13/07/2026 - MARILYN MANSON + VOWWS @ Fiera del Levante - Bari

Pubblicato il 19/07/2026 da

Dopo il riscaldamento in crescendo dello scorso anno – con una prima data milanese all’Alcatraz a febbraio e un bis alla più capiente Chorus Life Arena di Bergamo a dicembre, entrambe sold-out a tempo di record – c’era grande attesa per questa nuova calata italica di Marilyn Manson, protagonista indiscusso della scena industrial rock/metal più mainstream fin dagli anni Novanta ma reduce negli ultimi dieci-quindici anni da performance non propriamente esaltanti.
Nella calda estate italiana l’ex God of Fuck è chiamato alla riscossa stavolta al centro-sud Italia, con tre tappe a Ferrara, Roma e Bari. E proprio nella città di San Nicola abbiamo avuto modo di assistere allo show nell’arena allestita alla Fiera Del Levante, vecchio polo fieristico oggetto di riconversione ed ultimamente sempre più protagonista di concerti dal vivo, potendo arrivare ad una capienza di quasi diecimila persone.

Tra Tony Pitony e Alfa, tocca dunque al Reverendo esibirsi in una serata che si preannuncia imperdibile fin dall’ingresso – non capita spesso di arrivare ad un concerto accompagnati da uno splendido tramonto sul mare – e fortunata pure dal punto di vista climatico, con una piacevole brezza marina ad accompagnare la folla oceanica ed intergenerazionale (a fine serata si registra ancora una volta il sold-out), accomunata dal look total black e da acconciature piuttosto pittoresche anche nel pubblico più avanti con gli anni.
La location all’interno risulta piuttosto spartana ma efficace nello smaltimento della coda e ben fornita in termini di bancarelle (oltre al merch ufficiale, abbiamo contato diversi espositori di abbigliamento, e punti di ristoro di varia natura), così come il palco allestito (con due megashermi ai lati) ricorda una versione mignon degli I-Days milanesi, offrendo una prospettiva ben più grande rispetto alla data meneghina.
Avendo perso del tutto lo show degli Vowws, duo australiano fautore di un death-pop ben accolto dal pubblico a quanto abbiamo avuto modo di sentire, vediamo dunque come è andata la serata dal tramonto in poi…

Allo scoccare delle ventuno, quando è finito il cambio palco dopo lo show dei VOWWS, si leva una cortina di fumo artificiale e la consueta playlist rock di sottofondo lascia spazio ad un sound decisamente più cupo: nonostante l’anticipo sull’orario ufficiale, l’ormai prevedibile selva di telefonini al cielo sembra pronta a catturare l’arrivo degli headliner, ma in realtà si tratta di un lungo pre-show (in cui spicca l’iconica “Bela Lugosi’s Dead” dei Bauhaus, l’inno post-punk per eccellenza), prima che MARYLIN MANSON faccia il suo trionfale ingresso quando il sole è ormai tramontato sulle note di “Nod If You Understand”.
L’opener sarà l’unico estratto dal più recente “One Assassination Under God – Chapter 1”, così come il nuovo singolo “Exit Wound” sarà la sola anteprima dall’imminente capitolo 2, mentre per il resto la tracklist di stasera pesca a piene mani dalla sacra trilogia degli anni Novanta, con “Antichrist Superstar” (che proprio quest’anno spegne trenta candeline) a fare la parte del leone con ben quattro estratti, tra cui spicca una “Dried Up, Tied and Dead to the World” ripescata dopo diversi anni di assenza dal vivo.

La scelta di sacrificare alcuni pezzi nuovi, suonati l’anno scorso nel Nord Italia (e non sempre eseguiti in maniera impeccabile), in favore di brani più datati, oltre ad alimentare l’effetto nostalgia degli astanti contribuisce a rendere l’esibizione di stasera ancora più scorrevole, con i cinque musicisti sul palco perfettamente rodati nonostante i recenti cambi di line-up: persi per strada Reba Meyers (impegnata con i suoi Code Orange e Danny Elfman) e Tyler Bates, la coppia di chitarre è ora formata da Piggy D. (passato dal basso alla sei corde) e dalla new entry Nick Annis, mentre al basso è tornato Tim Skold, storico braccio destro del cantante negli anni Duemila, nonchè tra i mattatori della serata grazie al suo inconfondibile look industrial.

L’attenzione di tutti è pero ovviamente concentrata su Brian Warner, questa sera inappuntabile sotto ogni punto di vista: sul fronte estetico anche stavolta ha optato per un approccio più minimale, rinunciando ai fasti teatrali del passato per dare spazio alla performance musicale ma, se pur limitato ad accessori e soprabiti, il cambio di outfit (dal total black della prima parte del set caratterizza dalle sonorità industrial, al boa di struzzo indossato nella parte centrale dello show più vicina al glam / post-punk con l’immancabile “The Dope Show”) non è comunque passato inosservato, fino al gradito ritorno dell’esibizione con trampoli e stampelle giganti nel bis dedicato alla sempre struggente “Tourniquet”.
Più ancora dei look, a colpire è soprattutto la mimica facciale e il linguaggio del corpo del frontman, visibilmente in sintonia con il pubblico (l’urlo “Baaaaari” con accento americano è già storia) e piuttosto ‘movimentato’ nell’interpretazione delle varie “Disposable Teens”, “This Is The New Shit”, “mOBSCENE” e “The Beautiful People”, anthem della scena alternative anni Novanta/primi Duemila cantati a gran voce da tutti i presenti, così come le più ipnotizzanti “The Nobodies” e “Sweet Dreams”, manifesto dell’anima più gotica e dark dell’ex ‘America’s most wanted‘ (definizione coniata dalla stampa dopo la tragica sparatoria di Columbine, quando venne additato dalla frangia più conservatrice dell’opinione pubblica come uno dei principali ispiratori della violenza giovanile).

Dal vasto repertorio di celebri cover del Reverendo, oltre al già citato pezzo degli Eurythmics, stasera viene ripescata “Personal Jesus” dei Depeche Mode, che sostituisce “In The Air Tonight” di Phil Collins, protagonista dei precedenti show: una scelta classica e gradita anche alla casalinga di Altamura, mentre la decisione di chiudere con “If I Was Your Vampire” (tratta dal meno fortunato “Eat Me, Drink Me”) è stata decisamente più inattesa, spegnendo le luci della Fiera con un tocco di malinconia gotica dopo un’ora abbondante di decibel a tutto spiano.
Forse ci sarebbe stato spazio per uno o due brani in più, ma lo show è filato fresco e tutto d’un fiato come una birra bevuta sul lungomare post-concerto; se tre indizi (Milano, Bergamo e Bari) fanno una prova possiamo ufficialmente dare il bentornato ad una delle icone del cosiddetto ‘shock rock’ anni Novanta: affrancato dal personaggio da Anticristo e prosciolto dai tribunali (compreso quello dei social), alla soglia delle sessanta primavere è ufficialmente cominciata la seconda giovinezza di Marylin Manson.

Setlist Marilyn Manson:
Nod If You Understand
Disposable Teens
Angel With the Scabbed Wings
Great Big White World
This Is the New Shit
Dried Up, Tied and Dead to the World
Exit Wound
The Nobodies
The Dope Show
Sweet Dreams (Are Made of This)
mOBSCENE
The Beautiful People
Tourniquet
Personal Jesus
If I Was Your Vampire

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