10/07/2019 - KING CRIMSON – Torino @ Palazzina di Caccia di Stupinigi - Nichelino (TO)

Pubblicato il 22/07/2019 da

Report a cura di Carlo Paleari

Dopo aver passato interi decenni senza mai indulgere eccessivamente sul glorioso passato, i King Crimson hanno deciso, da qualche anno, di abbracciare finalmente la propria storia nella sua interezza, portando in scena cinquant’anni di progressive rock, attraversando tutte le fasi della loro lunga carriera. Robert Fripp, però, non è un musicista qualunque e, anche quando decide di tornare a ripercorrere brani degli anni Settanta, lo fa con assoluta modernità, senza mai sfociare nella nostalgia, ma prendendo la sua musica e calandola nel presente, grazie ad una formazione semplicemente stellare. Dopo avervi raccontato la data all’Arena di Verona, ci muoviamo in un altro bellissimo luogo storico, la Palazzina di Caccia di Stupinigi, nella provincia di Torino. La data è inserita all’interno dello Stupinigi Sonic Park, ottima manifestazione che quest’anno ospita alcuni grandi nomi della musica internazionale e non, da Mark Knopfler agli Skunk Anansie, passando per i Subsonica e Francesco De Gregori. Questa occasione, però, è tutta per loro: i maestri, i capostipiti di un intero genere; in due parole, i King Crimson.

 

 

Non è ancora calata la sera e molti avventori sono ancora intenti a recuperare una birra, qualcosa da mangiare e a cospargersi di prodotti antizanzare, quando Robert Fripp e compagni salgono sul palco, quasi di sorpresa. Chi vi scrive ha già avuto modo di vedere questa formazione all’opera nel tour teatrale di tre anni fa e, bisogna dirlo, nonostante la splendida cornice storica, l’atmosfera di un teatro appare fin da subito più adatta alla musica dei sette artisti: sarà il mood vagamente festivaliero, sarà il clima da open-air, fatto sta che, purtroppo, una parte del pubblico non sarà proprio esemplare durante il concerto, cercando di strappare una foto (vietatissimo!), o più semplicemente parlottando anche quando sarebbe più consono un religioso e attento silenzio. Per fortuna questo disagio non sembra arrivare sul palco e i King Crimson regalano all’audience torinese una performance di livello pazzesco, che rappresenta forse uno dei vertici assoluti in fatto di tecnica esecutiva e soprattutto filosofia artistica. Sì, perché in un concerto dei King Crimson non c’è solo la perfezione espressa da dei maestri del proprio strumento, ma soprattutto la traduzione in musica di quella che è l’idea stessa di progressive rock, che trova in Robert Fripp un modello assoluto. Il chitarrista, infatti, su un piatto della bilancia pone il rigore totale di un metodo (denominato ‘Guitar Craft’), fatto di disciplina totale; nell’altro, invece, poggia il suo desiderio continuo di sperimentare, di portare avanti una ricerca, senza mai sedersi sui proverbiali allori, tanto da andare a ribaltare, a settanta e passa anni, la classica impostazione di una band dal vivo. Non c’è un frontman, nei King Crimson, o meglio, ce ne sono tre e sono tutti batteristi. La prima linea, quella che più lascia a bocca aperta, è composta, come è noto, da Gavin Harrison, Pat Mastelotto e Jeremy Stacey: i tre rappresentano la spina dorsale dell’intero concerto, non – come si potrebbe pensare – andando semplicemente ad amplificare la potenza ritmica, ma lavorando con una perizia chirurgica, ora sovrapponendosi in degli unisono quasi inconcepibili, ora completandosi a vicenda, ricamando, due punteggiando il tessuto ritmico con tocchi leggeri mentre l’altro picchia giù con forza. Dietro di loro, un bassista di caratura talmente gigantesca da poter reggere il compito di stare dietro a tre batterie (Tony Levin), un chitarrista e cantante capace di destreggiarsi con maestria su due fronti più che difficili (Jakko Jakszyk), un maestro entrato di diritto nella storia del prog rock ai fiati (Mel Collins) e infine, lui, Robert Fripp, la mente geniale a tenere le fila di una trama intricata e complessa.
Il concerto si divide in due set che, come sappiamo, cambiano ogni sera. Per l’occasione i King Crimson scelgono di giocarsi subito alcuni grandi capolavori, inserendo in questa prima parte il loro materiale più datato: “Cirkus”, le due parti di “Larks’ Tongues In Aspic” e un paio di episodi da “In The Court Of The Crimson King”, l’album più amato dal pubblico a giudicare dalle acclamazioni rivolte a “Moonchild” e, soprattutto, alla title-track. Funziona leggermente meno “Frame By Frame”, principalmente a causa della performance vocale di Jakko, che non riesce a rendere al meglio i brani originariamente cantati da Adrian Belew. Magistrale, invece, “Islands”, canzone sognante e poetica, che si trasforma in questo arrangiamento in una sorta di ballad pop-rock, elegante e leggiadra. Il secondo set, invece, è quello più difficile, ma non per questo meno esaltante: “The Sheltering Sky”, “The ConstruKction Of Light”, “Neurotica”, “Indiscipline”, “Level Five”… tutti brani in cui la band può sfoggiare la sua strabiliante capacità di creare incastri, soluzioni ritmiche ardite, un meccanismo perfetto di un orologio che non perde mai un colpo. Parleremmo di un set cerebrale e quasi cervellotico, se non fosse per un paio di episodi che ci riportano nella dimensione onirica: prima una delicata “Epitaph” e, in chiusura, una “Starless” fuori scala, suonata in maniera impeccabile, che ci riporta a volare altissimi.
Sono già passate più di due ore e mezza ma manca ancora il brano simbolo dei King Crimson, quella “21st Century Schizoid Man” che rappresenta uno dei più splendenti casi di avanguardia musicale, un brano così avanti da sembrare innovativo ancora oggi e semplicemente inumano se si pensa alla sua data di pubblicazione, il 1969. Inutile dire che, a questo punto, gli astanti perdono ogni freno e si buttano sotto il palco, colmando il più possibile la distanza con la band. Al termine del concerto, prima di uscire di scena, i King Crimson si concedono ufficialmente alle foto del pubblico, una tradizione che permette ai presenti di portare a casa un’istantanea della serata. Stranamente, l’ultimo ad andarsene è proprio Robert Fripp, che si attarda, facendo a sua volta qualche foto al pubblico, sorridente e sereno. Sembra un altro uomo rispetto a quello che suonava seminascosto, al buio, quasi una presenza invisibile sul palco. Forse è anche grazie a questo cambiamento che oggi possiamo goderci tutta la lunga storia dei King Crimson in concerto, con la speranza che ci possano essere molte altre occasioni come questa, alla corte del Re Cremisi.

Setlist:
Larks’ Tongues In Aspic, Part One
Cirkus
Moonchild
The Court Of The Crimson King
Drumzilla
Frame By Frame
Larks’ Tongues In Aspic, Part Two
Islands

The Sheltering Sky
The ConstruKction Of Light
Neurotica
Indiscipline
Epitaph
Radical Action II
Level Five
Starless

21st Century Schizoid Man

 

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