15-17/07/2022 - LUPPOLO IN ROCK 2022 @ Parco delle Ex Colonie Padane - Cremona

Pubblicato il 25/07/2022 da

Report di Alessandro Elli e Roberto Guerra
Introduzione di Roberto Guerra
Foto di Paolo Manzi e Luna La Chimia

Vogliamo iniziare questo report facendo presente che anche quest’anno i ragazzi del Luppolo In Rock sono davvero riusciti a portare a casa le penne con un risultato sfavillante, peraltro in un periodo in cui i problemi sono dietro l’angolo e risulta alquanto facile incorrere in annullamenti, rimandi e battute di arresto di varia natura.
Spetta al mitico frontman Jorn Lande, ai selvaggi Moonsorrow, al simpatico Jesper Binzer e a due realtà nostrane (Foror Gallico e Scala mercalli) dare il via alle danze (qui le foto) in un weekend che promette sin da subito scintille ad alto contenuto metallico in quel di Cremona, dove il parco delle Colonie Padane si è temporaneamente trasformato in una sorta di piccolo metal market, con tanto di stand dediti allo street food e bancarelle di varia natura. Ovviamente senza dimenticare la birra, elemento fondamentale di ogni evento di genere che si rispetti, qui peraltro in versione artigianale e di qualità indiscutibile.
Nella seconda giornata il programma subirà una variazione non indifferente a causa della sfortunata defezione dei Katatonia (causa disservizi e scioperi aerei), che fortunatamente non intaccherà la buona riuscita di un bill vario e raffinato, guidato in questo caso dai progster Leprous, dai più tetri Moonspell e dagli astri del death sinfonico Fleshgod Apocalypse (accorsi davvero all’ultimo minuto per rendere comunque appetibile il bill anche senza gli svedesi e con gli altri due gruppi alzati a livello di co-headliner), insieme alle suggestioni gotiche e doom di Novembre e Shores Of Null. Tuttavia, è il terzo giorno quello che, già soltanto osservando la line-up, promette di concentrare il maggior numero di persone di fronte al palco allestito all’interno della struttura: tra Testament, Exodus, Heathen e così via ci sarà davvero di che farsi male, con gioia, spesso fianco a fianco di molti di voi. Buona lettura!

SABATO 16 LUGLIO
(Alessandro Elli)

SHORES OF NULL
Sotto una canicola infernale, ad aprire le ostilità di questa edizione del Luppolo in Rock ecco gli Shores Of Null: la formazione romano-abruzzese si presenta sul palco in nero totale e, come spesso negli ultimi tempi, presenta uno show basato sull’unico pezzo del loro ultimo album “Beyond The Shores (On Death And Dying)”, un viaggio angosciante e catartico di quasi quaranta minuti attraverso le cinque fasi dell’elaborazione del lutto. Guidati dal cantante Davide Straccione, che si divide come al solito tra scream, growl e cantato pulito, in questa occasione non presentano supporti video ad accompagnare una prestazione comunque intensa che vede come protagonista, in alcune parti del pezzo, anche la voce degli Inno, Elisabetta Marchetti. La resa dal vivo di un brano così lungo e variegato, in cui doom e death sembrano essere una materia unica ed indivisibile, è ancora una volta ottimale e non è un caso che il quintetto stia per intraprendere dei tour con alcuni pesi massimi del genere come Draconian, Swallow The Sun ed Evoken. Una delle più belle realtà italiane, anche in sede live.

NOVEMBRE
Breve cambio di palco ed ecco la seconda band in programma: i Novembre sono sicuramente una leggenda in ambito gothic/doom/death metal, e non solo in Italia. Della formazione originale è rimasto solamente il cantante Carmelo Orlando e, negli ultimi anni, anche altri membri storici hanno lasciato la band, in un turnover che, combinato alla pandemia, ha praticamente concesso solo pochi scampoli di attività live. Quando salgono sul palco, anche loro completamente in nero, l’emozione è decisamente tanta, considerando che per questa scena in Italia stiamo parlando di un gruppo assolutamente fondamentale, ma purtroppo si nota una certa mancanza di alchimia tra i vari componenti. La voce di Carmelo negli anni non ha perso in incisività (ed anzi in questa occasione sembra aver ritrovato una buona tenuta) ma soprattutto i pezzi più recenti sono riproposti in modo piuttosto scialbo e scolastico. I momenti migliori sono di certo “Nostalgiaplatz”, un ottimo tuffo nel glorioso passato, e la cover di “Rapture” dei Paradise Lost (addirittura da “Gothic”), suonata con trasporto e riverenza. Certamente questa è una situazione transitoria: finita l’emergenza pandemia e con la possibilità di eliminare la ruggine accumulata, la band romana sarà sicuramente in grado di tornare ai livelli di qualche anno fa anche sulle assi di un palco.

FLESHGOD APOCALYPSE
Non avrebbero dovuto essere qui ma la defezione dei Katatonia ha dato ai Fleshgod Apocalypse la possibilità di essere parte di questo festival: i cinque, solamente il giorno prima erano in Svezia ad esibirsi al Gefle Metal Festival, quando una telefonata li ha portati in quel di Cremona per un nuovo concerto. E gli umbri, da parte loro, ce la mettono tutta per non far rimpiangere il gruppo svedese, con egregi risultati e – bardati nei loro costumi di scena e con il cerone sul vivo nonostante il caldo soffocante – bombardano i presenti con il loro symphonic death metal molto tecnico ed arzigogolato. I loro suoni ‘bombastici’, in questo contesto, risultano ancora più potenti e prevalgono sull’aspetto sinfonico della proposta, anche se alcuni pezzi vedono la presenza alla voce di Elisabetta Marchetti a fare da controparte allo spietato growl di Francesco Paoli. Si nota subito come il gruppo sia rodato dalla recente, intensa attività on the road ed ormai non ha nessuno difficoltà a combinare aggressività e melodia, tra l’altro con una presenza scenica notevole, dando vita ad una specie di orchestra che proviene dall’inferno. Pezzi come “No”, “The Fool”, “Monnalisa” dimostrano di funzionare anche dal vivo, nonostante la loro complessità ed i presenti, non ancora numerosi ma in crescita, improvvisano un circle pit sollecitato dal cantante. Ormai da anni, una sicurezza.

MOONSPELL
Cala l’oscurità ed è il momento dei Moonspell: assurti a co-headliner dell’evento a causa della defezione dei Katatonia, i cinque lusitani appaiono chiaramente carichi e imbastiscono uno show con pochi punti deboli. La scelta dei brani non presenta molte sorprese, alcuni album sono stati esclusi dalla scaletta ma bene o male si è mantenuto un certo equilibrio tra pezzi storici e brani più recenti; ovviamente non mancano i classici come “Opium”, “Mephisto” e, soprattutto, il gran finale con “Alma Mater” e “Full Moon Madness”, canzoni iconiche tratte dai primi due album “Wolfheart” ed “Irreligious”. Un altro dei momenti migliori della serata si materializza con la micidiale doppietta “In And Above Men”/”From Lowering Skies” da “The Antidote”, mentre ad invocare le tenebre esplorando il lato più black dei portoghesi è chiamata la feroce “Night Eternal”. Fernando Ribeiro, con la sua voce incredibile e unica nel genere, appare in ottima forma e, loquace più del solito, cerca di interagire con il pubblico parlando in italiano e, come spesso quando passa da queste parti, citando Toto Cutugno; il pubblico che, proprio con lo show dei portoghesi, si è fatto numeroso e partecipe, mostra di gradire, tanto che quello dei Moonspell risulta essere lo show più gettonato della giornata. E’ incredibile come una band che ha fatto la storia del metal riesca ancora a combinare entusiasmo e professionalità a questi livelli.

Setlist:
The Greater Good
Extinct
Night Eternal
Finisterra
In And Above Men
From Lowering Skies
Opium
The Last Of Us
Abysmo
Breathe (Until We Are No More)
Apophthegmata
Mephisto
Alma Mater
Full Moon Madness

LEPROUS
La band che si presenta come headliner è anche quella che, musicalmente, potrebbe apparire piuttosto fuori contesto in una giornata dedicata al metal nelle sue sfumature più death e doom, ma i Leprous, forti di una classe immensa, riescono a conquistare un’audience che poteva apparire ostica. L’ultima calata in Italia dei norvegesi risale solamente al dicembre 2021, in occasione del loro “20th Anniversary Tour”, e per questo nuovo giro di concerti la scaletta è stata ritoccata inserendo, oltre ai classici, alcuni brano degli album più recenti. La forma della band sembra ottima, nonostante lo sforzo dei numerosi show tenuti in questo periodo, ad eccezione della voce del leader Einar Solberg, non squillante come in altre occasioni e probabilmente provata da un’attività live così intensa. Ma poco importa perché, come sempre, i Leprous sanno coniugare il loro status di strumentisti sopra la media con un’intensità notevole, dando luogo ad uno spettacolo apprezzato ed applaudito da tutti i presenti. I suoni sono pressoché perfetti e brani come “Foe”, “The Price” e “Nighttime Disguise” sono un esempio di come il prog possa essere interpretato con uno spirito moderno senza venir meno alle proprie radici, tra falsetti, tastiere imponenti, tempi di batteria improbabili e riff che scorrono senza sosta. Il punto più alto è però rappresentato dalla lunghissima “The Sky Is Red”, da “Pitfalls”, usata spesso dai nordici per chiudere in tripudio le loro esibizioni. La degna conclusione di una giornata di grande musica.

Setlist:
Out Of Here
Stuck
The Cloak
Below
The Price
Running Low
Alleviate
Foe
From The Flame
Nighttime Disguise
Slave
The Sky Is Red

 

DOMENICA 17 LUGLIO
(Roberto Guerra)

SKANNERS
Ultimamente gli altoatesini Skanners sono un po’ come il prezzemolo, essendo collocati in apertura a un numero impressionante di eventi dal richiamo più o meno consistente. Personalmente non ci stanchiamo mai di ribadire che si tratta sempre e comunque di una scelta oltremodo azzeccata, trattandosi di una delle realtà dotate dell’attitudine più genuina in circolazione, senza ovviamente nulla togliere a un repertorio degno di una formazione anche troppo sottovalutata all’interno del panorama. Con una mezz’ora abbondante lo spettacolo deve naturalmente scendere inevitabilmente a compromessi, ma come opening act della giornata riteniamo che i ragazzi giochino in maniera encomiabile le proprie carte, permettendo a coloro che risultano già presenti di iniziare a scaldarsi sulle note delle varie “Welcome To Hell”, “We Rock The Nation”, “Hard And Pure”, araldi di un heavy metal di matrice teutonica davvero inossidabile. In buona sostanza, un inizio granitico da parte della prima formazione nostrana del lotto, ora però tocca agli Extrema mantenere alto l’onore musicale tricolore, prima di cedere il palco agli americani.

EXTREMA
Cambiamo stile coi lombardi Extrema, vera istituzione del groove/thrash made in Italy, capitanati come sempre da Tommy Massara e sorretti da una formazione tutto sommato ancora abbastanza fresca di coesione, in particolare modo per quanto riguarda il frontman Tiziano Spigno, la cui ugola non ha nulla da invidiare a quella di chi lo ha preceduto. L’esecuzione in sé appare rocciosa e con qualche alternanza stilistica, come dimostrabile ad esempio mettendo a confronto un brano cadenzato come “Pyre Of Fire” a una mazzata nei denti quale “From The 80s”, la cui esecuzione era pressoché obbligatoria anche in veste di omaggio ai maestri sotto cui i Nostri sono chiamati a esibirsi. C’è spazio anche per qualche battuta e qualche piacevole scambio con un pubblico che dimostra di apprezzare quanto fatto da una band che, comunque la si veda, ha giocato un ruolo alquanto degno di menzione all’interno della scena italiana. Ora, dopo aver dato e preso le prime botte in chiave tricolore, è tempo di iniziare a entrare nell’ottica di ciò che accadrà a breve sotto le sferzate metalliche a stelle e strisce.

HEATHEN
Purtroppo l’avvicinamento al festival e all’esibizione di Heathen e Exodus è stata accompagnata dalla tristezza per la mancanza del buon Lee Altus alla chitarra durante tutto il tour con entrambe le band. Nel caso degli Heathen il discorso pesa particolarmente, trattandosi di uno dei due fondatori, e la scelta  di sostituzione è ricaduta sul venticinquenne canadese Kyle Edissi, che ci ha piacevolmente stupito nonostante lo  scetticismo iniziale, ma del resto riteniamo che il frontman David R. White abbia fatto molto bene i propri conti, prima di scegliere da chi farsi affiancare per il tour corrente. Lo show si apre sulle note delle recenti “The Blight” e “Blood To Be Let”, che mettono già in evidenza un sound e una coesione tra i membri decisamente migliori rispetto ad esempio allo show visto al Mystic Festival il mese scorso, in cui risultava ancora un po’ di ruggine da smaltire dopo il lungo periodo di pausa. La sferzata più gustosa arriva con “Arrows Of Agony”, ma è con “Goblin’s Blade” che i defender più incalliti possono leccarsi le dita tra una mazzata e l’altra, in una condizione generale che può solo migliorare nel momento in cui la band dà il via all’inno “Dying Season”, che pur essendo un pezzo del 2010 è ormai divenuto uno dei marchi di fabbrica della formazione statunitense.
Giunti a metà concerto riconosciamo che, in assenza di effettive pecche esecutive, il punto debole è forse l’equalizzazione sonora, dal momento che, dalla nostra posizione, riusciamo perfettamente a distinguere ritmiche e soli ad opera del giovane turnista menzionato poco fa, ma viceversa distinguiamo a fatica quanto prodotto dalle mani di Kragen Lum. Spostandoci più in centro il problema fortunatamente diminuisce, permettendoci di apprezzare adeguatamente una seconda metà che fa di “Control By Chaos” il proprio vagito iniziale, seguito dall’accoppiata “Sun In My Hand”/Empire Of The Blind” direttamente dall’ultimo disco; combinazione che di fatto prepara i presenti all’ultimo ritorno al vecchio stile in compagnia di “Death By Hanging” e “Hypnotized”, le quali ci ricordano che capolavori fossero i primi due lavori di una band tra le più sottovalutate del panorama, anche per quel che riguarda le esibizioni live. Speriamo di poterli presto avere dalle nostre parti per una data da headliner.

Setlist:
The Blight
Blood To Be Let
Arrows Of Agony
Goblin’s Blade
Dying Season
Control By Chaos
Sun In My Hand
Empire Of The Blind
Death By Hanging
Hypnotized

EXODUS
Idem come sopra, anche nel caso degli Exodus si avverte l’assenza di Lee Altus, sostituito in questo caso dalla giovane promessa Brandon Ellis, direttamente dai The Black Dahlia Murder, anche se le attenzioni maggiori sono tutte per il rientro in pianta stabile di Gary Holt, nonché per il ritorno on stage del drummer Tom Hunting, forte della sua vittoria contro il cancro allo stomaco, anche se non senza qualche evidente affanno dato dalla vicenda. Inoltre, notiamo con piacere uno Steve ‘Zetro’ Souza (visibilmente dimagrito) esaltato, anche se forse un po’ rigido nella sua presenza sul palco. A livello di setlist ci sono molte conferme e qualche assenza illustre, ma trattandosi del tour per promuovere il recente album “Persona Non Grata” è comprensibile che siano stati necessari dei tagli qui e là. I nuovi brani peraltro convincono molto più dal vivo che su disco, e non a caso l’opening con “The Beatings Will Continue (Until Morale Improves)” scatena sin da subito un fomento destinato ad aumentare con la successiva “A Lesson In Violence” e con “Blood In, Blood Out”, cui segue una ulteriore parentesi moderna rappresentata da “The Years Of Death And Dying”. La resa generale è la solita scarica di acciaio belligerante, che di fatto stimola nel pubblico presente una voglia di moshpit e di quella violenza di cui si sentiva il bisogno ormai da tanto tempo, anche se si avverte una lievissima freddezza da parte dello stesso Holt, rispetto alle occasioni in cui lo abbiamo visto con gli Slayer; e oltre a ciò, purtroppo il timbro di Zetro ora come ora continua a sembrarci non sempre adatto ad una resa generale così elevata, anche se riteniamo alcune critiche nei suoi confronti un po’ troppo drastiche.
L’intero show comunque prosegue che è una bellezza, trovando il proprio apice nel momento in cui il legame di sangue tra metallari ribolle in concomitanza di “Bonded By Blood”, senza nulla togliere anche a “And Thene There Was None”, “Blacklist” e le inattese “Deathamphetamine” e “Only Death Decides”. Tuttavia, lo sfogo finale in concomitanza di “The Toxic Waltz” e “Strike Of The Beast”, ovviamente con l’immancabile wall of death, porta tutto su un livello tale da far sollevare un polverone non indifferente, creando nel contempo delle aspettative piuttosto alte per chi verrà dopo e per l’ultimo grande massacro di questo evento. Del resto, questo è il grande thrash e ci piace tanto proprio per le emozioni animalesche che stimola nei fruitori.

Setlist:
The Beatings Will Continue (Until Morale Improves)
A Lesson In Violence
Blood In, Blood Out
The Years Of Death And Dying
And Then There Were None
Clickbait
Deathamphetamine
Blacklist
Only Death Decides
Prescribing Horror
Bonded By Blood
The Toxic Waltz
Strike Of The Beast

TESTAMENT
Come recita anche il titolo della opener scelta per stasera da una delle realtà thrash per antonomasia, è tempo di sollevarsi e far tremare letteralmente la terra sui riff mastodontici di “Rise Up” e di tutto il repertorio cui i Testament hanno affidato il nostro divertimento questa sera. La classe è sempre la prima cosa che traspare da ogni mossa on stage da parte di Chuck Billy e soci, e se a questa vengono abbinate le mazzate di “The New Order” e “Pale King” il risultato non può che essere estasiante. Inoltre, l’esecuzione chirurgica per cui i Testament sono popolari è presente oggi come sempre, e non si sente mai nemmeno una sola nota che non sia al posto giusto, per non parlare poi di una presenza scenica che non sfora mai nel superfluo, limitandosi a tanta sana attitudine e simpatia. Memorabile la bestemmia di messer Steve Di Giorgio, così come l’esortazione ai ragazzi della sicurezza da parte dello stesso Chuck Billy, il quale ci tiene a ribadire che, se una persona si sta solo divertendo, per nessuna ragione al mondo deve essere allontanata durante uno show dei Testament. Un gesto che dimostra nuovamente quanto questa band tenga ai propri fan, che infatti ringraziano gettandosi in moshpit e sfoggi vocali di serie A per l’intera durata dello spettacolo, raggiungendo man mano l’apice col trascorrere delle varie “Practice What You Preach” e “WWIII”.
Ottimi tra l’altro anche i nuovi pezzi dal vivo, in particolare “Children Of The Next Level” ci ha gasato tantissimo, ma è al momento dell’accoppiata “True Believer”/”D.N.R.” che si fa davvero sul serio, come voluto anche da Sua Maestà Dave Lombardo dietro alle pelli, uno dei motivi per cui molti hanno tenuto particolarmente ad essere qui stasera. Anche in questo caso qualche assenza risulta dalla scaletta, ma l’arco conclusivo non solo dello show, ma di tutto il festival ha comunque ben poche note dolenti da far notare; anzi, riteniamo che la scelta di inserire una chicca come “First Strike Is Deadly” rappresenti la vera ciliegina su una torta devastante, che come ogni dolce che si rispetti ha il compito di chiudere un lauto pasto, e per farlo non si poteva chiedere di meglio rispetto a “Over The Wall”, “Into The Pit” e “Alone In The Dark”.
Detto questo, noi ci teniamo tantissimo a rinnovare i nostri complimenti ai ragazzi del Luppolo In Rock, che con tanto amore e una grande passione sono riusciti quest’anno a confezionare un evento davvero memorabile e portato perfettamente a casa. Ci auguriamo che l’anno prossimo si possa replicare con lo stesso entusiasmo.

Setlist:
Rise Up
The New Order
The Pale King
Children Of The Next Level
Practice What You Preach
WWIII
True Believer
D.N.R.
Night Of The Witch
The Formation Of Damnation
Souls Of Black
First Strike Is Deadly
Over The Wall
Into The Pit
Alone In The Dark

 

 

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