemente omaggiato.
E’ infatti con un terzetto veramente old-school che i Nostri accendono la miccia che porterà ad un boato fortissimo da parte dei presenti; “Murders In The Rue Morgue” è un’apertura a sorpresa (ovviamente per chi aveva resistito alla tentazione di andare a sbirciare la scaletta delle recenti date del tour): un pezzo diretto, ruvido, spontaneo che ci riporta alle sonorità con le quali ormai cinque decadi fa la band suonava con ovviamente il compianto Paul Di’Anno alla voce.
L’impeto di “Wrathchild”, spinta dal basso martellante di Steve Harris, e la title-track di quel leggendario disco, vengono sparate così una dopo l’altra senza soste. Un omaggio agli albori della carriera di Harris e soci che continua con l’epico incedere di “Phantom Of The Opera”, stavolta estratta proprio da quel disco omonimo con il quale gli Iron Maiden si sono affacciati sulle scene nel 1980.

Il sestetto inglese è in gran forma, in particolare Bruce Dickinson regalerà ai propri fan una prestazione leggendaria, di quelle da tramandare ai posteri: cantare con tale maestria per oltre due ore senza risparmiarsi un attimo, è sorprendente, tanto che ci viene da affermare che Bruce sia un fenomeno da studiare scientificamente! Ma è tutta la band a sembrare coesa, a dare la sensazione di essere veramente carica, con ancora tanta voglia di salire sul palco per far divertire e divertirsi.
I suoni che arrivano al pubblico sono buoni; nonostante alcune critiche che si sono lette nei giorni precedenti e che ritenevano lo Stadio Euganeo non adatto a questo tipo di manifestazioni, bisogna ammettere che tutto si è svolto nella maniera migliore, con un’organizzazione attenta che è riuscita a gestire molto bene l’afflusso e di mantenere in generale, pure all’interno dell’arena, una qualità elevata anche, come detto, per quanto riguarda il sound.
Discorso a parte invece per le scenografie: i Maiden in questo tour si affidano molto alle ambientazioni ricreate dall’immenso megaschermo ad alta definizione che hanno alle loro spalle. Ciò ha reso alcune situazioni molto spettacolari: ci viene in mente “Fear Of The Dark”, dove Bruce Dickinson ha iniziato a cantare con la luna piena alle sue spalle, o in altre occasioni con Eddie The Head che sembrava quasi voler uscire dallo schermo per raggiungere la platea, ma in generale forse ci è mancata una partecipazione più reale della stessa mascotte, come era stata nel recente passato, quando la stessa saliva sul palco ed era maggiormente parte integrante dello show.

Iron Maiden – Stadio Euganeo, Padova – 13 luglio 2025 – Foto David Scatigna

All’interno  di un concerto così magniloquente anche dal punto di vista della scaletta, è difficile trovare degli highlight capaci di elevarsi sul resto, visto che le due ore dell’intero show hanno mantenuto un livello di adrenalina elevato.
Certamente però “The Number Of The Beast” è da considerarsi tra i momenti più coinvolgenti: tutti alzano il pugno al cielo intonando con Bruce il ritornello di questo leggendario brano. E che dire di due super inni come “The Trooper” e “Run To The Hills”?
Certo, volendo trovare un piccolo neo, forse un album tra i più apprezzati come “Piece Of Mind” è stato un po’ sacrificato con solamente un estratto ma, come detto, la scelta era piuttosto ardua, e se un disco come “Somewhere In Time” era stato omaggiato abbondantemente durante lo scorso tour, stavolta è “Powerslave” a farla da padrone e ad avere maggior visibilità. La tile-track è pronta ad essere detonata con decisione, e “2 Minutes To Midnight” è certamente da annoverarsi tra i momenti più esplosivi della serata.

Ma è con la lunga suite “Rime Of The Ancient Mariner” che i Maiden ci sorprendono: i tre axemen Dave Murray, Adrian Smith ed Janick Gers – quest’ultimo con i suoi soliti movimenti strabilianti di chitarra – costruiscono un muro sonoro solido e si lanciano su parti soliste precise.
Molte attenzioni erano rivolte verso Simon Dawson, nuovo innesto alla batteria e pronto a sostituire Nicko McBrain. Nonostante qualche sbavatura ed ovviamente con una personalità ben distante da quella di Nicko, Simon ha mostrato attitudine da vendere, meritandosi il rispetto della marea di sfegatati fan.
“The Clairvoyant” dimostra di essere un pezzo stratosferico con il suo incedere, così come la possente “Seventh Son Of A Seventh Son”, dove possiamo osservare Steve nella sua classica posa con il piede sopra la cassa, accarezzando le corde del suo basso.
Quando la band saluta, tra le note di “Hallowed Be Thy Name” ed “Iron Maiden” – due gemme senza tempo – tutti sono già pronti per il gran finale, ed i cori per richiamare sul palco i sei eroi dell’heavy metal si fanno sempre più insistenti.

Iron Maiden – Stadio Euganeo, Padova – 13 luglio 2025 – Foto David Scatigna

La pausa dura pochissimo: con “Aces High” Bruce e compagni tornano sul palco carichi a molla, pronti a dare tutto fino all’ultima goccia di energia per concludere e rendere indimenticabile questo show.
Il terzetto che ci aspetta durante l’encore è davvero di assoluto livello: la già citata “Aces High” sprigiona tanta energia e mostra come Bruce sappia ancora salire di voce con estrema disinvoltura, toccando note molto alte; l’immancabile “Fear OF The Dark” fa cantare tutto il pubblico creando un’atmosfera magica e indimenticabile; infine, su uno sfondo più moderno e avveniristico, ecco arrivare “Wasted Years” pronta a regalare gli ultimi attimi di uno show che resterà impresso nella memoria di tutti i presenti.
Nessuna pausa, due ore di concerto tirate come neppure le nuove leve possono permettersi di fare: stiamo parlando degli Iron Maiden, l’heavy metal band per eccellenza e questa sera ne abbiamo avuto l’ennesima conferma. Una macchina oliata alla perfezione e che gira ancora al massimo nonostante l’età, tanto che cinquant’anni di carriera che non sembrano certo pesare sulla schiena di Harris e soci.

Bruce saluta tutti promettendo di tornare presto, il pubblico applaude e si scambia subito i primi pareri su uno show che comunque ha lasciato moltissimi a bocca aperta.
Ci sono state alcune polemiche, sono stati mesi di chiacchiere e di dibattiti sul fatto che questo tour portasse una band come i Maiden ancora in giro, senza il loro batterista storico, con la data italiana – in particolare – caratterizzata da ingressi a prezzi decisamente elevati.
Quando si spengono le luci dello Stadio Euganeo però, tutto sembra avere un senso più compiuto. Certo, la spesa da sostenere per assistere a questa serata è stata importante, ma i Maiden ci mandano a casa soddisfatti e ancora elettrizzati, con il sorriso e la sensazione di aver assistito ad uno show che difficilmente la città di Padova e tutti i fan accorsi si dimenticheranno. (Federico Orano)

 

Setlist Iron Maiden
The Ides of March (intro)
Murders in the Rue Morgue
Wrathchild
Killers
Phantom of the Opera
The Number of the Beast
The Clairvoyant
Powerslave
2 Minutes to Midnight
Rime of the Ancient Mariner
Run to the Hills
Seventh Son of a Seventh Son
The Trooper
Hallowed Be Thy Name
Iron Maiden

Aces High
Fear of the Dark
Wasted Years

AVATAR

IRON MAIDEN

Le foto del pubblico sono di prossima pubblicazione in un articolo a parte: eravate tantissimi!

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