10/06/2015 - Mastodon + The Raven Age @ Estragon - Bologna

Pubblicato il 17/06/2015 da

A cura di Andrea Raffaldini
Foto di Enrico Dal Boni

Una fresca serata ci accoglie in quel di Bologna, fortunatamente trafficata il giusto per permetterci di giungere tranquillamente all’Estragon senza essere imbottigliati in code sulla tangenziale. Al nostro arrivo ci sono davvero poche persone davanti al locale, idem dicasi all’inizio del concerto dei The Raven Age. Per fortuna delle band e degli organizzatori, per tutta la serata ci sarà un flusso continuo di persone verso il locale, tanto che, poco prima della calata dei Mastodon, l’Estragon sarà discretamente affollato. L’onere e l’onore di aprire le danze e “competere” con i Mastodon ricade sui succitati inglesi The Raven Age: un compito difficile per chiunque, ma per questi britannici addirittura assolutamente improponibile.

 

mastodon - flyer - 2015


THE RAVEN AGE

La serata viene inaugurata dai The Raven Age, formazione inglese autrice di un metal melodico moderno e nota più che altro per la presenza alla chitarra di George Harris, figlio del ben più noto Steve, bassista degli Iron Maiden. La band a dire il vero non propone nulla di speciale, anzi i brani si assomigliano tutti: non ci sono esplosioni di adrenalina, la performance viene portata avanti in modo costante senza il minimo guizzo in grado di gasare a dovere i fan presenti. Durante l’esibizione dei The Raven Age, l’Estragon Club continua a riempirsi di persone che, a fine show, saranno tutte accalcate in attesa dell’arrivo dei Mastodon. Nel frattempo dobbiamo continuare a sciropparci le voce monotona e piatta di Michael Burrough, che al microfono si rivela tutt’altro che un grande frontman. Fortunatamente il tempo scorre e la band arriva ai saluti finali. Da tempo chi scrive non assisteva ad un concerto così noioso, non è un buon segno per una compagine che a breve uscirà sul mercato con un nuovo ep…

 

MASTODON
A far scorrere di nuovo l’adrenalina nelle vene ci pensano i Mastodon! Gli americani attaccano subito con “Tread Lightly” e “Once More ‘Round the Sun”, due pezzi da novanta eseguiti con grande forza ed energia. Il pubblico è coinvolto al cento per cento, non manca di supportare la band con cori e cantando i testi delle canzoni dall’inizio alla fine. “Blasteroid” e “Oblivion” proseguono il concerto, i Mastodon non perdono molto tempo ad intrattenere i fan con inutili pause e discorsi, qui è la musica finalmente a parlare. Troy Sanders dal vivo si conferma l’intrattenitore per eccellenza della band, ma soprattutto un grande vocalist che riesce a far risplendere a dovere i brani con il suo innato carisma. Il suo fido collega, Brent Hinds, non è altrettanto profondo dietro al microfono, ma la rocciosità dei suoi riff è fuori discussione, per non parlare dei suoi assoli, semplici ma sempre precisi. Il baffuto Bill Kelliher, all’altra chitarra, svolge il suo compito ritmico e non manca di lanciarsi in qualche momento di sano headbanging che male non fa. “The Motherload”, “Chimes At Midnight” e “High Road” vengono sparate una dietro l’altra, il locale finalmente si è riempito a sufficienza ed i fan continuano imperterriti a cantare nelle prime file. Brann Dailor appare instancabile dietro alle pelli, il suo drumming poderoso e forsennato non mostra segni di cedimento nemmeno nell’ultima parte del concerto. Con un batterista di questo calibro, la band ingrana una marcia in più grazie ad un motore di prima qualità! Il concerto si chiude con il trittico “Ember City”, “Megalodon” e “Crystal Skull”, ma prima di congedarsi i Mastodon ci regalano “The Czar”, un ultimo guizzo di elettricità prima di andare a casa soddisfatti. Grande appagamento, quindi, per un concerto in cui gli americani hanno dato tutto: grande musica, divertimento, energia e coinvolgimento totale. Il quartetto suona come un carroarmato e non esita a vomitare in faccia tonnellate di watt e potenza, senza mai tralasciare l’aspetto più melodico della loro musica. Pochi fronzoli, poche chiacchiere e tanti riff, questa è una formula vincente che permette di suonare più canzoni possibili nel tempo a disposizione. Unica nota dolente, il merchandise: per portarsi a casa una semplice t-shirt ricordo, i fan dovevano sborsare ben 35 euro, un prezzo a nostro modo di vedere eccessivo. Chiusa questa parentesi, le impressioni generali non possono che confermare lo stato di grande salute che al band sta vivendo, anche grazie all’ultimo loro disco in studio che in poco tempo è diventato una colonna portante del genere.

 

Setlist:

Tread Lightly
Once More ‘Round the Sun
Blasteroid
Oblivion
The Motherload
Chimes at Midnight
High Road
Aqua Dementia
Ol’e Nessie
Halloween
Bladecatcher
Black Tongue
Ember City
Megalodon
Crystal Skull
The Czar

 

6 commenti
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