Report di Riccardo Plata
Foto di Pamela Mastrotaro
Dopo una serie di concerti di spalla a gruppi più grandi o nei festival, arriva finalmente il primo show da headliner in Italia per i Kanonenfieber, tra le formazioni più in ascesa degli anni Venti grazie ad una proposta altamente spettacolare che unisce il melodic death epico in stile Amon Amarth con la marzialità dei Rammstein (anche per l’uso della lingua madre, oltre che di scenografie a modo proprio suggestive), le tematiche belliche – affrontate però con un piglio tragico idealmente più vicino ai 1914 che al trionfalismo dei Sabaton – e un anonimato dei musicisti, da sempre con passamontagna integrali sul palco, a metà tra Ghost e recenti tendenze black metal (qui giustificati dall’accostamento al milite ignoto).
Nonostante l’hype crescente e una comoda data a ridosso del week-end, l’affluenza si rivela forse inferiore alle attese, al punto che l’Alcatraz appare sì discretamente pieno già in orario aperitivo, ma nella versione palco B: un dato comunque non scontato al primo show da headliner (gli Avatar poche settimane fa avevano grossomodo lo stesso pubblico, ma con vent’anni di carriera in più alle spalle) ma sicuramente diverso in termini di affluenza se paragonate a molte altre date del tour.
Allo stesso modo non sono mancate le polemiche per l’assenza del merch ufficiale, giustificato dalla band con le commissioni giudicate eccessive richieste dal locale e smentite dell’Alcatraz e chiarite in seguito dagli organizzatori: comunque la si giudichi, a festeggiare sono soprattutto i venditori abusivi piazzati in via Valtellina dopo lo show, che non dovendo pagare tasse e diritti d’immagine possono vendere a metà prezzo materiale contraffatto in barba alle leggi…
Che il deathcore stia vivendo il suo massimo momento di gloria non lo scopriamo certo ora, quindi è altrettanto facile prospettare un futuro roseo per i MENTAL CRUELTY: la formazione tedesca è in attività da una dozzina d’anni, ma è salita di livello nel 2023 dopo il cambio di cantante ed il passaggio alla Century Media, seguendo passo per passo la parabola vincente dei Lorna Shore.
Il paragone non è casuale, dato che l’ultimo album, “Zwielicht”, si pone perfettamente in scia a “Pain Remains”, e stasera ne abbiamo avuto un ulteriore prova nei cinque estratti in scaletta: la partenza con “Obsessis a Daemonio” per la verità non è delle migliori, per effetto di suoni un po’ impastati, ma brani come “Helheum”, “Pest” o “Nordlys” ricalcano alla perfezione la formula del deathcore sinfonico (tappeto di blast-beat mischiati ad arrangiamenti sinfonici, breakdown e e squarci melodici della chitarra solista) portata a successo da Adam De Micco e soci.
Ciò premesso, bisogna riconoscere che i quattro (il bassista Viktor Dick non è pervenuto) sanno tenere bene il palco: il cantante Lukas Nicolai non avrà l’ugola magica di Will Ramos ma risulta efficace tanto nei pig squeal che nello scream (i pochi passaggi in pulito sono appannaggio del chitarrista), mostrandosi anche un buon imbonitore di folle nel fomentare l’audience tra un pezzo e l’altro, anche con qualche parola in italiano.
Per tutta risposta, il già numeroso pubblico si muove compatto come un sol uomo all’invito a saltare (“King Of Fire”, dotata di un buon groove dal sapore nu metal), arrivando perfino a roteare la torcia dei propri smartphone (“Symphony of a Dying Star”) nel tentativo (per la verità riuscito solo in parte) di dare vita al primo circle pit al lume di accendino digitale. Su disco non saranno il massimo dell’originalità, ma dal vivo ci sono sembrati tra i migliori gruppi di apertura visti in questi primi mesi dell’anno.
E’ appena finito il TG quando, in lieve anticipo sulla tabella di marcia, prendono posto sul palco B dell’Alcatraz i KANONENFIEBER. Affrontiamo subito l’elefante nel locale: come prontamente fatto notare dalla band sui propri canali social l’allestimento di stasera non permette di sfoggiare tutta l’artiglieria in genere presente ai loro show (ad esempio non c’è stata la neve artificiale durante l’esecuzione di “Der Füsilier I”, che pure era stata utilizzata al Live Club), al punto che gli unici attrezzi di scena sono stati il fucile estintore (caricato a ghiaccio secco) e la vanga per mimare gli scavi in trincea nella più funerea “Heizer Tenner”.
Per il resto Noise e i suoi commilitoni hanno dovuto contare solo sulle proprie forze – per quanto ben spalleggiati da giochi di luci ed effetti di sottofondo, come ad esempio il rumore dei sonar durante “Kumf Un Sturm” – ma se pur monco dal punto di vista scenografico, lo spettacolo messo in campo è stato bene accolto dal pubblico (composto anche ascoltatori meno avvezzi a queste sonorità nonchè diversi stranieri, a giudicare dagli accenti sentiti girando per il locale).
Ad aprire la serata è “Die Feuertaufe”, traccia d’apertura del primo album “Menschenmühle”, e bastano pochi minuti per scatenare la reazione degli astanti, nonostate una resa sonora inizialmente non ottimale: la vicinanza tra pubblico e palco rende ancora più coinvolgente il crowd surfing che si scatena sulle note di “The Yankee Division March”, così come i cinque dati dal frontman agli spettatori delle prime file ricordano quasi più un concerto punk che uno show teatrale alla stregua dei Rammstein, peraltro chiamati in causa nella successiva “Die Fastnacht Der Hölle” grazie al ritornello militare (“Links, zwo, drei, vier”, titolo dell’omonima canzone utilizzata da Lindemann all’epoca per combattere le accuse di filo-nazismo).
L’aspetto più teatrale emerge durante l’esecuzione della doppietta “Der Füsilier”, con tutta la band coinvolta nella recitazione oltre che nelle secondi voci, ma è evidente come la parte più efficace sia quella più ‘interattiva’, in cui Noise (addobbato con il tipico Mantel tedesco) comanda la folla orchestrando il moshpit e facendo cantare a comando le ali del pubblico durante l’esecuzione delle anthemiche “Z-Vor!” e “Menschenmühle”, così come i quattro strumentisti in canottiera si ritagliano un momento di maggiore celebrità sulle note marziali di “Panzerhenker”.
Nel mezzo c’è spazio per un po’ di quiete con “Verscharrt und Ungerühmt”, breve ballata acustica per chitarra e voce, mentre “Der Maulwurf” parte sulfurea per poi esplodere in un ritornello esplosivo che lancia la volata a “Ausblutungsschlacht”, chiusura col botto (con una specie di martellone gigante che fa molto Amon Amarth) di un’ora e mezza ad alta intensità nonostante l’allestimento minale dal punto di vista scenografico.
In chiusura l’inchino teatrale della band viene salutato dagli applausi convinti del pubblico, sperando che, dopo le polemiche a mezzo social, si sia trattato di un arrivederci e non di un addio a data da destinarsi.
Setlist Kanonenfieber
Die Feuertaufe
Dicke Bertha
The Yankee Division March
Die Fastnacht Der Hölle
Der Füsilier I
Der Füsilier II
Kampf und Sturm
Z-Vor!
Heizer Tenner
Die Havarie
Verscharrt und Ungerühmt
Grossmachtfantasie
Menschenmühle
Gott mit der Kavallerie
Panzerhenker
Der Maulwurf
Ausblutungsschlacht
MENTAL CRUELTY
KANONENFIEBER
































