26/10/2003 - Iron Maiden – Dance Of Death Tour 2003 @ Filaforum - Assago (MI)

Pubblicato il 04/11/2003 da

Nuovo capitolo italiano per la band di Steve Harris & Co! Come al solito il tormentone è sempre lo stesso! Come fanno a sembrare sempre una band di ragazzini? Grandi come sempre! Up the Irons!

IRON MAIDEN

Evidentemente la loro presenza all’Heineken di giugno non ha sedato la voglia di Iron Maiden per gli oltre quattordicimila che hanno preso d’assalto il Filaforum di Milano per la prima data italiana del Dance Of Death Tour dei Maiden. Aprono la serata i Gamma Ray di Kai Hansen che non ha certo problemi ad infiammare la platea con vari estratti di successo della loro discografia con l’aggiunta, dal periodo Helloween, di I Want Out. Bene la voce, bene le parti strumentali e soprattutto bene per i suoni che, nonostante il Forum non brilli per un’acustica efficace, non si impastano mai risultando apprezzabili. Alle 21.15 sulle note di “Doctor Doctor” degli Ufo calano le luci ed un boato accoglie le prime note di “Wildest Dream”! Dopo un minuto un irraggiungibile Bruce Dickinson ha già percorso dieci volte in lungo e in largo tutto il palco, sul cui pavimento è dipinto il grande disegno geometrico della copertina del nuovo album. Alle spalle si erge un’imponente scenografia, con un enorme castello medioevale ai lati del quale si stagliano due minacciose Signore della Morte con tanto di falci insanguinate! L’impianto luci è come al solito un caleidoscopio di colori ed intorno a questa imponente produzione tutta la band pare davvero in ottima forma. Partono subito in successione veri e propri must da arena, tra le quali troviamo “Wrathchild”, “The Trooper”, la rediviva “Can I Play With Madness” (non veniva proposta dal lontano 1993) ed il nuovo singolo “Rainmaker”, introdotto da una pioggia scrosciante di sottofondo. Momento da standing ovation per l’esecuzione di “Dance Of Death”: questa potrebbe essere la dimensione da approfondire per i futuri live dei Maiden, ossia approcci teatrali con tanto di coreografie e cambi di costume che vedono Dickinson grande protagonista, non solo per l’ottima performance canora. Ottima anche l’esecuzione di “No More Lies”, una delle nuove tracce più apprezzate dal pubblico. Nella parte centrale dello show trovano spazio anche i super classici della band ed altre due sorprese: la prima, preceduta da due minuti di tipici suoni da campo di battaglia campionati a dovere, è la grandiosa “Paschendale” tratta dal nuovo album! Anche qui Dickinson appare strepitoso, con una performance davvero brillante e un look decisamente opportuno (lo troviamo qui vestito in uniforme militare, con il finto cadevere di un soldato che giace sulla passerella montata alle spalle di Nicko, sotto la gigantografia di una trincea di guerra. Davvero emozionante). Pur essendo un brano molto complesso, il pathos è stato lo stesso del disco grazie anche alla campionatura degli arrangiamenti orchestrali Ed ancora una sorprendete “Lord Of The Flies” da X Factor che ovviamente Bruce riarrangia in prossimità del coro un paio di ottove sopra! “Fear Of The Dark”, “Hallowed Be Thy Name” e “Iron Maiden” sono eseguite prime della pausa al termine della quale, e qui i Maiden ci sorprendono ancora, per la prima volta in 23 anni di carriera i nostri sei si presentano su un palco, tutti seduti e muniti di attrezzi da lavoro acustici: è infatti la volta di “Journeyman”, ottimamente eseguita ma che certamente avrebbe potuto essere cantata con Bruce da una parte ben maggiore di pubblico. Chiudono “The Number Of The Beast” e “Run To The Hills”. I tre chitarristi sono stati molto efficaci dal vivo costruendo un sound pieno e definito, enfatizzando molto sia le armonizzazioni che le proverbiali doppiette delle twin guitars, ora triplette!. Anche in fase solista tutti, Adrian Smith più degli altri, hanno partorito ottime esecuzioni; nota di merito per Janick Gers che ancora una volta si è reso protagonista di un ottima performance alla faccia di tutti i suoi detrattori. E Steve Harris, vi domanderete? Magari salta un pò meno rispetto a dieci anni, ma la sola sua presenza sul palco è unica e carismatica, tanto quanto quella di un istrionico Bruce Dickinson sempre padrone della scena. Sicuramente una band in questo stato di forma non può pensare di abbandonare la scena, ed infatti credo che questo pensiero non sfiori neppure l’anticamera del cervello di Steve Harris e Rod Smallwood. I ragazzi si divertono ancora sul palco e soprattutto sanno ancora far divertire…il resto è storia!

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