Manilla Road: un nome, una leggenda. Un gruppo per pochi (contenuto è infatti il numero degli affluenti dello show alla Sfinge, non più di un centinaio), la classica band da amare o da odiare, capace di riportare in auge la più sincera e grezza incarnazione dell’epic metal degli anni ’80, quello vero, che ti entra dentro, non tutto ‘spade, dragoni e assoli neoclassici’, ma capace di regalare emozioni vere.
MANILLA ROAD
La voglia di suonare per il gruppo americano è sempre la stessa, così come anche il mitico Mark ‘The Shark’ Shelton (che si avvale, per l’occasione, del nuovo singer Hellroadie, già presente sull’ultimo “Spiral Castle”, e di un nuovo batterista, sulle cui capacità ci sarebbe però da ridire…), e poco importa se gli anni passano e i capelli e la barba ingrigiscono, facendolo sembrare più somigliante ad un James Hetfield dei giorni nostri che al fiero guerriero dall’aspetto vichingo dei bei tempi andati, perché dentro in fondo Mark è rimasto lo stesso, come si è potuto vedere dalle quasi due ore di show (tra l‘altro tagliate per motivi di tempo dai detentori del locale), in cui il leggendario chitarrista/singer della band ha regalato al pubblico tutta la sua energia e il suo sudore. E allora via: l’apertura è riservata alla mitica “Masque Of The Red Death”, presa dallo storico “Mystification” (dal quale verrà eseguita poi anche l’emozionantissima title-track), seguita a ruota dalle altrettanto grandiose (e storiche) “Hammer Of The Witches” e “Witches Brew”, che lasciano trasparire tutto il carisma sprigionato da Bryan ‘Hellroadie’ e da Mark, che stasera regala anche spettacolo al pubblico con qualche buona digressione solista, con tanto di parti di tapping suonate tenendo la chitarra dietro la schiena, tanto da raccogliere un’ovazione ed un boato unanime da parte degli spettatori. La scaletta è ancora lunga e così, dopo aver suonato due pezzi dal recente “Atlantis Rising” (unica digressione su un disco recente, perché per il resto la scaletta è stata interamente incentrata sul repertorio degli anni ’80, con l’ovvia predilezione per gli storici “Open The Gates” e “Crystal Logic”), è il tempo di “Divine Victim”, uno dei maggiori successi dei Manilla Road, durante il quale il pubblico accompagna all’unisono Hellroadie e Mark nell’esecuzione, con tanto entusiasmo da riuscire persino a sovrastare le loro voci. Ma mancano ancora alcuni grandi classici all’appello: ecco comparire allora “Open The Gates”, l’incredibile “Necropolis”, la dimenticata “Flaming Metal Sistem” (peraltro richiesta a gran voce dal pubblico) ed infine ecco giungere l’emozionante finale con l’incredibile “Dreams Of Eschaton”, che regala ancora un duetto tra la band e il pubblico, e che si rivela un degno finale per un’incredibile serata che ha visto, tra l’altro, tutti i membri della band disponibilissimi sia prima che dopo il concerto, per fare foto e firmare autografi ad ogni persona presente nel locale.
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