31/12/2017 - L.A. GUNS + FASTER PUSSYCAT @ Whisky A Go Go - Los Angeles (Stati Uniti)

Pubblicato il 09/01/2018 da

Report a cura di Simone Vavalà

Per la notte di San Silvestro, al mitico Whisky A Go-Go va in scena, in pratica, la celebrazione del Capodanno 1988. Come altro definire, se non come un tuffo negli anni d’oro dello sleaze metal, la serata che ci viene offerta? Le danze aprono prestissimo, con ben quattro band emergenti a scaldare il pubblico: perdiamo le prime due nel trasbordo dall’aeroporto, mentre l’esibizione dei Rogue Agent ci pare un buon aperitivo, basata com’è, principalmente, su cover hard rock che tutti possono cantare – tra cui spiccano un paio di reinterpretazioni degli Ac/Dc; anche gli Scarlet Vice colpiscono favorevolmente, grazie all’ottimo tiro e all’istrionico frontman, che, se non si fa propriamente ricordare per il fascino, sa però essere estremamente trascinante e goliardico. Ma naturalmente il pubblico, in mezzo al quale incontriamo anche diversi personaggi noti come Nergal e Rob Caggiano, è qui per ascoltare due dei gruppi più iconici del genere, quindi partiamo con la band di Taime Downe…

FASTER PUSSYCAT
Il concerto del 31 dicembre al Whisky sta diventando un evento fisso per i Faster Pussycat, che prendono posto sul palco con molta classe e ironia, acuite dal nuovo look di Taime: completo gessato, cappello a falda larga e staticità quasi assoluta, in un contrasto efficace con i loro brani edonistici a base di fruste, notti di eccessi e gloryhole. Dal punto di vista dello show, anche il bassista Danny Nordahl, allampanato e vampiresco, e la chitarra a led di Xristian Simon contribuiscono non poco all’impatto; ma la musica non va in secondo piano, anzi. Nonostante i limiti che il cantante ha mostrato negli ultimi tempi, i classici ci sono tutti e sebbene interpretati in tonalità più basse, gli splendidi giochi tra ritornelli e controcori tengono alla grande… E l’intera sala si unisce. Come resistere a gemme immortali come “Slip Of The Tongue” o “Bathroom Wall”, per questa occasione proposta in medley con “Pretty Fucked Up” dei Supersuckers? Non manca il momento romantico con “House Of Pain”, anche in questo caso interpretato con una carica di serietà talmente impostata da risultare oltraggiosamente divertente. La ‘nuova’ formula live dei Faster Pussycat fa un po’ pensare alle esibizioni dei The Damned, a dirla tutta, ma colpisce nel segno.
L.A. GUNS
Riuniti infine dopo anni di diatribe, Phil Lewis e Tracii Guns sembrano davvero non invecchiare, almeno musicalmente; se l’esibizione dei Faster Pussycat è stata infatti la perfetta restituzione del lato più scanzonato della Los Angeles anni ottanta, gli L.A. Guns spostano sicuramente l’asticella verso brani più elaborati, in cui gli assoli di Tracii (che si conferma ancora, dopo sei lustri, un chitarrista eccezionale) e di Michael Grant si intersecano con classe. Dopo un trittico iniziale che comprende “No Mercy”, “Electric Gipsy” e “The Devil Made Me Do It”, la band cazzeggia per un paio di minuti a cavallo della mezzanotte, chiudendo il countdown con il boato del pubblico e una parziale restituzione di “Star Spangled Banner”. È arrivato così il 2018, ma i cinque non mostrano segni di stanchezza e ci accompagnano fino all’una del mattino con numerosi altri brani, tra cui spiccano “Bitch Is Back” e “Don’t Look At Me That Way”, fino al lungo finale fatto di assoli incrociati tra le due asce, “The Ballad Of Jayne” con un Tracii Guns in grande spolvero alla diciotto corde e un Phil Lewis che, nonostante l’aria un po’ assente, tiene bene le redini dello show: balla come un giovane Mick Jagger per tutto il tempo e non perde l’occasione per sottolineare come l’incontro con Tracii, anni fa e proprio qui sullo Strip, gli abbia cambiato la vita. Un’esibizione energica, accorata, che ci fa capire come il lato più grezzo del rock n’roll, davvero, possa non invecchiare mai.
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