30/01/2009 - Master + Horrid + Pariah + Deaf Noise + Vermin + M-16 @ Marmaja - Milano

Pubblicato il 03/02/2009 da
A cura di Luca Filisetti

La On Dead Sound, sfruttando il tour europeo che i Master stanno tenendo in compagnia di Vermin, Deaf Noise e Pariah, ha imbastito il secondo atto del “Tunes Of Death” e lo ha fatto molto bene, rafforzando il bill con l’innesto dei death thrasher M-16 e dei veterani Horrid. Il Marmaja, dapprima non molto pieno, diventa piuttosto affollato a partire dalle 23 circa e praticamente tutti i presenti sono venuti solamente per ascoltare Horrid e Master. Che dire? I tre gruppi spalla degli americani non hanno convinto particolarmente, mentre gli Horrid e gli headliner hanno offerto uno spettacolo superiore ad ogni più rosea aspettativa. E poi al giorno d’oggi nel death l’attitudine di Paul Speckmann non ce l’ha quasi nessuno. Il singer infatti, dotato di barba lunghissima, è stato tutto il concerto al banchetto del merchandising a vendere CD e magliette in prima persona, ha stretto mani a chiunque e non ha negato consigli a nessuno. Consideriamo che il personaggio in questione è stata una delle quattro o cinque menti che hanno letteralmente inventato il death e, sebbene i Master siano indubbiamente inferiori a gente come Death e Massacre, solo per questo gli va portato eterno rispetto. Purtroppo, a causa di impegni lavorativi, non siamo riusciti ad arrivare alla venue in tempo per assistere al concerto degli M-16, con i quali ci scusiamo. Comunque sia Speckmann, parlando con noi, ci ha detto di essere rimasto sinceramente colpito dalla foga dimostrata dai meneghini e questa è sicuramente la migliore dimostrazione che i ragazzi meritano rispetto e considerazione.

VERMIN (GER)

Dopo un breve cambio di palco ecco presentarsi on stage i Vermin, giovane death metal band tedesca di belle speranze. I ragazzi aggrediscono subito gli ascoltatori con la loro proposta musicale fatta di velocità, potenza e anche un pizzico di melodia. I loro  brani sono tutti piuttosto semplici ed immediati, anche se l’impressione che lasciano alla fine è quella di una band che ancora non saprà cosa farà da grande. Le loro canzoni infatti passano da un death tout court di matrice old school a brani più vicini alla scena di Gotheborg, senza dimenticare un pizzico di brutal e di deathcore. Della loro performance colpisce soprattutto la lenta e pesante “Scream Of The Unborn Child”, che profuma di death ottantiano lontano un miglio. Le prove dei singoli sono sembrate tutte piuttosto buone, soprattutto quella del singer Bodi che, dietro una stazza non indifferente, cela già una buona presenza sul palco e quella del guitarist Stephan, piuttosto a suo agio soprattutto in fase solista. I Vermin stanno preparando il loro full length d’esordio e la vicinanza con Paul Speckmann non potrà fare loro nient’altro che bene.

DEAF NOISE

La band entra in scena con il proprio look che ricorda da vicino i Biohazard (senza le stesse stazze dei newyorkesi però!) e sposta le coordinate della serata su lidi più prettamente hardcore. Le differenze stilistiche con la rimanenza del bill fa sì che i tedeschi vengano di fatto quasi completamente ignorati dai presenti ed in prima fila si vedono solo i ragazzi dei Vermin e dei Pariah a fare casino e a supportare la band. Dal canto loro i Deaf Noise ci mettono comunque una buona dose di energia ed il loro hardcore metallizzato, pur non avendo una briciola di varietà, colpisce soprattutto grazie ad una sezione ritmica decisamente coesa e brillante. Il loro stile a cavallo tra Exploited, Biohazard e Sick Of It All si esplicita al meglio in un brano tirato quale “Out Of Control”, eseguita con un’enfasi più vicina al metal che al punk. In definitiva il live dei Deaf Noise, lungi dall’essere stato brutto, verrà ricordato più per l’abbigliamento del bassista che per la proposta musicale vera e propria. Peccato per loro.

PARIAH

Diciamolo subito: i Pariah alla maggioranza dei presenti al Marmaja non sono piaciuti ed il motivo è uno solo, ovverosia la voce della singer Rose! La ragazza infatti, pur essendo dotata di un growling discreto, ha insistito per tutto il concerto a volere cantare pulito e la sensazione che dava era quella di una Cristina Scabbia svociata e stonata. Rimane comunque una cosa strabiliante come passi con velocità e disinvoltura da una timbrica pulita e femminea ad un growl marcio e catarroso. Alla fine la sua performance, insieme a quella di un drummer più attento al look emo che al drum kit, ha inficiato l’intero live della band. I nostri infatti, a parte i due elementi appena citati, si sono dimostrati i più maturi tra i gruppi di spalla ai Master per il tour (Horrid e M-16 esclusi quindi, che facevano parte solo di questa data), in virtù di un deathcore a tratti potente e moderno e a tratti più melodico e composito. Brani quali la possente “Destruction” o “Leaves You Broken” lasciano il segno e prospettano un futuro abbastanza roseo per gli inglesi, a patto che pensino più alla musica e meno al look e che Rose migliori decisamente il suo modo di cantare, perché così proprio non va.

HORRID

Quando gli Horrid salgono sul palco, finalmente il pubblico del Marmaja si riversa nelle prime file per seguire la performance dei loro beniamini. Gli storici deathster milanesi non deludono certo le attese e sfoderano una performance muscolare e di tutto rispetto. I ragazzi infatti non si limitano a presentare i brani del loro ultimo “Rising From The Hidden Spheres”, ma vanno a ritroso nella loro carriera, fino a “Blasphemic Creatures” del 1999 e addirittura alla mitica “Kissing The Roting Cross” del 1996, veri gioiellini di purissimo death metal. A completare la setlist troviamo le nuove “Realm Of Chaos” e “Land Of No Return”, che dimostrano come i nostri non stiano riposando sugli allori. La prestazione dei milanesi è ottima, soprattutto la prova di Satras dietro al microfono, che tiene il palco come un veterano, e di Belfagor alla chitarra, che nella foga spezza anche una corda durante la cover di “You’ll Never See” dei Grave. In definitiva gli Horrid a tratti hanno fatto anche meglio dei Master e sono stati la vera sorpresa della serata, soprattutto per chi non li conosceva.

MASTER

Finalmente, dopo un’intera serata passata dietro al banchetto del merchandising, il mitico Paul Speckmann ed i suoi sodali cechi danno il via alle danze e regalano ai presenti un’ora abbondante di old school death metal senza compromessi! Il gruppo si basa praticamente sul solo Paul e sul suo basso: si vede lontano un miglio che è un veterano e che la sua passione è rimasta intatta negli anni. Nonostante questo Speckmann è una persona piuttosto affabile ed incline alla battuta (e al rutto!) che difende a spada tratta la sua creatura (“’Collection Of Souls’ è stato un ottimo album, il cui unico difetto è quello di non avere venduto un cazzo”, dirà durante lo show). Il concerto passa veloce ed il death motorheadiano della band non fa prigionieri, sia quando vengono suonati brani recenti, sia quando si lascia spazio ai grandi classici, su tutti “Master” e “Funeral Bitch”, accolte da una vera ovazione. Gli unici nei della loro performance sono stati gli assoli di batteria (scolastico) e chitarra (pessimo) di Zdenek Pradlovsky e Alex Nejezchleba, che probabilmente sono serviti per fare riprendere fiato al leader. Alla fine, dopo un pogo devastante, il pubblico del Marmaja si ritira giustamente soddisfatto, conscio di avere assistito ad un evento sicuramente underground ma di una portata fuori dal comune. Living legend!

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