25/11/2025 - MARILYN MANSON + DEAD POSEY @ ChorusLife Arena - Bergamo

Pubblicato il 01/12/2025 da

 

La ChorusLife Arena è un palazzetto all’avanguardia che sorge in un centro commerciale all’aria aperta nella città di Bergamo, una struttura bellissima che presenta un grande parterre e un palco altrettanto grande sul lato lungo, con piccole tribune di fronte e ai lati che possono essere modulate per accogliere fino a seimilacinquecento spettatori. Parcheggi sotterranei, aree ristoro, minimarket e ristoranti sono disponibili direttamente sul luogo.
Dopo aver ospitato svariati eventi sportivi, musical ed appuntamenti teatrali recentemente, la location nuova fiammante ha accolto la giovane star del rock Yungblud, mentre il 25 novembre 2025 tocca a Marilyn Manson con un altro veloce sold-out, che segue ed amplifica quello di febbraio scorso all’Alcatraz di Milano.
Durante il freddissimo pomeriggio ci sono già decine e decine di appassionati che si mettono in fila per conquistare le prime file, mentre il costosissimo meet & greet (quasi 700€) raccoglie piene adesioni. L
a febbre per il ritorno dell’artista non si è affatto placata dunque, i numeri non mentono. Vi raccontiamo com’è andata.

Ad aprire la serata c’è un trio losangelino alternative/gothic rock che lascia affiorare parecchie ispirazioni anni ’80, i DEAD POSEY, chiamati a scaldare un’audience fredda e per lo più alla prima esperienza con la band.
La frontwoman Danyell Souza, figura longilinea, bellissima, vestita di scuro e magnetica, domina un palco volutamente spoglio con movimenti sinuosi e sicuri, danza, invita al battito di mani, percorre ogni angolo dello stage per colmare il vuoto scenico; a un certo punto scende addirittura nelle prime file, guanti lunghi e schiena scoperta, seminando baci lanciati con una serie di “muah” che strappano finalmente qualche sorriso al pubblico.
Per creare una connessione facile arriva anche la cover di “Blue Monday” dei New Order, eseguita in maniera sexy ed energica, ma possiamo dire senza paura di essere smentiti che gli estratti da “Are You In A Cult?” non scuotono una platea poco ricettiva.

Alla Chorus Life Arena di Bergamo il pubblico non è quello che ci si aspetterebbe da un concerto di MARILYN MANSON: più ultraquarantenni curiosi che sembrano appena usciti dall’ufficio che dark in tenuta da Wave Gotik Treffen, un parterre maturo che sembra venuto a verificare di persona lo stato di forma dell’ex Antichrist Superstar.
Quando si spengono le luci, il telone che copre il palco fa salire l’adrenalina e, mentre i musicisti prendono posizione, le file di led sul retro cominciano a pulsare: “Nod If You Understand” fa da apripista, anche se la vera trazione, a livello di risposta, si ha con i successivi classici “Disposable Teens”, “Angel With the Scabbed Wings” e “Great Big White World”.
Come vi abbiamo già raccontato per la data di Milano, la percezione generale è quella di una versione sorprendentemente educata e controllata del Reverendo: rimane nel suo spazio ristretto davanti alla batteria, evita qualsiasi gesto oppressivo verso i compagni di palco e lascia che siano Reba Myers (Code Orange, alla chitarra) e Piggy D (Rob Zombie, al basso) gli unici ad accennare una qualche interazione, pur sempre misurata.
“Long Hard Road Out of Hell” arriva in una versione stravolta, quasi irriconoscibile, seguita da un lungo interludio strumentale durante il quale Manson resta sul palco come un’ombra in attesa di incarnarsi.

“Sacrilegious” raccoglie poche ovazioni, ma il cantante recupera terreno con la presentazione della band, infarcita del suo consueto humour nero: il batterista Gil Sharone (The Dillinger Escape Plan) descritto come “l’uomo con tre cazzi e quindici mani”, Tyler Bates elevato a “partner in crime”, poi una confessione in stile stand-up, quasi un monologo di sopravvivenza — “A me le droghe piacevano, ma loro mi stalkeravano…” — culminante nell’ammissione finale: “Il mio nome è Marilyn Manson e sono un tossicodipendente”.
“The Dope Show” segue come una dichiarazione programmatica, un classico che il pubblico accoglie con gratitudine.
E, a proposito di sorprese, qualcuno dovrebbe davvero informare i suoi fan che Manson ha un nuovo disco: brani come “As Sick As The Secret Within” meritano attenzione e, a differenza di quanto accaduto a Milano, qui non vengono massacrati ma suonati con una cura che lascia intravedere una fase artistica meno estrema ma più consapevole.

Sul finale Manson aggiunge un po’ di quella teatralità assente nella data di marzo a Milano: dopo la partecipatissima “Sweet Dreams”, dal cielo viene calata una scritta led gigante per esaltare “mObscene”, mentre per l’highlight “The Beautiful People” basta il suo cappello da ufficiale tedesco della seconda guerra mondiale, condito da luci impazzite ed energia da vendere.
Il primo encore è dedicato “Torniquet”, con una lunga introduzione dove il frontman si presenta con enormi trampoli e grucce metalliche, cantando con un microfono attaccato al viso. In chiusura, nella struggente “Coma White”, arriverà persino la neve, che riempirà il palazzetto e regalerà il contesto definitivo per foto e video ricordo della serata.
Sebbene abbia fatto qualche passo avanti recuperando a livello di teatralità possiamo confermare che il Manson controverso, satanico, morboso, osceno e pericoloso resta morto e sepolto, di conseguenza chi sperava in un ritorno di quel personaggio, all’interno di un Brian Warner cinquantaseienne, può ritenersi comprensibilmente deluso.
Quel che resta però è la musica, e per fortuna il catalogo di MM è fortissimo e supportato da un frontman dimagrito, attento, concentrato e partecipe, capace di trasmettere energia grazie ad una ritrovata forma fisica e a un rinnovato rapporto con il suo pubblico, che anche se è naturalmente invecchiato dimostra di non averlo messo in disparte.
Ci portiamo a casa il ricordo di un personaggio sepolto e di un artista rinato, che col suo bolero celeste sarà sicuramente protagonista anche del 2026 con le tre date di Ferrara, Bari e Roma.

 

 

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