23/10/2012 - Mark Tremonti + Marco D’Andrea @ Tunnel - Milano

Pubblicato il 03/11/2012 da

Tremonti sembra averci preso gusto a iniziare da zero la sua carriera musicale. Prima coi Creed e successivamente con gli Alter Bridge, la strada percorsa è sempre la stessa: partire dai piccoli club per arrivare alle grandi arene. E questa volta ad assistere all’inizio di un nuovo progetto è il tutto esaurito del Tunnel Club di Milano.


MARCO D’ANDREA

Il club è veramente pienissimo e le note di Marco D’Andrea cominciano a scaldare il pubblico. Il chitarrista dei Planethard in versione solista, una performance tutta dedicata alla chitarra. Niente voce, solo pezzi suonati uno dopo l’altro, che vanno da ritmi piuttosto lenti dell’inizio e proseguono, fortunatamente, in crescendo. Le note finali hanno una sonorità che somiglia vagamente a quello che ci aspetta. Il suo è un rock che a tratti ha qualcosa della progressive anni ’70, a tratti si avvicina a quello ben noto ai fan di Tremonti. Tutto è sempre e comunque incentrato sul far spiccare il più possibile il ruolo di D’Andrea.

MARK TREMONTI
Con Myles Kennedy impegnato nei più svariati progetti, c’era da aspettarsi che Tremonti non sarebbe stato fermo ad attendere di suonare con gli Alter Bridge. D’altronde la sua carriera non ha ancora visto un momento di pausa: dal 1995 al 2004 coi Creed e subito dopo gli Alter Bridge, senza considerare i numerosi progetti paralleli. Sembra proprio che per Tremonti l’idea di prendersi una pausa dalla musica, sia negli studi di registrazione che live, non sia un’opzione da prendere in considerazione. L’attesa è quasi irrealmente immobile e calma, sarà perché non esiste margine di movimento; la massa di t-shirt nere attende composta l’arrivo di Tremonti, che indugia un po’ più del previsto. E quando finalmente il gruppo si presenta, tutto è esattamente come ci aspettavamo che fosse. Forte, quasi arrogante e molto tecnico, Mark Tremonti live non delude. Seppur la location non favorisca certo il buon ascolto: l’audio è pessimo, il volume al massimo, il pubblico, il Tunnel stesso, donano un’atmosfera grezza che accompagna benissimo le note di “Leave It Alone”. Il chitarrista è carico, ha l’energia di un ragazzino e suona e canta dando tutto sè stesso. Eric Friedman, Garrett Whitlock e niente meno che Wolfgang Van Halen, figlio del celebre Eddie, sono altrettanto carichi. Sicuramente Tremonti spicca tra tutti, ma il gruppo funziona e soprattutto, se loro si divertono, ci divertiamo anche noi. L’impressione è che l’energia che tutti stanno mettendo per suonare qui è la stessa che impiegherebbero per show con più pubblico. E in questo caso l’atmosfera decisamente più raccolta del Tunnel regala la sensazione di essere ad un party per pochi, irriducibili intimi. In poco più di un’ora c’è spazio per tutte le tracce dell’album di debutto e per due inediti, “All That I Got” e “Gone”, apprezzati non meno degli altri pezzi. A quanto pare, per la registrazione di “All I Was” erano pronti circa quaranta pezzi e viene da chiedersi se ce ne siano altri del livello dei due inediti presentati. Con una setlist come quella di questa sera è inevitabile che la performance passi via liscia; tutto finisce presto, ma lascia grande soddisfazione. La voce di Tremonti è certamente più convenzionale di quella di Myles Kennedy, con cui è inevitabile fare il paragone, ma sul palco regge bene; e comunque traspare la grande passione di questo chitarrista che non smette di deliziarci coi suoi riff. La data finale di questo tour si chiude con tutti i membri della band che autografano qualsiasi cosa passi loro davanti e con la promessa di rivederci presto. E sicuramente chi era al Tunnel ci sarà!

Setlist:
Leave It Alone
Giving Up
So You’re Afraid
Doesn’t Matter
Proof
Wish You Well
All I Was
You Waste Your Time
All That I’ve Got
New Way Out
The Things I’ve Seen
Decay

Encore:
Gone
Brains

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