01/02/2015 - Korn + The Qemists @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 05/02/2015 da

A cura di Davide Romagnoli
Fotografie di Francesco Castaldo

Nonostante numerose siano state le volte in cui i Korn hanno calcato palchi qui intorno negli ultimi anni, anche dopo il ritorno di Head (tre date in Italia poco più di un anno e mezzo fa) una numerosa folla di fedelissimi torna a ripopolare le file dell’Alcatraz per pagare tributo agli idoli della gioventù liceale con i pantaloni neri a strisce bianche dell’Adidas, incarnati dalla mitica figura del frontman Jonathan Davis, ancora una volta, a quanto pare, meritevole di tributo. Ed è così che “The Path Of Totality” si mischia ai grandi classici immancabili del repertorio della band di Bakersfield, California. Ad aprire le danze, i brightoniani The Qemists.

 

Korn live 2015

 

THE QEMISTS

Orario aperitivo pieno, non si riuscirebbe ad essere in mood di elettronica neanche se suonasse Aphex Twin, ma poco importa, ci siamo abituati. Fortunatamente i The Qemists ci sanno fare e a Milano-zona-Maciachini si comincia già a saltare sui beat dei ragazzi di Brighton, molto vicini per attitudine e sound ai compatrioti Prodigy o, ancora di più, ai Pendulum: i due singer scaldano l’atmosfera in maniera quanto mai accattivante e trovano un Alcatraz già colmo di persone, attente e disponibili a prestare orecchie e caviglie al quintetto britannico che, tra singoli come “Stompbox” e “No More”, sciorina una prestazione assolutamente discreta e in linea con quanto le ultime produzioni dei Korn sono andate accomunando, con elettronica da dancefloor e atmosfera da concerto rock live, in un effetto più tipicamente dubstep e drum’n’bass. Promossi e sicuramente da rivalutare in un ambito -e in un orario- più consoni a loro.

 

KORN

Vent’anni di carriera non possono non essere significativi e non farsi sentire, sia in positivo che in negativo. E anche il gruppo di Davis non è esente da ciò. Presenti su palchi italiani innumerevoli volte negli ultimi anni, i paladini del nu-metal di metà anni Novanta non deludono neanche questa volta, seppur proponendo il medesimo show e brani già visti e sentiti altrettante innumerevoli volte. Il loro concerto è un concerto di mestiere e i mestieranti ormai sono i migliori che la formazione targata Korn abbia mai avuto: precisi, concisi, potenti. L’ormai onnipresente, a livello di ultime produzioni e a livello di parti suonate sul palco, Ray Luzier è infatti l’elemento che concentra l’attenzione su di sè, con i suoi innumerevoli giochetti e fill di ogni genere, tanto da poter sembrare eccessivo. Il vecchio Head accompagna ancora una volta il fido Munky e il massiccio basso dalle corde fluorescenti di Fieldy riempie come più gli aggrada gli spazi rimasti. Tutto intorno gli effetti, le tastiere e i synth di Zac Baird, sul palco coi Korn da quasi dieci anni, che donano quella modernità così ricercata al sound Korn più tipicamente grezzo tipico degli esordi. Il concerto di mestiere non è un male quando ci si rapporta a brani del calibro di un qualunque singolo dei Korn dei primi sei dischi, di cui la scaletta di stasera è fondamentalmente rappresa, aiutati dalla ventata nuova dei tre singoli di “The Paradigm Shift” che più potevano rendere in sede live. Riuscitissima è infatti la performance dei brani tratti dall’ultimo lavoro (dal quale ci si è risparmiati fortunatamente “Never Never”), quali “Spike In My Veins”, “Love & Meth” e soprattutto “Hater”, conosciuta appieno dalla numerosa folla presente. Singolare è il fatto che non sia stato presentato nessun brano, ad eccezione dei tre suddetti, scritto dal 2005 in poi, nemmeno gli ormai consueti “Get Up” e “Narcisistic Cannibal” dal mash-up elettronico “The Path Of Totality”. Consuete però, e tutto sommato -superato l’entusiasmo della novità- ormai monotone, due cover: la chiusura di “One” dei Metallica e “Another Brick In The Wall” dei Pink Floyd, che ormai perdono anche di significato, anche e soprattutto data la presenza in scaletta nei giorni scorsi di una cover, se non altro raramente suonata, come “Sabotage” dei Beastie Boys; così come perde significato l’inutile assolo di batteria di rientro per l’encore, con neanche la scusa della ‘pausa per riprendere fiato’, solo che toglie spazio a un qualunque brano della ventennale e lodevole carriera di capolavori da set live. Critiche alla setlist ormai consunta a parte -che ci possono, come sempre, essere come non essere- i Korn riescono a portare a casa il risultato anche stasera. I fan di nuova data non possono che essere soddisfatti dalla prestazione anche del buon vecchio Davis che, seppur non particolarmente esaltante come un tempo, non delude neanche stavolta. Per coloro che invece hanno masticato pane e Korn negli ultimi venti anni, e ovviamente calcato le file degli ultimi concerti da queste parti, si potrà tranquillamente affermare che dai ragazzi di Bakersfield non ci si aspettava nulla di più e nulla di meno, ma se non altro si rimane con la speranza che si trovino più spesso in sala prove a rimettere su qualche pezzo diverso in scaletta.

Setlist:
Twist
Here to Stay
Right Now
Love & Meth
Falling Away from Me
Spike in My Veins
Good God
Hater
Shoots and Ladders / One (Metallica cover)
Got the Life
Did My Time
Coming Undone
Freak on a Leash
Another Brick in the Wall (Pink Floyd cover)
Drum Solo
Y’All Want a Single
Blind

 

6 commenti
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