22/04/2010 - Lostprophets + The Blackout @ Magazzini Generali - Milano

Pubblicato il 30/04/2010 da

Report a cura di Luca Paron

 

Tornano in Italia dopo una lunga assenza i Lostprophets, formazione gallese che si è messa in luce col singolo “Shinobi Vs. Dragon Ninja”, per poi fare il grande botto con “Start Something” e il successivo “Liberation Transmission”. Più precisamente, era dal concerto a supporto di Metallica e Slipknot in quel di Padova (luglio 2004) che i ragazzi non mettevano piede sul suolo nazionale; e nel frattempo, dopo diverse vicissitudini, è uscito il nuovo “The Betrayed”, di cui potete leggere qui. Malgrado il suono della band si sia evoluto di album in album, spostandosi dal nu-metal contaminato rap dell’esordio fino alla varietà sonora dell’ultimo disco, nella folla presente ai Magazzini Generali non mancano, tra gli altri, gli avvezzi a sonorità più pesanti (compresi responsabili di etichette e brutal metaller sorpresi a cantare i ritornelli…), a testimonianza della qualità comunque espressa in sede live dai Lostprophets, e probabilmente anche per il lungo periodo di mancanza dai palchi italiani, che ha sicuramente invogliato qualcuno dei convenuti a approfittare dell’esclusività dell’evento.

 

 

THE BLACKOUT

Tocca ai giovanissimi The Blackout, gallesi a loro volta, riscaldare la serata. Alle ventuno, in perfetto orario con la scaletta prevista, i sei si palesano preceduti da un’intro piuttosto sinfonica, che non lascia presagire che cosa ci aspetterà. Ma il mistero è presto svelato: pur non scadendo nell’imitazione pura e semplice, i TB non si differenziano troppo dai LP degli esordi, magari aggiustando il tiro con chitarre più heavy e una percentuale maggiore della componente post-hardcore. Su tutto, la doppia voce di Sean Smith e Gavin Butler, che non calcano in verità registri troppo diversi ma interagiscono con gusto. Ormai rodati, e sicuramente molto grati a Ian Watkins e soci per esserseli portati in tour già per la terza volta, non corrono il rischio di avere un pubblico troppo ostile, andando sul sicuro e dimostrando buona padronanza strumentale, godendo di un suono perfetto e avendo anche l’ardire di additare il pubblico con un poco simpatico “Come on, shitaly!”, quando poco reattivo alle richieste di Sean Smith. Malgrado ciò, concerto positivo e band che fa bella figura, anche se verso la fine comincia a subentrare un filo di noia.

LOSTPROPHETS

Si sapeva che i ragazzi non suonano mai tanto, ma undici canzoni (bis compreso) e un paio di intro ai pezzi, sembra veramente un’offerta risicata per chi ha dovuto faticare per pagarsi il biglietto e magari si è fatto pure dei chilometri per vedere un gruppo che non capita tanto spesso dalle nostre parti. Detto questo, bisogna riconoscere ai gallesi di non aver affatto sfigurato, riuscendo a proporre con ottimo equilibrio tutte le sfumature sonore che hanno saputo inserire nei quattro LP rilasciati, pescando da tutto il repertorio e offrendo esecuzioni molto valide, sia musicalmente che a livello vocale. Impossibile stare fermi col piedino, difficile non lasciarsi incantare dai perfetti intrecci corali a cinque voci, e apprezzabile anche il voler dilatare le canzoni rispetto alle versioni da studio jammando oppure intervallando i pezzi propri con schegge di cover (House Of Pain, Faith No More e Guns N’ Roses). Anche gli estratti dall’ultimo “The Betrayed”, che pagavano su disco la fin troppo meticolosa produzione a scapito della spontaneità, convincono pienamente, contribuendo a un concerto mai noioso e svelando la loro anima più hard. Riduttivo citare la bontà o meno dei singoli pezzi, perché il livello è stato alto per tutto lo show, ma per dovere di cronaca i boati più grossi si ricordano su “Burn, Burn”, “Last Train Home” e “Shinobi Vs. Dragon Ninja”. Quest’ultima ha chiuso il set regolare prima del bis “Everyday Combat”, dove è salito sul palco anche Sean Smith dei The Blackout, e che è arrivata a sorpresa al posto della programmata “The Light That Shines Twice As Bright”. La promessa di Ian Watkins è stata quella di tornare a ottobre, e speriamo che per l’occasione, oltre alla qualità, ci sia anche la quantità, magari con un trattamento simile a quello riservato a Colonia solo un paio di sere prima: sedici pezzi, cover dei Prodigy compresa… Perché da noi tutti suonano meno?

 

Setlist:

It’s Not The End Of The World But I Can See It From Here
Burn, Burn
Can’t Catch Tomorrow (Good Shoes Won’t Save You This Time)
The Real Thing – Intro (Faith No More)
Last Summer
Jump Around – Intro (House Of Pain)
For He’s A Jolly Good Felon
A Town Called Hypocrisy
Last Train Home
Sweet Child o’ Mine – Intro (Guns N’ Roses)
Where We Belong
Rooftops (A Liberation Broadcast)
Shinobi Vs. Dragon Ninja
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Everyday Combat

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