18/05/2012 - Labyrinth + Mesmerize + Mirrormaze @ Rock & Roll Arena - Romagnano Sesia (NO)

Pubblicato il 23/05/2012 da

Introduzione e report a cura di Dario Cattaneo

Un tranquillo venerdì sera in una Rock N’ Roll Arena non straripante, quello del 18 maggio 2012, serata in cui però la caratura di almeno due delle band presenti avrebbe fatto facilmente supporre una mole di pubblico ben diversa. Sul palco infatti, subito dopo i newcomer Mirrormaze, combo meneghino dedito ad un progressive metal intenso ed emozionale, si sono infatti alternati due nomi storici del panorama metal tricolore: Mesmerize e Labyrinth. Mentre i primi sono considerabili come band storica a causa delle decise influenze tratte dall’heavy ottantiano e per la presenza del navigato singer Folco Orlandini, attivo durante tutti gli Anni ’90 in molteplici band, ai secondi si deve soprattutto il merito di aver segnato il periodo centrale dello stesso decennio con la loro bomba di maggior valore, ovvero l’amatissima prima parte di “Return To Heaven Denied”. Questo incontro tra vecchio e nuovo ha fatto quindi nascere l’opportunità di una serata molto varia, continuamente in bilico tra momenti progressivi, cavalcate metalliche e vecchie hit che tutti conosciamo… Vediamo come è andata nelle parole di questo report.


 

MIRRORMAZE
La progressive band milanese si presenta puntuale sul palco della Rock’n’Roll Arena, pronta a cercare di fare conoscere la propria musica ad un pubblico che ancora nella sua parte maggiore non sa chi sia. Forti di un debutto musicalmente molto valido e supportati dalla attivissima Bakerteam Records (spin-off di Scarlet, dedita alla promozione di gruppi italiani), per i Mirrormaze inizia ora il lungo cammino di costruirsi una solida fanbase tramite le proprie esibizioni live, e da questa prima serata la band sembra volere far sul serio. Spingendo sul fattore promozione (diverse volte gli astanti sono stati invitati a recarsi al banchetto per comprare in anteprima il cd) e pescando per forza di cose dal debutto “Walkabout”, la band dipinge nella circa mezzora a sua disposizione un buon quadro del disco, partendo dalla funzionale opener e cercando nel corso della scaletta di toccare i vari elementi che caratterizzano il sound, dal frangente più melodico ed elegante (la dolce ‘Deeper Sign’, che nel disco vede Ray Alder – Fates Warning, Redemption – alla voce) a quello più complesso e progressive, come ad esempio nella lunga “Broken Soul”, riproposta per intero nei suoi quasi dieci minuti di durata. Lo show gira molto attorno alle carismatiche figure di Fabio D’Amore, la cui voce ricca di sfumature e sensazioni si conferma il punto forte della proposta musicale del gruppo, e Davide Penna, che strappa più di qualche applauso grazie ad una tecnica invidiabile mostrata nei complessi momenti solistici e ad un saggio uso dell’effettistica a sua disposizione, che gli permette di esplorare a fondo ogni sfumatura delle varie tecniche chitarristiche di cui è padrone. Degne di nota anche le atmosfere, a tratti cariche, a tratti rarefatte, create dalle tastiere di Sam Lanfranchini, mentre l’unico appunto sulla presenza on stage lo muoviamo al batterista Fabio Nasuelli, un po’ bloccato dietro un piccolo drum-kit che non gli permette a nostro avviso di mostrare il proprio perfetto apporto ritmico, così importante invece su disco. In definitiva, lo show fa intravvedere un futuro brillante per la band, che ora ha la strada aperta davanti a sé: sta ai cinque ragazzi percorrerla e vedere dove li porterà tra qualche anno…

MESMERIZE
Band considerabile tra quelle storiche del metal meneghino, i Mesmerize hanno finalmente ripreso l’attività musicale dopo diversi anni di assenza quasi totale dalle scene. Attiva dall’ormai lontano 1998, la band vede la già nota figura di Folco Orlandini (Khalì, Time Machine, Skylark) a tenere le redini di una proposta che affianca un vigoroso e veloce approccio debitore della lezione del power europeo a massicce iniezioni delle sonorità strappate al metal classico più potente. Il risultato è una miscela ad alto potenziale esplosivo, miscela che, come è immaginabile, si adatta alla perfezione alla rappresentazione dal vivo, e che sul palco vede il proprio compagno di vita; e questa affermazione si rivela esatta anche in questa serata, dove i cavalli di battaglia più attuali come “King Of Terror” (nella versione del 2009) e “Burn” vengono ripresentati assieme ad alcune highlight del passato, come la speedy “Werewolf”, proveniente dal primo vagito discografico marchiato 1998 a titolo “Tales Of Wonder”. La band sembra immediatamente in palla, con un ottimo Andrea Garavaglia che dietro ai tamburi trascina con i suoi ritmi forsennati le veloci ritmiche di Andrea Tito e della coppia Belbruno/Paradivino. L’efficacia dal vivo delle song in scaletta si concretizza anche nei corti ed infuocati assoli che i due chitarristi si alternano a spron battuto, ma trova la sua naturale sublimazione grazie alla forte presenza sul palco di Orlandini. Universalmente acclamato dalla critica come uno dei migliori cantanti della scena anni ’90 italiana, oltre ad una bella voce mostra soprattutto una grande energia, qualità che lo rende mattatore della serata. In puro stile Dickinson, il cantante di Grosseto si muove lungo tutto il piccolo palco, presentandosi sull’opener con un megafono per l’intro alla prima strofa e prendendosi durante le parti strumentali il suo tempo per presentare ad un pubblico, purtroppo non numerosissimo, i suoi compagni. Insomma, una band vecchio stile che il proprio lavoro lo sa ancora decisamente fare e che aspettiamo con ansia tra qualche mese all’appena annunciato come-back discografico.

LABYRINTH
Anche degli headliner Labyrinth si sa poco nell’ultimo periodo: dal termine del tour di “Return To Heaven Denied pt. II”, infatti, c’è solo una sporadica attività live in posti di capienza più ridotta, e anche la homepage del sito ufficiale pare non essere aggiornata da un po’. Solo la pagina Facebook mostra un’attività più o meno continua. Fatto sta che, comunque, questa data così ‘informale’ dà modo alla band di Olaf Thorsen di mantenersi in allenamento sul fronte concertistico in una situazione di bassa tensione, puntando più che altro sul divertimento e sulla rilassatezza. “Guardate quest’uomo!”, dice Roberto Tiranti riferendosi agli evidenti pettorali del corrucciato tastierista De Paoli, “sembra muscoloso, ma in realtà indossa una camicia che ha comprato quando aveva otto anni!”. Questi e altri simpatici siparietti accompagnano più o meno tutta la serata, mostrando una band e soprattutto un Tiranti a proprio agio, e che almeno in questa occasione non si è presa tanto sul serio. Anche la scaletta, rispetto a quella standard riproposta nell’ultimo tour, ha subito qualche rimaneggiamento, con più o meno le stesse canzoni riproposte però in posizioni leggermente differenti. Chi si sarebbe mai aspettato il pezzo forte “Moonlight” riproposto in terza/quarta posizione, invece che come solita e roboante chiusura? La scelta sembra comunque portare i suoi frutti e catalizzare l’attenzione nei momenti centrali del concerto, confermando la tesi che i pezzi provenienti da “Return To Heaven Denied” restano sempre i più amati dal pubblico. L’apertura del concerto è stata comunque, come da tradizione dell’ultimo periodo, lasciata alla elegante “Shooting Star”, momento di apertura anche dell’ultimo disco, con “In The Shade” e “A Chance” a seguirla a ruota. Buona impressione fanno anche “Freeman”, unica rappresentante di un album che forse non piace a tutti per via del suo approccio sperimentale, ma che dal vivo fa sempre la sua figura, e la melodicissima “Falling Rain”, acclamata come tutte le tracce portate in omaggio al mitico capitolo primo della saga succitata. Insomma, l’esperienza, il carisma e le abilità tecniche dei Labyrinth permettono allo stato attuale alla band di uscire vincenti anche da momenti di evidente basso impegno come questa serata, puntando tutto sull’affetto che i fan provano per la band stessa e su una setlist di canzoni che obbiettivamente risulta essere di caratura superiore; brani che da tempo hanno aperto una breccia nei cuori di molti ascoltatori, diventando parte della loro formazione musicale. Questa è ovviamente una nota di merito agli anni di carriera passata, e ogni tanto fa piacere vedere una formazione italiana che raccoglie quanto seminato senza fare particolarmente fatica…

 

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