26/05/2017 - LARIO PROG DAYS 2017 @ LarioFiere - Erba (CO)

Pubblicato il 30/05/2017 da

Report a cura di Simone Vavalà

Nell’ambito della quinta edizione della Fiera Internazionale della Musica di Erba (CO), trova anche quest’anno abbondante spazio la proposta di rock progressivo; grazie al patrocinio della storica etichetta genovese Black Widow, ormai un punto di riferimento della scena a livello mondiale, per ben tre giorni il palazzetto della Fiera di Erba vedrà salire sul palco principale band di alta caratura e dalla storia rilevante. Nella serata del 26 maggio, ad aprire le danze troviamo infatti il Consorzio Acqua Potabile, con la loro melodica e trasognata proposta a cavallo tra il prog rock e un certo gusto cantautoriale, seguiti dai genovesi Il Segno Del Comando. Le sonorità di questi ultimi, vera eccellenza del prog made in Italy di più recente formazione, sono caratterizzate dall’inserimento di atmosfere dark-horror più vicine alla scuola di Goblin o Jacula, su cui si innesta la calda e avvolgente voce di Maethelyiah; prima dell’headliner, è il tempo della reunion dei Jumbo, band milanese che esordì nel lontano 1972 e che è entrata nella storia del prog con tre soli album in due anni, prima di sparire dal punto di vista discografico ma non certo quanto a rilevanza: e l’emozione che traspare dai musicisti viene trasmessa con gran classe al pubblico presente grazie ai loro lunghi brani di grande intensità. Va ammesso che la nostra attenzione, almeno come Metalitalia.com, si concentra chiaramente sulla band chiamata a chiudere la serata, ossia The Crazy World Of Arthur Brown: il gruppo di un artista considerato a ragione il padre putativo del face-painting e di un certo shock rock; ma, come testimoniato in serata, c’è molto di più nella sua proposta. Prima di procedere con il nostro report, va fatto però un plauso all’organizzazione complessiva; se la location risulta francamente poco accattivante in termini di spazi, dispersivi come tutte le aree fiere del mondo, la gentilezza dello staff, la più che dignitosa proposta di cibo e bevande, oltre a una serie di bancarelle varie – dischi compresi, grazie alla presenza della Black Widow stessa – permette di godere di una piccola atmosfera da festival, in cui noi e il restante centinaio di accorsi ci caliamo con piacere.

 

 

THE CRAZY WORLD OF ARTHUR BROWN
A volte si assiste alle esibizioni di artisti storici, o sepolti parzialmente nell’oblio, per pura curiosità, quando non per mettere una sorta di bandierina a segnare l’evento. Ecco, nulla di più lontano nel caso dell’esibizione di Arthur Brown, accompagnato dalla sua ‘storica’ band The Crazy World; o, almeno, il nome resta quello che lo vide esordire nel 1968, quando in formazione c’erano i futuri Atomic Rooster Vincent Crane e Carl Palmer, mentre è oggi composta da quattro giovani e talentuosi musicisti. Il settantacinquenne inglese stupisce tutti per energia, varietà musicale e soprattutto per la potenza vocale: immaginate di poter sentire dal vivo Ian Gillian del periodo di “In Rock” e avrete solo un’idea parziale di cosa ci abbia offerto Arthur Brown: dalle derive space e vicine agli amici Hawkwind di “Time Captives” alla restituzione in chiave quasi mediorientale della storica “I Put A Spell On You”, per poco più di un’ora e dodici canzoni veniamo investiti da un’ugola irrefrenabile, accompagnata da una classe e da uno spettacolo visivo veramente rari. Se non bastasse infatti la qualità musicale, tutti i membri della band sono truccati in volto secondo la tendenza psichedelica di fine anni sessanta, con il Maestro Brown in forma di lisergico gatto tricolore; e non solo: i cambi di abito del funambolico cantante sono continui, quasi sempre a tema; come il pavone luminoso nella cui foggia ci offre “Sunrise”, o la palandrana che non gli impedisce di ballare e saltare come un ossesso durante “Gypsy”. E poi, come da tradizione di una certa scena alternative-allucinogena, una ballerina (attempata, a dirla tutta, ma va bene così) accompagna in maniera sincopata i brani. Non c’è nulla che non fili a meraviglia; ottima l’intesa della band, che sorride e regala siparietti per tutto il concerto, con sugli scudi il gran lavoro della chitarrista, che tesse trame acide che si mischiano alla perfezione coi tappeti di synth del neo entrato tastierista. L’unico neo è che il tempo a disposizione è poco, soprattutto quando i pezzi diventano, come in tale occasione, suite dilatate e coinvolgenti; l’iconica “Fire”, uno dei brani più coverizzati della storia, viene resa con energia e col pubblico finalmente in piedi (ahimé sì, l’area fiere prevedeva posti a sedere) e, nonostante sia da sempre il gran finale naturale delle loro esibizioni, quando i cinque si accorgono di avere ancora una manciata di minuti a disposizione non esitano a riattaccare basso e chitarra e offrire un altro pezzo. Come detto precedentemente, c’erano forse cento persone ad assistere a questo concerto: da una parte, questo ci ha resi sicuramente orgogliosi di aver assistito a un vero evento, ma dall’altra ci auguriamo che, nel chissà quanto lungo futuro che lo aspetta, questo fantastico performer possa avere numeri maggiori dalla sua: e non solo per la Storia che rappresenta, in cui ritroviamo tutto ciò su cui avrebbero poi basato le loro carriere personaggi come Alice Cooper, Peter Gabriel o David Bowie, ma per lo straordinario spettacolo che sa donare in sé.

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