25/01/2014 - Kylesa + Sierra + Jagged Vision @ Lo-Fi - Milano

Pubblicato il 30/01/2014 da

A cura di Davide Romagnoli
Foto di Federico Rucco

Popolo del sud-est di Milano – almeno quello che ha un paio di dischi stoner sempre in macchina – riunito per ritrovarsi a bere una belga e ad ascoltare un po’ di riff impolverati e groove psichedelici: il Lo-Fi di Milano è sempre attento a questo tipo di situazione, non lo si può negare. E anche questa sera la proposta è decisamente succulenta: unica data italiana per i Kylesa e per il carrozzone di band della Retrofuturist, Sierra e Jagged Vision. Savannah, Georgia; Kitchener, Ontario; Stavanger, Norvegia. Una birra e un paio di riff li fanno ritrovare qui tutti, nel sud-est di Milano.

kylesa - tour europeo - 2014

JAGGED VISION
Stoner hardcore dalla Norvegia. I cinque introducono al clima della serata in maniera decisamente opportuna; un pubblico freddo li attende ma risponde con gusto alla proposta dei Jagged Vision: hardcore grasso dalle tinte più southern e psych, con qualche accenno di Electric Wizard sparso tra un break e l’altro, sputati addosso dalla voce ruvida e sgravata di Ole Urke. Grezzi e sgraziati. Promossi.

SIERRA
Con i Sierra la proposta si affievolisce di “botta sonora” e guadagna in sfumature psichedeliche. La voce di Jason Taylor – anche se poco presente, sia per parti che per volume – introduce le variazioni di tempo e di dinamica dell’altro gruppo targato Retrofuturist, l’etichetta dei Kylesa. I canadesi propongono questo stoner altalenante condito di ottimi riff e groove incisivi, risultando essere una perfetta introduzione per il main act della serata.

KYLESA
Dopo più di una decade di attività possiamo ritrovare i Kylesa assolutamente in forma smagliante. Professionali e seriosi, condiscono l’atmosfera con lo sludge psichedelico che ha contraddistinto la loro produzione ultradecennale, con occhio di riguardo all’ultimo – e meritevole – “Ultraviolet”. La coppia di batteristi riesce ad essere assolutamente efficace e non un mero pro-forma, quasi come per i Melvins; Carl McGinley e Eric Hernandez non si fermano un attimo, infatti, e sembrano essere stati gemelli separati dalla culla. Phillip Cope è sempre il pilastro portante della band, con le sue vocals monotòne, chitarrozza stoner, il suo theremin e il cappellino da georgiano USA. Inequivocabilmente, però, il punto di riferimento rimane sempre Laura Pleasants (un nome, un programma) dal tocco tenue sulla sei corde, vestita di effetti galattici eppure così dannatamente efficace. Seppur non brillando per particolari stravaganze compositive – anzi rimanendo sempre sul giro di (doppia) batteria e theremin, con alternati riff grassi delle chitarre e di basso – i Kylesa riescono a risultare un buon atto finale per la serata, lasciando piacevolmente soddisfatti tutti i presenti che, per la cornice intima e solitaria del posto, hanno potuto farsi due chiacchiere con la Pleasants al bancone del bar mentre il sabato sera passa via semplice e sereno come il treno dalla stazione di Rogoredo di fianco al locale.

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