17/03/2016 - London By Norse: ENSLAVED + VULTURE INDUSTRIES + HELHEIM @ The Dome - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 24/03/2016 da

London By Norse: una celebrazione della musica e della cultura norvegese ideata da Simon Füllemann (All Acess Agency), Einar Selvik (Fimbuljod Productions, Wardruna) e Ivar Bjørnson (Peerson Productions, Enslaved). In sostanza, per tre giorni Londra si ritrova ad ospitare altrettanti concerti degli Enslaved – qui impegnati a celebrare il venticinquesimo anniversario della fondazione della band – un’esibizione esclusiva del progetto Skuggsjá (il cui disco di debutto ha da pochissimo visto la luce tramite Season of Mist Records), una mostra d’arte del famigerato Gaahl (God Seed, ex Gorgoroth), uno showcase targato Bardspec (progetto electro-ambient di Ivar Bjørnson) e, infine, un workshop curato da Einar Selvik, il quale in questa sede presenta la filosofia e gli antichi strumenti alla base dei Wardruna, oltre al background storico di Skuggsjá. Un cartellone insomma ampio e variegato, studiato appositamente per esplorare meglio le radici di questi affermati artisti e di tutto il suono norvegese. Un evento importante e particolarmente sentito, tanto da venire patrocinato anche dal ministero della cultura e da quello del turismo norvegesi, con tanto di party esclusivo presso l’ambasciata. A causa di vari impegni, chi scrive è stato in grado di presenziare solo ad un paio degli appuntamenti elencati poc’anzi, ovvero i primi due show degli Enslaved, aventi luogo rispettivamente presso il Dome di Tufnell Park e presso il classico Underworld di Camden Town. Il primo è stato dedicato agli esordi della formazione, con brani estratti esclusivamente dai vecchi album black e viking metal, mentre il secondo ha documentato il periodo centrale della carriera dei Nostri, ovvero quello che va da “Mardraum” a “Ruun”. Ad accompagnare il quintetto, due special guest anch’essi norvegesi: gli eccentrici Vulture Industries per giovedì 17 e i minacciosi Helheim per venerdì 18 marzo. Quasi superfluo sottolineare il fatto che entrambe le serate abbiano fatto registrare il sold out senza alcuna fatica, grazie ad fan accorsi praticamente da ogni angolo d’Europa e forse oltre. Non siamo in grado di tracciare un bilancio per l’intero evento, ma, basandoci su quanto visto a questi due appuntamenti, gli Enslaved possono certamente vantarsi di essere in ottima salute e di avere un seguito che pare solo destinato a crescere. Uno status invidiabile per un gruppo che è appunto in attività da venticinque anni.

london by norse 2016

THE DOME – 17/3/16

enslaved - of frost and fire - 2016

VULTURE INDUSTRIES

La serata di giovedì – e l’intero evento – vengono ufficialmente aperti dal set dei Vulture Industries, band di Bergen da tempo amica degli headliner. Il quintetto è noto per il suo approccio particolarmente bizzarro, che dà vita ad un avantgarde/progressive metal spesso memore dell’operato di altre realtà norvegesi come Solefald e Arcturus, ma nel complesso meno legato al mondo black ed extreme metal. Il frontman Bjørnar Nilsen è il vero mattatore di uno show sovente incentrato su fitti intrecci vocali e su un’atmosfera tra il goliardico e il pomposo. Il cantante fa da giullare, muovendosi su e giù per il palco con fare spensierato e accentuando i sentimenti espressi dalla musica tramite una forte mimica facciale, mentre il resto del gruppo resta più composto, non nascondendo però una giovialità che subito lo pone in netta antitesi con quanto arriverà più tardi nella serata. La musica, come accennato, è un guazzabuglio di generi e registri, quasi alla Solefald di “Neonism”, con un tocco più dark e malinconico in alcuni tratti. Certe soluzioni ci appaiono meglio riuscite di altre, ma l’impressione è comunque abbastanza positiva; pare quasi di trovarsi al cospetto della colonna sonora di un film di Tim Burton e il pubblico, già abbastanza numeroso a questo punto, sembra divertirsi, nonostante la proposta sia piuttosto diversa, sia a livello di attitudine che di resa sonora, da quella degli Enslaved. Quasi cinquanta minuti a disposizione dei Vulture Industries, che chiudono tra applausi molto calorosi. Di certo quasi ragazzi sanno come farsi notare.

ENSLAVED

Come previsto, i toni cambiano decisamente con l’arrivo degli headliner, che questa sera hanno in programma di rivisitare il loro repertorio più barbaro e drammatico. Il gruppo non propone alcuni di questi brani dal vivo da quasi vent’anni e la curiosità attorno all’esibizione è davvero alle stelle. Tanta la gente in sala, compresi alcuni blackster che da queste parti non si vedevano ai concerti di Ivar Bjørnson e compagni da ormai parecchio tempo. Il dolente intro di “793”, opener di “Eld”, fa trasalire chiunque in sala: si torna direttamente al 1997, anno in cui il sottoscritto vide per la prima volta la formazione dal vivo. È passato parecchio tempo, ma la resa della band questa sera non è affatto incolore o infiacchita; anche il materiale risulta invecchiato bene, tradendo solo qualche piccola ingenuità nello sviluppo ritmico. Semmai, si nota come Grutle Kjellson sia diventato negli anni un frontman ben più spontaneo e gioviale: vent’anni fa gruppi come gli Enslaved avrebbero fatto di tutto per apparire seri e intimidatori, mentre l’età ha evidentemente portato i Nostri a mollare la presa su un certo tipo di attitudine. Il bassista/cantante non risparmia incitamenti e scambi di battute con la folla, dimostrandosi sereno e divertito. Ciò crea un contrasto curioso tra i momenti in cui la band suona e quelli di pausa: i primi sono – ovviamente, visto il genere – torvi e furiosi, mentre i secondi colmi di scherzi e siparietti. A metà concerto si arriva persino ad una presentazione dei membri della line-up, quasi come se ci trovassimo ad un concerto di vecchi dinosauri classic metal o hard rock. Interessante scoprire questo lato più umano degli Enslaved, così come è interessante – ed esaltante! – ascoltare di nuovo perle come “Eld” o “Norvegr”. Per non fare mancare proprio nulla, i norvegesi arrivano pure a recuperare due tracce dal mitico split con gli Emperor del 1993: “Allfáðr Oðinn” è una botta di pura adrenalina, mentre “Slaget i Skogen Bortenfor”, posta in chiusura, riesce come al solito a riassumere alla perfezione tutto ciò che il moniker Enslaved rappresentava nei primi anni Novanta… maestosità, irruenza e un inconfondibile sapore nordico. Di fronte ad una setlist del genere, colma di classici di un periodo al quale i fan della prima ora continuano ad essere molto affezionati, vi è poco da criticare. Anche la scelta del locale si è infine rivelata ottima: l’ampio palco del Dome non ha tarpato le ali all’impeto della formazione e ha poi premiato coloro che da un concerto pretendono anche un minimo di componente visiva. Detto di un lavoro dei fonici al mixer più che competente, non esitiamo a definire la serata un tributo alle origini genuino e, a conti fatti, pienamente riuscito.

Setlist:

793 (Slaget om Lindisfarne)
Jotunblod
Heimdallr
Eld
Norvegr
Ansuz Astral
Allfoðr Oðinn
Loke
Fenris
Slaget i skogen bortenfor

UNDERWORLD – 18/3/16

enslaved - from the runic depths - 2016

HELHEIM

Venerdì sera la maratona degli Enslaved passa per lo storico Underworld e ai connazionali Helheim spetta il compito di scaldare il pubblico. Rispetto alla sera precedente, vanno fatti i conti con un locale ed un palco più angusti, che inevitabilmente finiscono per porre dei limiti alla resa complessiva di certe soluzioni. Gli Helheim ad esempio, vorrebbero dare risalto alle loro atmosfere viking con delle immagini proiettate su un telone sullo sfondo, ma essendo la parete troppo bassa ed essendoci di mezzo la batteria, gli sforzi del gruppo finiscono per risultare tutto sommato inutili. Il quartetto, inoltre, a livello di presenza scenica sembra ben più timido e impacciato dei Vulture Industries: il viking/black metal che i Nostri propongono possiede indubbiamente maggiore compattezza e tiro del sound dei loro connazionali, ma l’interpretazione appare un po’ fiacca, tanto che presto si fa largo l’impressione che gli Helheim non abbiano grande dimestichezza con la dimensione live. Le doti di frontman di V’gandr appaiono piuttosto limitate e, alla fine dei conti, solo le primissime file, tra le quali evidentemente sono assiepati vari fan della formazione, possono dirsi davvero conquistati dalla performance del quartetto. Un peccato, soprattutto se si pensa ad una discografia di medio-alto livello come quella dei musicisti di Bergen.

ENSLAVED

Lo show previsto questa sera è leggermente meno esclusivo del precedente, in quanto gli Enslaved di rado mancano di inserire brani risalenti ai dischi dei primi anni 2000 nelle loro attuali scalette. L’opportunità di assistere ad un’esibizione interamente dedicata a questo periodo della loro storia resta tuttavia decisamente ghiotta e, non a caso, l’Underworld si presenta completamente stipato già una mezzora prima che Kjellson, Bjørnson e soci facciano il loro ingresso. Date le dimensioni della sala e la grossa calca, oggi si fatica a gustarsi con calma la prova dei Nostri, ma le vibrazioni che la musica riesce ad emanare alla fine dei conti trascendono ogni impedimento strutturale e fisico. Questa sera bisogna stare attenti all’orologio, visto che il locale è solito diventare una discoteca nei weekend, quindi il coprifuoco delle 22:00 non può essere violato. La performance, a dispetto di sonorità generalmente più pacate e progressive, finisce quindi per assumere toni abbastanza urgenti. Kjellson introduce le canzoni con fare più spiccio e le pause vengono ridotte al minimo, lasciando giustamente che sia la musica a recitare il ruolo di protagonista. Il pubblico capisce al volo le intenzioni del quintetto e subito viene a crearsi una forte intesa, con uno scambio di energia tra musicisti e fan sovente quasi palpabile. Tra i tanti classici estratti da opere ormai famosissime come “Isa” o “Ruun”, troviamo particolarmente intrigante l’esecuzione di una manciata di episodi da “Mardraum”, album a volte poco considerato, ma che al suo interno racchiude degli ottimi passaggi. La title track di quest’ultimo, “Ormgard” e “Frøyas Smykke” finiscono per rappresentare per noi i momenti più interessanti dello show, ma ovviamente lungi da noi sottovalutare la resa di perle come “Return to Yggdrasil” o “The Crossing”, ampiamente acclamate dalla folla. Il tastierista/cantante Herbrand Larsen questa sera ha molte più opportunità di mettersi in mostra ed è netta l’impressione di trovarsi al cospetto di uno dei musicisti più preparati dell’intera scena norvegese: il suo innesto ha rappresentato una svolta importantissima nella carriera e nello sviluppo dello stile degli Enslaved, ma anche dal punto di vista prettamente live il Nostro si rivela vitale. Un leader apprezzatissimo, alla pari di Kjellson e Bjørnson. L’unico appunto per questa sera è l’esclusione dalla setlist della epocale “As Fire Swept Clean the Earth”, ma forse per questo appuntamento la band ha preferito dare spazio a qualche pezzo meno ovvio. Resta comunque forte l’idea di avere assistito ad una grande prova, magari meno maestosa di quella della sera precedente (anche per motivi di location), ma ugualmente sentita e intensa. Complimenti agli Enslaved per avere contribuito ad architettare un evento tanto speciale.

Setlist:

Path to Vanir
Fusion of Sense and Earth
Ruun
Return to Yggdrasil
The Voices
Bounded by Allegiance
Mardraum
Ormgard
Havenless
Frøyas smykke
Convoys to Nothingness
The Crossing

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