25/05/2006 - King Diamond + Thunderbolt + Griffin @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 29/05/2006 da
A cura di Carlo Paleari
Foto di David Scatigna

Un Live Club decisamente affollato saluta la calata del Re Diamante dal regno di Danimarca. La curiosità era davvero tanta, soprattutto contando che il cantante manca ormai da diverso tempo nel nostro paese, tuttavia l’attesa non è stata vana, dato che King Diamond e la sua band hanno evocato il solito affascinante teatro degli orrori, fatto di storie sinistre e paesaggi cimiteriali. Ad accompagnarli nella serata troviamo i Griffin e i Thunderbolt, che però, a dir la verità, non riescono a lasciare un segno davvero positivo.

GRIFFIN

Il compito di aprire la serata viene affidato ai norvegesi Griffin, fautori di un heavy metal roccioso ma anche un po’ confusionario. I brani scorrono senza lasciare particolare traccia e il pubblico partecipa poco, lasciando semivuoto il sottopalco e accalcandosi più volentieri attorno al bancone del bar. I ragazzi ci danno dentro, comunque, e riescono a strappare qualche applauso, soprattutto sul finire della performance, quando la band si lancia in una versione vitaminizzata del classico dei Judas Priest, “Hell Bent For Leather”.

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THUNDERBOLT ( NOR )

I Thunderbolt irrompono sulla scena subito dopo i conterranei Griffin e bisogna ammettere che la loro performance è stata decisamente migliore. Certo, anche in questo caso non si assiste a niente di eccezionale, ma la band, con il suo heavy metal classico, sa quali corde toccare per andare sul sicuro: riff serrati, ritmi sostenuti, una voce potente ed una discreta presenza scenica. Il pubblico sembra decisamente più partecipe e l’atmosfera inizia a scaldarsi al punto giusto. Insomma, probabilmente non ci sbilanceremmo parlando di un gruppo rivelazione, ma certamente l’esibizione dei Thunderbolt coglie nel segno, lasciando che la band si ritiri salutata da un buon numero di applausi.

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KING DIAMOND

Come di consueto per i concerti al Live Club, sono ormai le 23.15 quando le luci si spengono per dare inizio alla messa nera del Re Diamante. Accompagnati da un’intro disturbante e lugubre, entrano in scena delle figure incappucciate, che iniziano a portare sul palco una bara e anche una cancellata, che dividerà il pubblico dalla band per una buona metà dello show. Lo spazio (non certo enorme) del Live Club viene sfruttato al meglio, con una scenografia che rievoca la bella copertina di “Abigail II”, gargoyle dagli occhi rossi e tracce di sangue fluorescente. Finalmente la band fa il suo ingresso sul palco e subito tutti gli occhi si puntano sul celebrante dal cappello a cilindro, che, intanto immerso in una luce bluastra, si accinge a sacrificare un neonato mentre dalle casse fuoriescono le note di “Funeral”. Il concerto esplode in tutta la sua maligna potenza ed è subito chiaro come King Diamond voglia puntare al suo storico passato, iniziando subito con una carrellata di brani dal suo capolavoro “Abigail”. I pezzi vengono suonati magistralmente, grazie all’apporto di musicisti come Andy LaRocque, Mike Wead e Hal Patino, senza un attimo di cedimento e senza un pausa, anche se bisogna dire che la resa sonora, soprattutto nella prima parte del concerto, è stata tutt’altro che perfetta. Dopo capolavori come “The Family Ghost” e “The Black Horsemen” la storia di Abigail procede con il secondo capitolo e, in particolare, con l’ottima “Mansion In Sorrow”. Lo show è ovviamente teatrale e ricco di atmosfera, oltre che per la bravura e la statura interpretativa di King Diamond, anche grazie all’intervento di una ragazza che, di volta in volta, interpreta i vari personaggi delle storie narrate dal Re. Il pubblico è già assolutamente catturato dalla voce di King Diamond che, nonostante l’età, sa ancora essere inquietante e teatrale, ma quando la band attacca con l’immortale classico dei Mercyful Fate, “Come To The Sabbath”, esplode il finimondo. Il pezzo è reso ottimamente e rimane uno dei picchi assoluti della serata. Lo show continua sempre su ottimi livelli e il cantante ripercorre tutti gli album storici, passando da “Eye Of The Witch” fino a “The Invisible Guests”, senza dimenticare la stupenda “Sleepless Nights”, con solo un paio di estratti da “The Puppet Master”, tra cui la bella “Blood To Walk”. Una serata davvero memorabile, quindi, per tutti i fan di King Diamond, che hanno potuto gustare uno show di altissimo valore, interpretato da un personaggio che, tutt’ora, ha pochi rivali nell’arte di ammaliare il pubblico. Il Re è ancora tra noi, statene certi… e non ha ancora finito di raccontarci le sue oscure e sinistre storie.

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