02/11/2013 - Karma To Burn + Jex Thoth + Noon – Mezzago @ Bloom - Mezzago (MB)

Pubblicato il 04/11/2013 da

A cura di Luca Filisetti

Bella serata al Bloom di Mezzago per gli amanti dello stoner e del doom: a calcare le assi del locale infatti tornano i westvirginiani Karma To Burn, che già in passato si erano esibiti con successo nella venue. A fare loro da spalla troviamo la mistica Jex Thoth – a sua volta in tour europeo a supporto dell’ultimo album – ed i piacentini Noon, freschi di debutto discografico. Arriviamo al locale intorno alle 22:00 e constatiamo con un certo disappunto che ancora il pubblico è sparuto: la concomitanza nel raggio di un centinaio di chilometri di 30 Seconds To Mars (Milano), Ulver (Parma) ed Arcturus (Reggio Emilia) potrebbe aver “rubato” qualche presenza, nonostante i generi diversi. Ma tant’è. Alle 22:30, quando i Noon aprono le danze, tra il pubblico si contano una cinquantina di anime, numero che andrà crescendo fino ad arrivare alle 150 – 200 persone presenti con gli headliner. Le tre band hanno offerto tutte uno spettacolo più che buono, baciato da suoni sempre all’altezza (nel caso dei KTB addirittura ottimi). La serata da questo punto di vista può dirsi riuscita al 100%: l’organizzazione della Hard Staff è stata molto buona come sempre e l’atmosfera era estremamente rilassata ed easy, la qual cosa ha contribuito alla perfetta riuscita dell’evento.

 

Karma To Burn - Logo
NOON
Sono le 22:30 precise, quando sul palco del Bloom sale il quartetto piacentino dei Noon, chiamato ancora una volta a fare da spalla ai Karma To Burn. Nella mezz’ora a propria disposizione, la band propone sei brani, tutti estratti dall’esordio “775 Lumiére”, uscito da qualche tempo sotto Desert Fox Records. I Noon confermano di essere un ensemble promettente e preparato, che rende molto di più su palco che su album, probabilmente anche grazie ad un setup sonoro perfetto, da sempre marchio di garanzia dello storico locale di Mezzago. Lo stoner rock polveroso ed energico dei Nostri trova quindi la giusta valvola di sfogo dal vivo, come ampiamente prevedibile. Mattatrice assoluta del set è stata la cantante e chitarrista Stefania Savi, metà Laura Pleasants, metà Kim Gordon: la sua carica e le sue movenze catalizzano l’attenzione, togliendola al pur bravo Marco Murtas e soprattutto ad una Caterina Mozzi tanto brava al basso quanto immobile e “visivamente” fuori contesto. Dall’opener “Screaming Of The Lambs” in giù, i Noon dimostrano padronanza dei propri mezzi e sprigionano la giusta dose di sudore ed energia. Come ciliegina sulla torta, prima del brano conclusivo, Bill Mecum dei KTB è salito sul palco per infilare una rosa sul manico della chitarra della Savi, dimostrandosi un perfetto gentiluomo virginiano. Promossi a pieni voti, bravi.

JEX THOTH
Dopo un cambio di palco piuttosto laborioso, dovuto al cambio di strumentazione e alla preparazione di una seppur scarsa scenografia a base di candelabri sparsi per lo stage, alle 23:30 finalmente ha inizio il concerto di Jex Thoth. Mezzago rappresenta la seconda data italiana del Blood Moon Rise Tour: una piccola percentuale degli avventori del locale si catapulta nelle prime file per non lasciarle più, dimostrando di riporre più interesse per la performance della sacerdotessa del Wisconsin che non per gli stessi headliner. Sul palco spariscono anfibi e cappellini da camionisti per lasciare spazio a pantaloni a zampa e camicie floreali, più in sintonia con la musica della band. La Thoth, come di consueto, appare in scena agghindata con una mantella verde da elfa e sin da subito ammalierà i presenti con una performance estremamente evocativa e a suo modo sensuale. E’ incredibile come una ragazza relativamente giovane, relativamente minuta e relativamente bella riesca ad attirare su di sé gli sguardi e le attenzioni del pubblico, grazie ad un magnetismo che in pochissime sulla scena oggi possono permettersi, seconda in questo solo a Chelsea Wolfe. Il set del quintetto dura una cinquantina di minuti, durante i quali Jex canta, recita e gioca con il fuoco (letteralmente), mentre una band piuttosto coesa sciorina con sicurezza un rituale doom psichedelico praticamente perfetto, con le tastiere di Steve Moore (ex Earth) molto presenti ma sempre in sottofondo rispetto alla sei corde del freak Brandon Newhouse. Largo spazio alle canzoni dell’ultimo “Blood Moon Rise”, sebbene non manchino estratti dal fantastico album omonimo uscito ormai nel 2008. Picco emozionale del concerto è stata l’esecuzione di “The Places You Walk”, ma in sostanza i cinquanta minuti a disposizione della band sono trascorsi in maniera piacevole e senza cali di tensione. Una garanzia, anche dopo l’uscita di Grim Jim dalla line up.

KARMA TO BURN
Introdotti dal playback di un noto brano jazz (ci scuserete se non ne conosciamo il titolo), alle 00:40 irrompono sul palco senza troppe cerimonie i Karma To Burn, accolti da un Bloom non certo gremito ma particolarmente entusiasta di rivedere il trio americano. Trio che per questo tour è formato dal già citato William Mecum alla chitarra, dall’eccezionale Evan Devine alla batteria ed eccezionalmente dal grandissimo e simpaticissimo Rob Halkett (Irish Rob negli Exploited) al basso. Cambiano quindi i fattori, ma non il risultato, che è la solita grande festa rock alla quale i Nostri ci hanno abituato. Durante l’ora e quindici minuti a loro disposizione, i KTB sciorinano una quindicina di brani, alcuni molto recenti, altri facenti parte di un passato che inizia ad essere piuttosto remoto. Tra le altre abbiamo riconosciuto “Nineteen” e “Thirty Six”, ma i numeri non sono importanti, dato che il terzetto tramuta ogni brano in una sorta di jam dove rock and roll, stoner e perfino metal si mischiano per dare vita ad una miscela esplosiva che su palco trova un habitat ideale. Mecum, cappellino in testa e pancia da birra in bella evidenza, gigioneggia con il pubblico, incita a rockeggiare, fuma, sputa e beve sempre con il sorriso sulle labbra ed un’attitudine estremamente friendly. Da parte sua, Halkett tiene alta l’adrenalina grazie ad una prestazione molto fisica e convincente, mentre dietro le pelli Devine devasta il drumkit con una foga perfino esagerata in certi frangenti. Ciò che conta però è che ancora una volta i Karma To Burn escono tra il tripudio generale del pubblico, che si lascia trasportare dai riff catchy ma sporchi di Mecum e da una sezione ritmica terremotante. Attitudine in dosi massicce, coinvolgimento, sudore, birra, fumo, energia: cosa chiedere di più ad un rock show? Una certezza assoluta.

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