07/05/2006 - Katatonia + Novembre @ Rainbow - Milano

Pubblicato il 11/05/2006 da

A cura di Marco Gallarati

Una tiepida serata di maggio ospita, nei pressi del Rainbow di Milano, un evento di particolare e ricercato richiamo, ovvero il primo dei due appuntamenti in terra italica del tour europeo dei Katatonia, freschi autori del bellissimo “The Great Cold Distance”, confermante la band sulla strada stilistica intrapresa con il precedente “Viva Emptiness”. E quale miglior supporto, per Jonas Renkse e soci, degli amici di lunga data Novembre, anch’essi da poco tornati sul mercato, dopo un’assenza notevole, con il nuovo “Materia”, un disco dal successo quasi garantito. La venue non è gremitissima, ma l’ambiente è ideale per godersi al meglio lo spettacolo vigoroso, intimo ed emozionante che le due band hanno saputo dare. Il meglio del dark metal atmosferico all’ombra della Madonnina…

NOVEMBRE

I romani Novembre, pur suonando nella tradizionalmente ostile (almeno nelle rivalità campanilistiche) Milano, si sentono decisamente a casa, dopo quasi un mesetto passato lontano dai patri confini. Il gruppo è in forma, fresco e voglioso di presentare all’audience italiana i brani di “Materia”, l’ennesimo masterpiece della carriera ‘novembrina’. I ragazzi entrano alla spicciolata sulle note di un’intro d’atmosfera…Giuseppe Orlando, il neo-bassista ufficiale Roberto Fasciani, Massimiliano Pagliuso ed infine Carmelo Orlando. Si parte con “Verne” e la bellezza della canzone fa presagire un’ottima performance. Ed infatti è proprio così, a parte qualche momento in cui la voce di Carmelo sparisce fra le note degli strumenti. Difficile scegliere la setlist per i Novembre, avendo a disposizione una vasta gamma di brani memorabili e, più o meno, tutti ugualmente intensi. Si opta quindi per un succoso assaggio di “Materia”, dal quale il gruppo esegue, oltre al pezzo d’apertura, la title-track, “Memoria Stoica/Vetro” e “Aquamarine”, tralasciando purtroppo, a malincuore di chi scrive, sia “Nothijngrad”, sia “Geppetto”. “Novembrine Waltz” è omaggiato dall’esecuzione di “Venezia Dismal” e “Child Of The Twilight”, mentre “Classica” si dimostra un album particolarmente amato dal gruppo, vista la riproposizione di “My Starving Bambina”, “Nostalgiaplatz” e, in chiusura, “L’Epoque Noire (March The 7th 12973 AD)”. Immancabile l’apprezzatissima “The Dream Of The Old Boats”, mentre ci si può rammaricare ulteriormente di non aver ascoltato capolavori del calibro di “Love Story” e “Conservatory Resonance”; ma, non considerando alcune scelte obbligate di scaletta, le quali avranno scontentato alcuni e accontentato altri, ci si può accomiatare dal quartetto capitolino tributandogli i più meritati applausi. Grandi! 

KATATONIA

I Katatonia sembrano essere entrati, ormai da qualche tempo, nella terza era della loro carriera. Dopo l’epoca del growl, dei primi album e della creazione del riffing ‘a cascata’, e quella delle sonorità ultra-deprimenti e preparanti al suicidio, con l’inserimento di parti più groovy nel songwriting, i cinque svedesi si sono un po’ levati di dosso l’alone di ‘band triste’ che da sempre si portano dietro. E che dal vivo, com’è giusto che sia, è quasi totalmente assente. Perfino Jonas Renkse, l’anima più pacata e sofferente del combo, sembra (anzi, è!) più propenso al dialogo coi fan e ad una partecipazione più fisica durante lo show. Ben supportato dalle saltuarie screaming vocals di Anders Nystrom e dalle capacità tecniche dei fratelli Norrman e di Daniel Liljekvist, Jonas presenta regolarmente quasi ogni pezzo, attaccando con “Leaders”, l’opener di “The Great Cold Distance”. Qualche problemino tecnico iniziale verrà risolto in breve tempo, anche se non del tutto, data la poca consistenza del basso, nitidamente udibile invece durante la prova dei Novembre. La setlist è incentrata, come prevedibile, sui tre dischi più recenti, con l’ultimo nato a farla da padrone durante le esecuzioni di “My Twin”, “Soil’s Song e  “July”. “Viva Emptiness” e “Last Fair Deal Gone Down” si dividono più o meno equamente il resto dei brani, lasciando a “For My Demons” e “Deadhouse” il compito di rappresentare i primi due dischi post-growl. Il pubblico reagisce alla grande e, in un crescendo di battimani e cori, dimostra di conoscere praticamente a menadito ogni episodio proposto. I cinque svedesi, così come il loro support-act, forniscono una prestazione professionale, umile, diretta e senza troppi fronzoli, la quale è incorniciata da due bis superlativi, corrispondenti ai nomi di “Evidence” e “Murder”, quest’ultima ovviamente in grado di riesumare dalla naftalina il growl di Renkse. Seconda ottima prova della serata e tutti a casa contenti. Un appunto finale: nota di merito all’organizzazione del tour: ultimamente si tende sempre più a far suonare minimo tre band in una sola serata, sfalsando orari, tempistiche e qualità degli eventi. Due band di alto valore, seppur di non stratosferica nomea, bastano e avanzano per far sì che una serata si riempia di buon umore.

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