25/02/2009 - Lordi + Fatal Smile + Brandon Ashley & The Silverbugs @ Rolling Stone - Milano

Pubblicato il 05/03/2009 da
A cura di Maurizio “Mo” Borghi
Foto di David Scatigna

 
Erano in molti ad aspettare i mostri, formazione con un seguito in crescita verticale negli ultimi anni. Eccoli dunque arrivare a Milano e portarsi dietro un numero invidiabile di ammiratori, tanto da riempire quasi del tutto il Rolling Stone, bramosi dei loro anthem horrorifici e delle loro rappresentazioni più amabili che cruente. A seguito Fatal Smile e Brandon Ashley & The Silverbugs, in cerca di fans ed esposizione, anche se ad un orario indegno…

BRANDON ASHLEY & THE SILVERBUGS

I goth glamsters torinesi hanno l’onore di aprire per i Lordi in tutto il tour europeo: una ghiotta occasione per esporsi ad un pubblico nutrito, anche se forse non proprio avvezzo alle sonorità della formazione, alle prese con un suono tanto industrial quanto glam, avvicinabile a certe sfumature di Manson seppellite da sampler cyber. Il pubblico è tra l’indifferente e l’apatico, ma la band si fa valere sul palco con sicurezza, presenza scenica e anche buoni pezzi. Da rivedere.

FATAL SMILE

Quando salgono sul palco i Fatal Smile le coordinate si avvicinano alla proposta degli headliner, e con una sala ormai gremita è facile, per gli svedesi, elettrizzare l’aria del Rolling. Conciata come passeggiatrici di quart’ordine sul Sunset Boulevard la band del dragone (impresso ovunque, dalla copertina alla scenografia) è sicuramente quanto di più scolastico si possa sentire sulle assi di un palco, ma anche per questo i mid tempos rock che propongono fino alla nausea riescono ad essere di facile presa anche per il pubblico di neofiti. Ad un certo punto, insomma, la gamba inizia a muoversi, e pure la testa a tratti. I Fatal Smile non saranno mai degli headliner insomma (se non al pub sotto casa vostra) ma son riusciti a catturare l’attenzione.

LORDI

Ne hanno fatta di strada i Lordi, da one man band (agli esordi c’era solo Mr. Lordi e le sue basi campionate) al trionfo dell’Eurovision (la versione europea di Sanremo?) al successo in larga scala: oggi i mostri riempiono i club e attirano un pubblico variegato, vittima dei semplici e ironici inni hard rock tinteggiati di humor nero. Ciò che rende unici i Lordi è quell’ingenua rappresentazione orrorifica che si intreccia al concerto vero e proprio: se i costumi di scena sono eccezionali, ma non certo una novità (Gwar), i siparietti inscenati dalla formazione per introdurre i vari pezzi sono paragonabili ad un giro nel “tunnel degli orrori” delle giostre di paese, che fa leva sull’infante dentro ognuno dei presenti. Ecco quindi un gobbo incatenato che ha il braccio staccato da Ox, il toro infernale (basso),  un ballo tra zombie con lei infilzata dalla lady vampira Awa (tastiere), un mostro gigante che ha la testa decapitata da Kita, bestia spaziale (batteria). Tutto per introdurre i successi del gruppo, accolti e sorretti da un pubblico variegato e a occasionale. Mister Lordi ha sempre gli occhi addosso e sa essere un frontmen d’eccezione anche con 30 kg di costume addosso: con bambole sputa fuoco, accette insanguinate e ali da pipistrello anche muovendosi al rallenty la porca figura è assicurata. E la setlist? Nient’altro che un susseguirsi di tutti i singoli e i successi recenti della formazione, tra i quali trova spazio anche da un assolo (evitabile) della mummia egizia Amen (chitarra) che cita pure la celeberrima “Sweet Child O’Mine” dei Guns. Il concerto è chiuso dalle hit più attese: “Would You Love a Monsterman”, “Devil Is A Loser” e ovviamente “Hard Rock Hallelujah” che decreta la fine dello spettacolo con microfono ascia, botti, scintille da tutti gli strumenti e l’immancabile coriandolata. Il segreto del successo dei Lordi è banale e lontano dall’essere inimitabile: una mistura di Kiss, Gwar, pupazzi insanguinati e del buon hard rock che funziona sempre e comunque. E il bambino che è in noi è contento!

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