10/02/2026 - MAYHEM + MARDUK + IMMOLATION @ Electric Brixton - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 11/02/2026 da

Serata uggiosa, con quella pioggia sottile che sembra ormai parte integrante del paesaggio londinese in queste prime settimane del 2026. L’Electric Brixton, però, è tutt’altro che grigio: fuori la fila è lunga già dal tardo pomeriggio, dentro si respira quell’elettricità tipica delle grandi occasioni. Il locale fa registrare un sold-out pieno e rumoroso, confermando come questo tour sia uno dei primi veri highlight dell’anno concertistico.
Non è cosa da tutti i giorni, infatti, vedere sullo stesso palco due colossi del black metal come Mayhem e Marduk, affiancati da una delle forze più imponenti e rispettate dell’intero panorama estremo come gli Immolation. È il classico pacchetto ‘all star’ che negli ultimi anni sta diventando sempre più frequente, con line-up talmente solide da rendere quasi fuorviante il concetto stesso di ‘opening act’.
Il pubblico risponde di conseguenza: grande affluenza, entusiasmo palpabile e una presenza sorprendentemente nutrita di giovanissimi, molti dei quali sembrano al loro primo concerto metal. Un segnale incoraggiante, che restituisce l’immagine di una scena viva e, forse, ancora capace di rinnovarsi.

Aprire una serata di questo calibro non è compito semplice, ma gli IMMOLATION affrontano la situazione con la sicurezza di chi ha alle spalle decenni di carriera e innumerevoli palchi calcati in ogni angolo del mondo. Del resto, il gruppo newyorkese non è affatto nuovo a tour in compagnia di band black metal: Bob Vigna e soci si sono sempre mossi con naturalezza in questi contesti, anche grazie all’aura profondamente oscura del loro death metal e a quell’anticlericalismo militante che – soprattutto nei primi album – li ha resi particolarmente affini a una certa sensibilità black.
Fin dalle prime note è chiaro che non ci si trova di fronte a un semplice opener messo lì per scaldare l’ambiente: il piglio è quello di un headliner, e la risposta del pubblico è immediata e convinta.
Il suono è potente, definito, con le chitarre di Vigna e di Alex Bouks che tagliano l’aria come lame e la sezione ritmica che avanza compatta e minacciosa. Viene presentato “Adversary”, primo singolo estratto dal nuovo, attesissimo album, accolto con curiosità e rispetto anche da chi evidentemente non conosce ancora il brano. La nuova composizione si inserisce senza difficoltà accanto ai classici, dimostrando una continuità stilistica che è da sempre uno dei punti di forza della band.

La scaletta pesca a piene mani da tutta la discografia, con molti album rappresentati da almeno un estratto: una scelta intelligente, che soddisfa i fan storici e allo stesso tempo offre ai neofiti una panoramica ampia e significativa del percorso degli Immolation.
Tra i momenti più alti spicca una “Higher Coward” semplicemente monumentale, capace di scuotere l’intera sala con la sua tensione cupa e inesorabile.
Le pause sono ridotte al minimo, quasi inesistenti: è evidente la volontà di suonare il maggior numero di brani possibile, senza dispersioni. L’unico vero break arriva verso la fine del set, quando Ross Dolan prende la parola per ringraziare il pubblico, le altre band in cartellone e la crew. Un gesto semplice, ma emblematico dell’umiltà e della professionalità che hanno sempre contraddistinto il gruppo. Gli Immolation scendono dal palco lasciando la sensazione di aver assistito a qualcosa di ben più di una semplice ‘apertura’: una lezione di esperienza e carisma.

Setlist:
An Act of God
Swarm of Terror
Majesty and Decay
Adversary
Dawn of Possession
Blooded
Higher Coward
Rise the Heretics
Nailed to Gold
The Age of No Light

Con i MARDUK l’asticella si sposta decisamente sul versante più marziale e aggressivo della serata. Annunciato inizialmente come un set dedicato al lato più bellico del loro repertorio, lo show che il gruppo svedese propone in questo tour si rivela in realtà una scaletta piuttosto ‘classica’, variegata e trasversale, simile a quella che potrebbe essere presentata in un contesto festivaliero.
Il tempo a disposizione non è infinito, e la scelta cade quindi su un mix ben calibrato di brani che coprono diversi periodi della carriera, dai classici degli esordi ad alcune delle tracce più rappresentative dell’era con Mortuus alla voce.
I suoni, va detto, risultano un po’ impastati, e non mancano alcuni problemi tecnici che penalizzano soprattutto la resa delle chitarre nei primi minuti. Nonostante ciò, il set è come sempre energico, preciso, portato avanti da una band che è una vera macchina da guerra on the road sin dalla metà degli anni Novanta.

Per i Marduk, ogni concerto potrebbe ormai sembrare parte di una routine rodata, ma la ferocia sprigionata da brani come “Throne of Rats” o “Panzer Division Marduk” appare tutt’altro che automatica. La violenza sonora è autentica, fisica, e travolge la platea senza possibilità di scampo.
A contribuire all’impatto complessivo c’è anche un uso massiccio di fumo sul palco, che finisce per avvolgere l’intera sala e trasformare l’Electric Brixton in una sorta di banco di nebbia perenne. La visibilità si riduce, le luci tagliano l’aria a fatica e l’esperienza assume un carattere quasi claustrofobico, perfettamente in linea con l’estetica del gruppo.
La risposta del pubblico è calorosa: si percepisce chiaramente come una fetta consistente dei presenti sia qui soprattutto per loro. Il blitz londinese dei Marduk si rivela così ancora una volta efficace e convincente, confermando lo status di una band che, pur senza reinventarsi a oltranza, continua a colpire con impressionante regolarità.

Setlist:
Frontschwein
Wolves
Throne of Rats
Shovel Beats Sceptre
Cloven Hoof
Sulphur Souls
On Darkened Wings
Infernal Eternal
The Black…
Panzer Division Marduk
The Blond Beast

Tocca infine ai MAYHEM, chiamati a chiudere una serata già di per sé densa e impegnativa. Storicamente più altalenanti dei Marduk in termini di resa dal vivo, i norvegesi arrivano a Londra forti del buon riscontro ottenuto dal nuovissimo “Liturgy of Death”, un disco riuscito che sta beneficiando di un hype ben gestito grazie ai primi singoli e a una comunicazione mirata.
Il set si articola come un vero e proprio viaggio attraverso le diverse fasi della carriera della band, costruendo un percorso ricco di contrasti, saliscendi emotivi e cambi di atmosfera.
Colpisce subito l’impatto visivo: il palco è ampliato rispetto a quello dei supporter, con scale ai lati dell’imponente batteria di Hellhammer, su cui i musicisti si muovono con disinvoltura. Sullo sfondo scorrono proiezioni curate, mentre l’impianto luci appare decisamente più elaborato rispetto al passato. È evidente una ricerca consapevole di una dimensione più propriamente ‘spettacolare’, di uno show strutturato, qualcosa che per ragioni probabilmente anche di budget i Mayhem non avevano mai espresso con tanta chiarezza in precedenza.

Attila Csihar è, come sempre, un protagonista assoluto. In forma smagliante, domina il palco cambiando più volte abito nel corso del set: prima sciamano allucinato, poi una sorta di Colonnello Kurtz di “Apocalypse Now” reinterpretato in chiave black metal, infine sacerdote posseduto. Ogni trasformazione sembra accompagnare un diverso umore musicale e contribuisce a rafforzare il carattere più teatrale dell’esibizione; il resto della band lo segue con convinzione, offrendo un’interpretazione compatta, più seria e precisa rispetto ad alcune uscite recenti.
La setlist è generosa, con circa venti brani, e pesca da vari momenti della discografia. Interessanti le incursioni da “Grand Declaration of War”, un album che dal vivo acquista calore e impatto, svelando sfumature spesso sottovalutate.
Come prevedibile, però, i boati più fragorosi arrivano con i pezzi degli esordi, quelli che hanno fatto la storia del black metal e indirizzato in modo definitivo la carriera del gruppo. Il finale è quasi in pilota automatico, con il tributo a “Deathcrush”: tutte le hit attese, suonate da una band che per quest’ultimo capitolo del concerto si pone in maniera più sciolta e spontanea, abbracciando il grezzume di questa fetta del repertorio senza forzature.
Quando le luci si riaccendono, la sensazione è unanime: uno show che, nel suo insieme – e quindi considerando anche le prove solide e convincenti di Immolation e Marduk – ha pienamente soddisfatto le aspettative. Una serata che conferma la forza di pacchetti di questo tipo e ribadisce come il metal estremo sia effettivamente in grado di riempire grandi sale, parlare a generazioni diverse e creare eventi capaci di lasciare il segno.

Setlist:
Realm of Endless Misery
Buried by Time and Dust
Bad Blood
Life Is a Corpse You Drag
Ancient Skin
Psywar
To Daimonion
View From Nihil
Whore
Freezing Moon
Chimera
Weep for Nothing
Cursed in Eternity
From the Dark Past
Deathcrush
Chainsaw Gutsfuck
Carnage
Pure Fucking Armageddon

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