15/06/2016 - JANE’S ADDICTION + INFRARED @ Fabrique - Milano

Pubblicato il 24/06/2016 da

Introduzione a cura di William Crippa
Report a cura di Valentina Mevoli e William Crippa
Fotografie di Francesco Castaldo

Jane’s Addiction è un nome che non molto dirà al pubblico metallaro, soprattutto a quello al di sotto di una certa età, ma chi è stato adolescente nel 1990, quando ‘MTV era ancora MTV’, sicuramente ricorderà questa band, dotata di un sound particolare ed unico, potente e ricco di groove quanto sensuale al limite del perverso, scioltasi all’indomani dell’incredibile successo del secondo studio album “Ritual De Lo Habitual”. Tra alterne fortune dei singoli membri, Perry Farrell e Stephen Perkins alle prese con i Porno For Pyros ed il festival Lollapalooza, Navarro nei Red Hot Chili Peppers e grande personaggio tv, Eric Avery membro non ufficiale dei Garbage, la band si riunisce più volte nel corso degli anni, senza mai trovare la costanza necessaria e la continuità, registrando anche due ottimi album, ma senza lo spirito degli esordi. Si arriva quindi al 2015, quando cade il venticinquesimo anniversario di “Ritual De Lo Habitual”, occasione comunque da non ignorare, che spinge i Jane’s Addiction, con Avery definitivamente defenestrato a favore del meno istrionico Chris Chaney, ad imbarcarsi in un tour mondiale per celebrare l’anniversario. Tour che a metà giugno arriva al Fabrique di Milano, per una data che Metalitalia.com non poteva certo perdere.

jane's addiction - locandina milano - 2016

 

INFRARED
Ad aprire la serata ci pensano gli Infrared, band alternative locale di recente costituzione guidata dalla bella voce di Tania Tiozzo: i milanesi salgono sul palco del locale di fronte ad uno sparuto numero di astanti, ad occhio e croce un centinaio circa, e ci buttano immediatamente l’anima, anche se un notevole imbarazzo ed un nervosismo tangibile traspaiono chiaramente. I brani sono gradevoli e ben strutturati ed i suoni degni di una occasione importante, anche se gli applausi inizialmente sono davvero pochi e più per gentilezza da parte di qualche spettatore che dettati da convinzione vera; ma qualcosa cambia in corsa, la fiducia aumenta e così la spigliatezza, e la venue se ne accorge, iniziando a supportare apertamente il gruppo. Nel frattempo il grosso dei paganti sta entrando nel locale, tanto che quando, dopo una manciata di brani, gli Infrared eseguono l’ultimo pezzo, di fronte a loro è un Fabrique quasi completamente pieno a tributare un sonoro applauso. Buona prova, forse minata da troppa timidezza in apertura ma risolta al meglio, in un finale glorioso meritato. Da rivedere magari più avanti nel tempo, con più esperienza alle spalle.
(William Crippa)

 

JANE’S ADDICTION
La celebrazione del venticinquesimo anniversario di “Ritual de lo Habitual”, questo è l’intento del tour che i Jane’s Addiction stanno portando avanti in questo periodo. In verità, però, il disco è uscito nel 1990, quindi ventisei anni fa, ma ad ogni modo al pubblico, quello che li ha attesi per tutto questo tempo, il dettaglio non importa. Poche le date in Europa in programma e quella di Milano è un evento imperdibile per tutti i fan che identificano nella band il manifesto di una generazione. “Ritual de lo Habitual” è il secondo album in studio, il terzo in ordine cronologico, e in questa occasione viene eseguito per intero. Si parte con “Stop”, preceduta dal suo intro, ed è chiaro fin dal primissimo momento che sarà un concerto di quelli che lasceranno un ricordo indelebile. Perry Farrell è perfetto sul palco, nel suo impeccabile completo chiaro, con gilet e borsalino coordinati. Ammicca, sorride, ostenta un’aria sorniona e beve vino direttamente dalla bottiglia. Alla sua destra un Dave Navarro per il quale il tempo sembra essersi fermato. La scenografia è composta essenzialmente da un’impalcatura sulla quale si muovono tre bellissime ballerine, così sexy e sinuose da far impallidire uno show dei Mötley Crüe. Il pubblico già su “No One’s Leaving” è caldissimo. Quasi la maggior parte dei presenti conosce a memoria ogni singola parola e canta, supportando Farrell la cui voce, a dirla tutta, non è al massimo della forma. “Been Caught Stealing” è accolta da un’ovazione, forse rimane ancora uno dei singoli che in quegli anni Novanta segnarono una vera svolta in un certo tipo di musica, con la sua massiccia componente funky che, anche dal vivo, nel 2016, non riesce a far stare fermi gli astanti. Peraltro è il brano che, insieme al successivo “Three Days”, fa apprezzare le indubbie capacità di un bassista come Chris Chaney, che non fa rimpiangere troppo Eric Avery. Chaney riproduce dal vivo un brano, come appunto “Three Days”, le cui linee di basso suonano ipnotiche e sono alla base di uno dei momenti più intensi e psichedelici dell’intero show. Nei dieci minuti di esecuzione l’atmosfera è estremamente pregna dal punto di vista musicale e piacevolmente sensuale da quello visivo, grazie alla presenza di due performer sul palco, una delle quali è Etty Lau Farrell, ovvero la bellissima moglie del frontman, che balla con il marito mentre quest’ultimo si muove scuotendo le maracas. L’emozione rimane alta anche su “Then She Did…”, seguita, esattamente come su disco, da “Of Course” e “Classic Girl”, su cui ancora una volta si fa sentire la presenza della voce del pubblico. Conclusosi “Ritual de lo Habitual”, la band si prende pochi minuti di pausa per poi riattaccare con un omaggio a David Bowie. “Rebel, Rebel” suona però più come un intermezzo scanzonato che come una cover eseguita con la giusta convinzione che forse meriterebbe. Con “Mountain Song” la band ripesca da “Nothing’s Shocking”, per la gioia dei più, seguita subito dopo da “Just Because”, che invece fa parte della seconda fase della produzione dei Jane’s Addiction. Con “Ted, Just Admit It…” lo show raggiunge nuovamente indubbi apici di spettacolarità. È ancora Chris Chaney, insieme con la batteria, sempre perfetta, di Stephen Perkins a sostenere l’impianto musicale. Inoltre, l’esecuzione si accompagna ad uno spettacolo di body suspension durante il quale due performer volteggiano in aria, appese con dei ganci direttamente ancorati nella pelle. D’altronde questo è il brano noto anche con il nome di “Sex Is Violent”, ed è dolore la sensazione che si avverte nell’assistere all’esecuzione. Sicuramente un momento che non lascia indifferenti i presenti, che si dividono fra coloro che subiscono il fascino della performance e quelli che invece esprimono un certo turbamento. La band sceglie “Jane Says” per accomiatarsi, proponendola in una versione con percussioni e maracas che amplificano il momento nostalgia, dovuto alla consapevolezza che lo spettacolo sta per concludersi, agli inevitabili ricordi che un brano come questo riesce a rievocare e al pensiero che non potremo mai sapere se e quando rivedremo i Jane’s Addiction dal vivo un’altra volta.
(Valentina Mevoli)

 

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