17/02/2015 - Jarboe/Helen Money + Alexander Hacke/Danielle De Picciotto + The Three Blind Mice @ Lo-Fi - Milano

Pubblicato il 24/02/2015 da

A cura di Davide Romagnoli

Un martedi da leoni, questo al Lo-Fi di Milano. Da leoni d’avanguardia, simboleggiati da bestie sacre come Alexander Hacke (ex-Einsturzende Neubauten e Crime & The City Solution) e la sua consorte Danielle De Picciotto (anch’essa nei Crime & The City Solution), la violoncellista Helen Money e la mitica figura del misticismo sperimentale, nascosta sotto il nome di The Living Jarboe. Ad aprire le danze i Bad Seeds italiani Three Blind Mice, per una serata di silenzio mistico e rumorosa meditazione, ossimori e delay.

 

Jarboe - flyer - 2015

 

THE THREE BLIND MICE

Opener ormai consueto in molte delle esibizioni di culto nella zona milanese, come nella precedente performance alla Conchetta in supporto alla mitica Lydia Lunch, o ancora prima per Hugo Race, ex-Bad Seeds, i The Three Blind Mice riportano in luce i vecchi schemi dei The Birthday Party e del primo Nick Cave, con il loro repertorio originale ma di indubbia marca derivativa mitteleuropea. Sempre efficaci e precisi, sporchi al punto giusto nei suoni e nei colori, eleganti e puntuali nel loro incedere post-punk e rock’n’roll. Bella figura, come al solito.

ALEXANDER HACKE / DANIELLE DE PICCIOTTO

L’avanguardia non basta mai. Duetto che fa capolino in Italia proprio questa sera è quello dei due coniugi Hacke. Tripudi di dissonanze ed arpeggi onirici, elegantemente sussurrati dagli scambi delle due voci contrapposte dei due musicisti dei Crime & The City Solution. Forse, forse ci si aspettava un qualche apparato performativo, o di attitudine, superiore, in qualche modo capace di catturare l’attenzione e trasportare l’ascoltatore veramente in quei panorami visuali che scorrono dietro le loro spalle. Niente a che vedere con i riflussi iperuranici degli Einsturzende Neubauten, di cui Hacke è l’esponente della serata. Ma tutto sommato neanche con i buoni risultati ottenuti dai Crime & The City Solution. Una musica che di sperimentale ha solo il sound berlinese e i nomi sulla locandina, ma che questa sera sembra, putroppo, mancare di anima.

JARBOE / HELEN MONEY

All’entrata di Helen Money ci si aspettava anche l’entrata parallela di Jarboe, ed invece la violoncellista californiana delizia il palato dei presenti con alcuni brani tratti dalla sua carriera solista, non così ricca ed entusiasmante come i progetti di cui è stata collaboratrice (Mono, Russian Circles, Portishead, tra i molti). Il suo archetto fende infatti un violoncello intriso di distorsione ed effetti marcescenti, che donano sì un sapore sperimentale non indifferente, ma sia i pezzi che la performance di questi primi brani non riescono a trascendere e a convincere. Altra storia (di trascendenza) è l’arrivo di Jarboe, la cui vita dedicata all’avanguardia più underground mostra tutta la sua apologia nella voce mistica e profonda come un baratro infernale. Il lavoro di Helen Money qui invece si fa più ponderato e finalmente significativo, ponendosi come atmosfera plasmabile dalla mano sapiente della dea ex-Swans. Pochi brani. Intensi. Nessuna parola oltre al canto mistico. Difficile non entrare in empatia col suo ondeggiare minimale e quei capelli biondo cenere. La figura di Jarboe appare distaccata e lontana da questo mondo. Nessun saluto infatti conclude l’esibizione, lasciando solo l’umanità attonita a vedere la sua figura scomparire dietro le quinte. Sicuramente influente nell’ambito dell’avanguardia musicale, The Living Jarboe ha lasciato il suo segno anche come solista e, seppur senza miracoli o catarsi, l’ha fatto assaggiare come il fuoco di Prometeo lasciato in offerta agli uomini selvaggi.

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