08/05/2026 - KARNIVOOL + INTERVALS @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 14/05/2026 da

Report di David Scatigna
Foto di Pamela Mastrototaro

Tredici anni di attesa e un pubblico che nel frattempo è invecchiato, si è ampliato e si è fatto trovare al completo al Live Club di Trezzo sull’Adda per accogliere il ritorno in Italia dei Karnivool: il Live Club è pieno in ogni ordine di posto, e la presenza di facce giovani che tredici anni fa erano probabilmente ancora in fasce, mescolate ai veterani di lungo corso, racconta forse più di qualsiasi parola quanto sia duraturo il segno lasciato dalla band di Perth nel mondo del progressive rock e metal, con un approccio che privilegia la dimensione melodica e atmosferica rispetto alla semplice potenza.
Un segno costruito disco dopo disco: tre album diventati punti di riferimento per chiunque ami un rock capace di coniugare complessità ritmica e melodia.
L’occasione era doppia: non solo il ritorno dal vivo, ma anche la promozione di “In Verses”, quarto album in studio pubblicato a febbraio 2026 dopo oltre un decennio di attesa e silenzio.
Ad accompagnare i nostri, i canadesi Intervals. A voi il resoconto di come è andata.

 

A scaldare il pubblico ci pensano i canadesi INTERVALS, formazione di progressive metal strumentale dal carattere djent, guidata dal chitarrista e fondatore Aaron Marshall, affiancato da Jacob Umansky al basso, Travis LeVrier alla seconda chitarra e Nathan Bulla alla batteria.
Non è compito semplice, per una band che non ha un cantante, tenere alta l’attenzione di un pubblico che aspetta da tredici anni gli headliner, senza potersi affidare a melodie vocali, testi o momenti di interazione con il microfono, è una sfida che in molti farebbero fatica ad affrontare.
I Nostri invece la vincono, e la vincono con autorità: il segreto sta nel saper costruire brani che abbiano identità melodica forte anche senza voce, ed in questo caso le chitarre di Marshall cantano davvero, anche se la vera rivelazione della serata è Nathan Bulla.
Il batterista è un eccellente strumentista: preciso come un orologio svizzero ma con una propulsione ritmica capace davvero di incantare e, a volte, di far rimanere estasiati dalle sue performance. La sua non è la precisione fredda di una macchina: è quella di un musicista che sa esattamente dove vuole portare ogni singola misura, con un calore e una presenza che rendono ogni pattern ritmico qualcosa di più di una semplice struttura. È lui il vero motore emotivo del set, specie nei passaggi più dinamici, dove la sezione ritmica con Umansky forma una coppia semplicemente devastante: i due si cercano, si trovano e costruiscono un groove che è tanto solido quanto vivo.
Il set spazia tra il materiale recente di “Memory Palace” e qualche incursione nel passato, con brani come “Mata Hari” ed “Epiphany” che fanno capolino tra i pezzi più nuovi, per una mezz’ora abbondante che lascia tutti soddisfatti, con la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di notevolmente al di sopra del compitino da band di supporto.

È il momento che tutti aspettavano: i KARNIVOOL attaccano con “Ghost”, l’apertura di “In Verses”, e già dal primo accordo il pubblico risponde entusiasta.
Al centro della serata c’è Ian Kenny: il frontman australiano è un catalizzatore naturale, non ha gli atteggiamenti tipici da rock star e non intrattiene con monologhi prolungati, eppure il pubblico è incollato a lui. La voce è potente e modulata, capace di passare da momenti di calma ad esplosioni che riempiono la sala, e la sua capacità di trascinare il pubblico è uno dei tratti distintivi dell’esibizione della formazione.
Impossibile poi non menzionare la sezione ritmica: Steve Judd e Jon Stockman formano una coppia che non sbaglia un colpo, con il batterista oramai presenza monumentale sul palco non tanto per la mole della sua tecnica quanto per come la usa, scolpendo i ritmi della band con una pulizia chirurgica e una intensità incandescente, mentre Stockman al basso a sei corde lo completa in modo naturale, con un groove denso e avvolgente che si intreccia con la batteria, evidenziando la sintonia dei due maturata con il tempo.
“Goliath” e “We Are” sono i momenti che scatenano le reazioni più visibili, con il pubblico che canta a squarciagola, ma è il finale che rimarrà impresso, portando la serata su un piano diverso.
Si parte infatti dal rock diretto e più immediato di “Themata”, si passa per l’architettura progressiva di “Roquefort” e il momento corale di “New Day”, per arrivare al bis in cui “Opal” apre spazi atmosferici ampi e rarefatti, prima che “Salva” chiuda tutto con una tensione che si scioglie lentamente, congedando il pubblico poco a poco: cinque brani che attraversano decenni di storia della band con un’intensità sempre crescente, trasformando il Live Club in qualcosa di più simile a un rito collettivo che a un concerto.
Tredici anni valevano davvero l’attesa.

Setlist Karnivool:
Ghost
Simple Boy
Aozora
Goliath
Drone
We Are
Deadman
All It Takes
Animation
Themata
Roquefort
New Day
Opal
Salva

INTERVALS

KARNIVOOL

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