02/12/2006 - Iron Maiden + Trivium + Lauren Harris @ Datchforum - Milano

Pubblicato il 08/12/2006 da
A cura di Maurizio “MoRRiZz” Borghi e Carlo Paleari
foto di Barbara Francone – Roadrunner Records Italia (www.roadrunnerrecords.it)

Il doppio concerto degli Iron Maiden è stata una vera e propria celebrazione di una band che da sempre ha sempre avuto un rapporto molto stretto con i fan italiani. Nel nostro paese, infatti, gli Iron Maiden sono un’istituzione. Non c’è niente da fare, puri fatti oggettivi lo dimostrano: sono l’unica band metal tradizionale che raggiunge il primo posto in classifica; i loro concerti sono praticamente sempre sold out, fino a raggiungere l’incredibile risultato di questa tourné, in cui i biglietti si sono volatilizzati con mesi di anticipo. Naturalmente Metalitalia.com non poteva mancare ad un evento di tale portata ed ecco, quindi, la cronaca della seconda serata al Datch Forum di Assago.

LAUREN HARRIS

Il breve concerto di Lauren Harris –  la figlia di Steve, nel caso qualcuno ancora non lo sapesse – è servito principalmente a dare l’ennesima dimostrazione di due fatti incontrovertibili della natura umana. Il primo è che, indipendentemente dall’abilità individuale, se hai un padre ricco e famoso, sicuramente farai strada. Il secondo è che, purtroppo, il talento artistico non è una caratteristica genetica. La musica di Lauren, infatti, che per la cronaca è una sorta di rock innocuo e abbastanza banale, difficilmente avrebbe potuto godere di una platea di migliaia e migliaia di persone, se non grazie all’intercessione di Steve, che ha deciso di dare una ‘spintarella’ alla carriera della propria figliola, dandole una passerella mondiale come quella del tour degli Iron Maiden. Per l’occasione i suoni sono stati pompati all’inverosimile e le chitarre sono state appesantite fino a raggiungere delle sonorità hard rock (in fondo si tratta sempre di un pubblico di metallari), ma questo non è stato sufficiente a nascondere la pochezza delle canzoni, che, come ha saggiamente commentato il nostro Grande Capo Dave, sembravano una versione hard rock di quelle di Avril Lavigne. Per fortuna di Lauren il popolo metallico è così attaccato a Steve che finisce per accogliere con applausi ed entusiasmo una performance che, altrimenti, sarebbe passata nell’indifferenza totale.

TRIVIUM

La misera prestazione di Avril… ehm, Lauren Harris non può che aumentare l’hype per i discussi Trivium, prossimi metal gods a sentire i giovani e soprattutto la stampa inglese, emo-thrashers di plastica nel parere dei metallari più intransigenti. Ciò che non si può mettere in discussione è che, per essere una band formata da ragazzi poco più che ventenni, i Trivium di supporto agli Iron hanno fatto la loro porca figura. Il nuovo suono, seppur pericolosamente vicino ai Metallica, è puramente metal in ogni sfaccettatura, e non può che spazzar via ogni scomoda associazione con il termine metalcore. Le reduci di “Ascendancy”, ovvero “Like Light To The Flies” e la conclusiva “Pull Harder On The Strings Of Your Martyr”, non perdono di intensità senza la strofa in growl, mentre “Entrance Of The Conflagration”, “Detonation” o “Anthem (We Are The Fire)” riescono facilmente a strappare gli applausi e la partecipazione di tutti i presenti, con massima gioia della formazione, che non poteva sognare una reazione migliore. Niente problemi tecnici nè sbavature (solo Paolo che stona nei chorus), una ottima tenuta del palco e una sicurezza impressionante: il gruppo ha fatto passi da gigante dall’Heineken di questa estate, e ha cancellato degnamente il pessimo esordio italiano del Roadrage ’05. Avanti così.
 
 
 
 
 
 

IRON MAIDEN

Sono le 21.00 spaccate quando dalle casse del Datch Forum iniziano a diffondersi le note di “Doctor Doctor” degli U.F.O., che da qualche tempo fa da preludio all’entrata on stage della band. Il palco viene rivelato e subito si nota la solita attenzione del gruppo al lato visivo del concerto, con una scenografia su due piani studiata per ricordare un sobborgo devastato dalla guerra. A questo punto i Maiden al completo si catapultano sul palco e subito attaccano con “Different World”, che segna l’inizio della rappresentazione integrale del nuovo disco “A Matter Of Life And Death”. Ebbene sì, ormai questa notizia era ben conosciuta da tutti gli internauti, tuttavia per molti è stata una sorpresa vedere suonare, uno dopo l’altro, tutti e dieci i pezzi del nuovo album. Ora, inutile negarlo, la fetta più consistente del pubblico non ha apprezzato questa decisione, dato che i 75 minuti di nuove composizioni, inevitabilmente, hanno dovuto limitare l’esecuzione dei classici, sbilanciando fin troppo l’equilibrio della scaletta. Allo stesso tempo, comunque, questa forte decisione artistica da parte dei Maiden indica un fatto importante: Harris e soci credono fermamente nel loro ultimo materiale, non si considerano una band sul viale del tramonto. Non si limitano a fare tour commemorativi in cui si celebra una gloria passata che ormai non c’è più, ma al contrario promuovono con entusiasmo il loro lavoro più recente. Ecco quindi susseguirsi i lunghi brani di “A Matter Of Life And Death” che in sede live acquistano certamente una carica maggiore rispetto al disco, pur mantenendo gran parte dei difetti riscontrati nell’ascolto su CD. Il sound è potente ed epico, lasciando molto spazio al dialogo strumentale, tanto che i sei musicisti (a parte il solito immenso Bruce Dickinson) appaiono più concentrati sui propri strumenti. Perfino Janick Gers, da sempre un pazzo scatenato, resta più fermo e attento per tutta la prima parte del concerto, lasciandosi andare solo sul finale. Naturalmente la scelta di suonare dal vivo tutto un album è un’arma a doppio taglio anche per quanto riguarda la qualità delle canzoni che, per forza di cose, non possono mantenere sempre lo stesso livello: capita quindi che se una “These Colours Don’t Run” o “Out Of The Shadows”, acquistano uno spessore ancora maggiore in sede live, è anche vero che altri brani come “The Pilgrim” (rovinata anche da uno spettatore idiota che, lanciando dell’acqua sul palco e colpendo Bruce, ha bruciato il microfono costringendo il cantante ad un rapido cambio per poter continuare), “The Longest Day” e soprattutto la ripetitiva “Brighter Than A Thousand Sun” sarebbero potute essere tralasciate senza problemi. Il pezzo cardine del concerto, comunque, è stato senza dubbio “For The Greater Good Of God”, in cui si scatena tutto il potenziale epico dei nuovi Maiden: per tutti i nove minuti di durata le note si susseguono e incastrano in una performance perfetta sotto ogni aspetto, compreso quello visivo, dato che ogni brano è stato accompagnato da fondali e scenografie, per non parlare dello spettacolare impianto luci, a dir poco faraonico. Al termine della bella “The Legacy” si conclude la performance del nuovo disco ed è quindi la volta di rispolverare i vecchi classici. In realtà di polvere ce ne sarà ben poca, dato che i cinque brani storici proposti dai Maiden appartengono tutti a quella selezione di pezzi che vengono proposti spessissimo, se non sempre. Si parte con l’immancabile “Fear Of The Dark”, che Bruce Dickinson lascia cantare quasi integralmente al pubblico, accompagnando questo ‘karaoke’ con delle esilaranti imitazioni dei singoli versi per aiutare la memoria del pubblico. Si passa quindi alla solita “Iron Maiden”, che rappresenta da sempre uno degli episodi più spettacolari dei concerti dei Maiden, dato che solitamente è il momento in cui compaiono le scenografie maggiormente curate. Questa volta è stato un enorme carro armato ad emergere da dietro il palco, con un Eddie dotato di binocolo che scruta il pubblico da un lato all’altro del palazzetto. Dopo questo show è la volta dei bis, ovvero “2 Minutes To Midnight”, “The Evil That Men Do” ed “Hallowed Be Thy Name”, che vedono la band nei suoi panni ideali a imperversare da un lato all’altro del palco, creando un muro di chitarre, basso e batteria, su cui si innesta la performance stellare di Bruce Dickinson, sempre su livelli altissimi.
Con grande rammarico dei presenti, si arriva quindi alla conclusione del concerto, con tutta la band a ringraziare e a salutare il pubblico italiano per la calorosissima accoglienza. Le luci si spengono e ben presto i tecnici iniziano a smontare il palco per la data successiva, ma il pubblico degli Iron Maiden può ritirarsi già con una buona notizia, dato che Dickinson ha annunciato un prossimo ritorno in Italia della band, anche se senza sbilanciarsi sulla possibile data. Una grande serata, quindi, che dimostra come questi musicisti siano una perfetta macchina live, capace di coinvolgere il pubblico anche con una proposta non immediata come quella contenuta in “A Matter Of Life And Death”.

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