14/06/2026 - MEGADETH + ANTHRAX + BLACK LABEL SOCIETY + CAVALERA + GAEREA + GAME OVER @ Piazza Ariostea - Ferrara

Pubblicato il 18/06/2026 da

Report di Edoardo De nardi
Fotografie di Benedetta Gaiani

Si riaccendono i riflettori su quello che è rapidamente diventato un appuntamento immancabile per i molti appassionati italiani di musica hard’n’heavy, quel Ferrara Summer Festival che nel giro di pochi anni ha saputo riunire al suo interno nomi di prestigio della scena rock e metal nazionale ed internazionale.
Dopo una prima giornata dedicata al rock alternativo e capeggiata dagli A Perfect Circle, si arriva finalmente al momento saliente della prima parte della programmazione, quello più atteso da tutti i metallari e contenente un bill da capogiro capace di rievocare in molti il ricordo indelebile di vecchi festival come il Gods Of Metal: riunire sullo stesso palco Megadeth, Anthrax, Black Label Society e Cavalera suona per molti come un sogno ad occhi aperti, ed un affluenza imponente (quasi ventimila persone) registrata ai botteghini conferma l’interesse mai sopito che le vecchie generazioni nutrono ancora per il metal della loro generazione.

La presenza in scaletta poi di realtà più recenti come i Gaerea ed i Game Over, e soprattutto la fortissima partecipazione di giovani nel pubblico, lasciano presagire un ricambio generazionale semplicemente insperato, considerate le moderne dinamiche del music business, e che riaccende qualche flebile speranza circa un rinnovato interesse nei confronti di un genere musicale ad appannaggio prevalentemente delle generazioni più datate.
Caldo, entusiasmo e partecipazione hanno marchiato a fuoco la seconda giornata del Ferrara Summer Festival, a fronte di eccellenti prestazioni sul palco che vi andiamo a raccontare nel dettaglio tra le righe che seguono..

Anche a fronte del numeroso riscontro di pubblico in questa giornata del cartellone, il Ferrara Summer Festival si conferma un evento dall’importanza in ascesa, ma non privo di qualche magagna organizzativa: rimane il dubbio infatti che la piazza Ariostea possa essere poco adatta ad un pubblico esteso come quello della giornata odierna (mentre invece rimane una discreta location per eventi più contenuti, come visto per A Perfect Circle).
La sua configurazione stretta e sviluppata in senso rettangolare, unita alla presenza di elementi scenici fissi e inevitabilmente ingombranti, penalizza infatti chi si trova nelle aree più lontane dal palco, dove la visibilità risulta già compromessa in condizioni normali e diventa inevitabilmente problematica con l’aumentare delle presenze.

Va detto che, storicamente, realtà come i Megadeth non hanno mai registrato in Italia numeri tali da saturare spazi di questa portata, e anche considerando il richiamo delle altre band in cartellone, la risposta di pubblico ha rappresentato per molti versi una sorpresa. Proprio per questo, però, appare ancora più evidente come una partecipazione così significativa richieda standard di fruizione adeguati: anche a chi non sceglie le aree più vicine al palco, o non investe cifre maggiori per il cosiddetto pit, dovrebbe essere garantita una visione dignitosa e un ascolto pienamente godibile.
Non è accettabile che l’esperienza di un concerto si riduca, per una parte consistente del pubblico, a una fruizione parziale o addirittura mediata dall’immaginazione, con la sensazione di ‘sentire senza vedere’.

Si tratta, tuttavia, di limiti che non sono sempre realmente superabili con interventi contingenti: la conformazione stessa della piazza non può essere modificata, né ampliata o ripensata in funzione di grandi afflussi. È una condizione strutturale, connaturata allo spazio, che finisce inevitabilmente per emergere quando si alza il livello dell’utenza.
Anche l’eventuale ricorso a sedi alternative – ammesso e non concesso che in Italia esistano realmente location disponibili e adeguatamente attrezzabili per eventi di questo tipo e di questa portata – non è una soluzione semplice o immediata, ma resta il nodo di fondo quando si parla di eventi con ambizioni di grande richiamo.

L’ingombrante obelisco centrale costringe ad esempio a posizionare il mixer in una zona avanzata, creando fastidiosi problemi di visibilità per il pubblico del prato posteriore, mentre la presenza delle torri delay, necessarie per poter rispettare i limiti di decibel imposti dal Comune, limitano ulteriormente la visibilità laterale e riducono enormemente l’impatto audio ed il volume dell’impianto nelle retrovie, a scapito di chi, appunto, era in posizione più arretrata.

Discorso analogo potrebbe essere fatto in merito all’organizzazione logistica dei servizi e dei punti di ristoro: porre solamente qualche decina di bagni o solamente un paio di casse e punti di distribuzione di birra e bevande ha necessariamente creato degli ingorghi praticamente perenni per poterne usufruire, rendendo l’atmosfera comunque piacevole che si respira a questo festival un pelo più complessa in caso di bisogni naturali fondamentali da poter espletare.
I prezzi di cibo e bevande poi non erano certo popolari, ma tristemente in linea con quelli già affrontati in altre situazioni italiane simili, costringendo la gran quantità di persone presenti all’esborso cifre notevoli per potersi anche solo mantenere idratati e mangiare qualcosa.

Se l’offerta artistica quindi ha raggiunto il suo apice con questa edizione, qualcosa può essere fatto a livello strutturale e logistico, aspetti migliorabili che speriamo possano essere presi in considerazione in futuro per rendere più godibile un evento estivo dalle potenzialità certamente interessanti.

 

 

Come da programma, il grande evento ferrarese si apre alle 15 in punto sulle note martellanti dei GAME OVER, autori di un thrash metal esplosivo che si sposa ottimamente alle band più importanti presenti in cartellone. Il piglio dei giovani musicisti italiani è fresco e dirompente, segnato da una discografia ormai composta da sei studio album dalla qualità crescente che vede nell’ultimo “Face The End” l’apice creativo da loro raggiunto, giustamente saccheggiato a piene mani nella scelta della tracklist da proporre oggi al pubblico delle grandi occasioni.
Aprire un evento del genere non è certo una passeggiata, in termini di emozioni da domare e palco da gestire, ma l’ormai scafata esperienza dei quattro permette loro di tramutare questi ostacoli in pura energia thrash, trasmettendo un entusiasmo contagioso a tutti i presenti che stanno rapidamente conquistando gli ampi spazi della piazza Ariostea durante la loro esibizione.
Tra “Lust For Blood”, “Veil Of Insanity” e “Neck Breaking Dance” la band sciorina sul palco una prestazione di alto livello, guidata dal carisma e dalle ottime doti vocali di Danny Schiavina, che oltre a cantare, gestisce con esperienza e sensibile emozione, il rapporto con il pubblico della sua città.
Nati e cresciuti infatti sui gradini della statua che troneggia in mezzo alla piazza, i Game Over coronano oggi il sogno di una vita, condividendo il palco con quelle stesse leggende che ne hanno influenzato l’essenza stessa e facendolo con una grinta ed una capacità semplicemente lodevoli, lasciando premettere il meglio per questa lunga giornata di musica d’autore.

Game Over – Ferrara Summer Festival – 14 giugno 2026 – foto Benedetta Gaiani

Giusto il tempo di darsi una rinfrescata e di abbeverarsi prima che le oscure figure dei GAEREA conquistino il palco per la loro esibizione a Ferrara.
Look total black, braccia pittate di nero e misteriosi veli sul volto accompagnano la musica post-black dei portoghesi, protagonisti negli ultimi anni di una ascesa di popolarità vertiginosa che li ha condotti, tramite l’ultimo album “Loss”, ad abbandonare gradualmente ogni influenza black metal in favore di un approccio ben più delicato e melodico dalle conformazioni certamente più vicine al pop che non al metal estremo.
Non a caso, tutti i brani ascoltati oggi appartengono proprio al full sopracitato, lasciando totalmente in disparte le buone intuizioni più pesanti mostrate nei lavori precedenti. L’esiguo spazio temporale lasciato ai Gaerea, visto la loro posizione nel bill, permette loro di concentrarsi quindi soprattutto sui numerosi singoli estratti da “Loss”, puntando tutto sulla riconoscibilità dei refrain di “Nomad”, “Phoenix” e “Submerged”, effettivamente ben recepite dalla folla nonostante una resa sonora alquanto impastata.

Il substrato sinfonico e le onnipresenti trame sintetiche di queste canzoni infatti, rendono solo parzialmente il loro impatto nella dimensione live, finendo per cozzare con gli strumenti acustici ed elettrici a cui si sovrappongono per volume, rendendo piuttosto fiacco l’impatto più aggressivo degli sporadici momenti metal.
Le cose migliorano parzialmente giusto in tempo per “Hellbound” e “Luminary”, dove sembra essere trovata una quadra tra i vari elementi sonori della loro proposta, ma rimane la convinzione che una band di questo tipo possa trovare la sua dimensione ideale in uno spazio chiuso, magari in veste di headliner come sarà per loro il giorno successivo a Milano.
In questo caso, la loro esibizione rimane piuttosto avulsa al contesto, nonostante sia stata gestita con una professionalità inattaccabile che ha ben impressionato molti dei presenti sotto al palco, soprattutto tra i più giovani. Da rivedere in altre situazioni, i Gaerea lasciano lo stage dopo un concerto difficile da gestire, ma efficace secondo i più.

Gaerea – Ferrara Summer Festival – 14 giugno 2026 – foto Benedetta Gaiani

Terminato il tempo a disposizione dei portoghesi, l’attesa inizia a farsi febbrile sotto al palco mentre si attende a gloria l’arrivo dei beniamini brasiliani dei CAVALERA. Vedere Max ed Iggor sullo stesso palco suscita ancora un’emozione potente per molte persone, ed il fatto che per questa sessione di tour si sia deciso di riproporre per intero il seminale “Chaos A.D.” si rivela una ciliegina sulla torta che ha reso impossibile per molti non presenziare oggi sotto il sole di Ferrara per assistere a questo piccolo pezzo di storia per la musica metal.
A cavallo tra il passato furente degli esordi e le istanze nu-metal di “Roots”, l’album in questione viene riconosciuto da molti come l’apice creativo dei Sepultura, una pietra miliare che in tantissimi sono curiosi di riveder proposto nella sua interezza oggi sul bollente palco italiano.
Dopo un rapido cambio palco e l’arrivo in scena del celebre ‘appeso’ presente sull’iconica copertina dell’album, il clan dei Cavalera conquista il palco, scatenando il delirio in piazza sulle battute della devastante opener “Refuse/Resist” che manda in visibilio tutti i presenti.

Non si può certo dire che anni di sregolatezze e vita estrema non abbiano segnato nell’aspetto il mitico Max, che appare certo segnato ed invecchiato, ma per niente disposto a cedere il passo alla stanchezza in questa ora di tempo messa loro a disposizione per infiammare gli animi e domare le folle secondo il suo tipico stile.
“Slave New World” ed “Amen” seguono a ruota, permettendo a tutti di godersi la bestiale prestazione di Iggor alla batteria ed il suo drumming di assoluta potenza e precisione che trascina la band e ne rende l’esecuzione dei pezzi semplicemente micidiale.
Escluso qualche fisiologico calo alla voce, la resa sonora dei brani si avvicina moltissimo all’originale su disco, consentendo a molti di fare un salto indietro nel tempo di oltre trenta anni e tornare con la mente ai gloriosi fasti dei primi anni Novanta, anni di protesta e rivolta contro le istituzioni.
Di questo infatti trattano “Propaganda” e “We Who Are Not As Others”, le successive canzoni presentate, mentre con “Nomad” ed il suggestivo stacco acustico di “Kaiowas” ci si avvicina al versante più vicino culturalmente al Brasile incontaminato da cui proviene la band, altro tema da sempre molto caro ai Cavalera e alla loro musica.

È tempo però di tornare a pestare duro con “Clenched Fist” e con “Biotech Is Godzilla”, breve scheggia hardcore con testo di Jello Biafra che mostra gli artigli di una band che sa ancora colpire anche a velocità più sostenute.
L’inno generazionale “Territory” ed una bruciante cover di “Symptom Of The Universe” dei Black Sabbath coronano la possente presenza del gruppo al Ferrara Summer Fest, prima che “Chaos B.C.” (sorta di riarrangiamento allucinato della titletrack) chiuda il cerchio e consegni alla storia una prestazione dei Cavalera impetuosa, sorretta da un entusiasmo generale che rende quasi riduttivo il loro posizionamento a metà scaletta in questa giornata dedicata ai titani del metal vecchio stampo.

Setlist Cavalera:
Refuse/Resist
Slave New World
Amen
Propaganda
We Who Are Not As Others
Nomad
Kaiowas
Clenched Fist
Biotech Is Godzilla
Territory
Symptom Of The Universe (Black Sabbath Cover)
Chaos B.C.

Cavalera – Ferrara Summer Festival – 14 giugno 2026 – foto Benedetta Gaiani

Ferrara si sta ancora riprendendo dalle forti emozioni scatenate dalla prestazione dei fratelli Cavalera quando il palco del festival viene letteralmente invaso dalle innumerevoli casse e dalle infinite chitarre marchiate “W”, simbolo inconfondibile dell’arrivo in Italia dell’uragano umano a nome Zakk Wylde.
Un evento di questa caratura non poteva certo privarsi della presenza di un’icona dell’heavy music come il biondo chitarrista americano, intenzionato a non perdere un grammo di potenza rispetto ai colleghi che prima e dopo di lui animeranno la giornata con la loro musica.
La scaletta selezionata per l’occasione infatti, sarà incentrata sugli episodi più pesanti della sua corposa discografia, lasciando da parte le toccanti ballate soul per il quale è conosciuto oltre le chitarre elettriche e le sporche distorsioni metal.
“Funeral Bell” mette subito in chiaro gli intenti belligeranti dei BLACK LABEL SOCIETY, prima di passare al recente “Engines Of Demolition” nelle note della possente “Name In Blood”, cantata a squarciagola da moltissimi ed entrata già di diritto tra le hit immancabili da proporre in sede live.

Dotato di gilet in pelle e kilt di ordinanza, il carisma e l’aura mitologica di Wylde bastano a dominare con la forza l’attenzione dei presenti, senza considerare poi le doti di chitarrista virtuoso che lo hanno elevato ormai da tempo nell’Olimpo dei più grandi alle sei corde. “Destroy & Conquer”, “A Love Unreal” o “Heart Of Darkness” poi, grazie ai loro refrain melodici, mettono in mostra la miscela di ignoranza e malinconia a cui da sempre il nerboruto chitarrista ci ha abituato, prima di passare ad un obbligatorio omaggio al mentore Ozzy Osbourne con “No More Tears”, eseguita nella sua seconda metà ed accompagnato dalle gole spalancate e gli occhi lucidi di tutta la piazza ariostea.
C’è ancora tempo, però, per del roccioso heavy metal estratto da “Mafia” con “Fire It Up” e “Suicide Messiah”, terreno fertile per un vorticoso duello solistico tra Zakk ed il suo fedele gregario Dario Lorina, chitarrista di primo livello che riesce a non perdere terreno rispetto alla tecnica alle sei corde di Wylde ed anzi a sfidarlo da vicino in un tamarissimo finale con chitarre suonate dietro la schiena.
A ben vedere, la sinergia sprigionata da tutti i musicisti sul palco non è certo di poco conto, ed anche l’apporto scoppiettante di DeServio al basso e massiccio di Fabb alla batteria è tutt’altro che trascurabile nel rendere così energico e travolgente lo show del combo americano on stage.
“Stillborn”, altro grande classico dei Black Label Society, chiude l’ennesimo capitolo vincente di questo lungo concerto italiano, dominato tanto dalla forza bruta quanto dall’enorme cuore gentile dell’axeman per antonomasia che si trattiene sul palco a musica finita per salutare personalmente tutti i presenti e dispensare cenni e sorrisi ad una platea rimasta incantata dalla sua personalità magnetica e dalla musica energica della sua creatura più cara e personale, i Black Label Society.

Setlist Black Label Society:
Funeral Bell
Name In Blood
Destroy & Conquer
A Love Unreal
Heart Of Darkness
No More Tears (Ozzy Osbourne cover)
Set You Free
Fire It Up
Suicide Messiah
Stillborn

Black Label Society – Ferrara Summer Festival – 14 giugno 2026 – foto Benedetta Gaiani

Attenendosi con un rigore certosino alla timeline prevista dall’evento, mantenuta in effetti fino alla fine della serata, i paladini del thrash metal newyorchese ANTHRAX irrompono sul palco di Ferrara alle 20 in punto, decisi a mettere a ferro e fuoco la città emiliana e lasciare solo macerie dietro al loro passaggio.
Bastano le prime note di “Among The Living” per scatenare un vero inferno sul palco, dominato dalle presenze esplosive dei musicisti americani, mentre dall’altra parte il pit diventa in men che non si dica un vortice irrefrenabile di pogo ed headbanging.
Nell’oretta a loro disposizione, Scott Ian e compagni proporranno una scaletta in realtà piuttosto contenuta, incentrata con arguzia solamente intorno a quelle hit che ne hanno portato il nome tra i pesi massimi del genere a livello mondiale. Dopo una divertentissima versione di “Got The Time” infatti, che sottolinea l’indole più punk ed hardcore posseduta da sempre dei Nostri rispetto agli altri “Big Four” d’Oltreoceano, si passa senza pietà a “Madhouse” e “Caught In A Mosh”, benzina sul fuoco che esalta oltre ogni limite sia i giovani che più attempati sostenitori del gruppo.

A saltare subito all’orecchio è la resa sonora massiva delle chitarre, mai così potente e definita fino ad ora, in un tripudio che esalta i riff tritaossa dei brani e permette di godersi la pulizia esecutiva negli assoli di Donais, membro dal carattere meno irruento ma parimenti letale quando si tratta di spingere al massimo.
Menzione speciale poi non può non essere dedicata al mattatore delle folle Joey Belladonna e alla sua ugola incredibile, capace di un’estensione ed un’intensità vocale assolutamente inumane, considerata soprattutto l’età non di primo pelo del cantante italoamericano. La naturalezza con cui affronta ancora “Metal Thrashing Mad”, dal disco d’esordio “Fistful Of Metal” è sbalorditiva, conquistando di diritto la palma di miglior cantante dell’intera giornata, senza risparmiarsi i tremendi acuti del ritornello e delle strofe e senza mai fermarsi un attimo tra corse, incitamenti al pubblico e simpatici siparietti tra un brano ed un altro.
Concluso un primo tempo al cardiopalma, gli Anthrax rallentano momentaneamente proponendo il midtempo più posato di “Keep In The Family”, prima di presentare con grande emozione “It’s For The Kids”, brano tratto dal nuovo album “Cursum Perficio” in uscita dopo ben dieci anni dal precedente “For All Kings”.
La canzone alterna una strofa decisamente sostenuta ad un ritornello più melodico ed orecchiabile, elementi che sul palco di Ferrara sembrano convincere i presenti, i quali accompagnano le nuove gesta dei loro eroi con passione e trasporto, pur non conoscendone a menadito gli sviluppi.

Il tempo purtroppo scorre veloce, e non rimane che alzare nuovamente la tensione con “Antisocial”, cover dei Trust dai chiari rimandi hardcore ed una lunga e conclusiva versione di “Indians”, divenuta col tempo un vero e proprio inno programmatico per i cinque di New York, e particolarmente sentita da Belladonna per i chiari rimandi alle sue origini pellerossa descritte nel testo.
Il basso di Frank Bello colpisce violento in faccia ogni volta che le sue dita percuotono le corde dello strumento, mentre la chitarra di Ian ha modo, per l’ultima volta, di impartire una lezione sublime di thrash/core nel bridge velocissimo della canzone e nel suo ritornello convulso e nervoso, su cui il cantante invoca, insieme a tutta la platea, memoria e rispetto per una civiltà decimata e declassata dai nuovi conquistatori.
Tra incitamenti, gang vocals, divertenti intermezzi e grande maestria, gli Anthrax abbandonano il palco da vincitori, autori di una prestazione praticamente ineccepibile ed ancora maestri di una scuola, quella thrash metal, che vede ancora nei suoi creatori una forza inarrestabile dalla qualità duratura ed inattaccabile, quasi sprezzante dello scorrere del tempo che sembra non scalfire la loro potenza ed energia.

Setlist Anthrax:
Among The Living
Got The Time (Joe Jackson cover)
Madhouse
Caught In A Mosh
Metal Thrashing Mad
Keep It In The Family
It’s For The Kids
Antisocial (Trust cover)
Indians

Anthrax – Ferrara Summer Festival – 14 giugno 2026 – foto Benedetta Gaiani

Il sole è calato ormai sull’arena dei grandi del metal, e le temperature più miti iniziano a rinfrescare gli stoici avventori che ormai da interminabili ore attendono con ardore l’evento della serata, ovvero l’unica calata italiana del tour di addio dei MEGADETH, creatura di Dave Mustaine che a causa dei suoi ormai insostenibili dolori fisici, ha deciso di salutare per sempre i suoi fan concludendo la sua carriera con un ultimo omonimo album ed un lungo tour mondiale di commiato.
Megadave ha chiamato e – con quasi ventimila presenze – il suo pubblico ha risposto in gran numero per celebrare insieme questo addio, non prima però di un’ultima, emozionante, performance per ripercorre insieme questi quarantatré anni di instancabile carriera.
Si parte proprio dalla fine con “Tipping Point”, estratta appunto dall’ultima fatica in studio, per poi tuffarsi nel glorioso passato di “Hangar 18”, gioiello di thrash tecnico contenuto in “Rust In Peace” e caratterizzato dalle ritmiche vorticose e dalla sequela di assoli che portano alla conclusione bombastica di questo pezzo.
Al netto di un sound generale poco definito e sbilanciato, il comparto musicale della band sembra in forma e pronto ad eseguire al meglio i brani previsti per questa serata.

Con il passare del tempo poi, si capirà come tutta la scaletta dei Megadeth sia stata studiata con attenzione per evitare eccessivi affaticamenti a Mustaine, alternando continuamente brani più veloci ed aggressivi ad altri ora più lenti ora più delicati, secondo un gioco di contrasti che permette in realtà anche al pubblico di godersi l’esibizione senza eccessivi sforzi.
È tempo infatti di rallentare con “It Was My Life” e “Dread And Fugitive Mind”, di spingere più forte con “Take No Prisoners” e tornare più soffusi con “Angry Again”, confermando la volontà di riqualificare con decisione anche il repertorio di metà carriera a scapito dei frangenti più violenti contenuti nei primi capitoli discografici.
Particolarmente efficaci risultano la nuova “I Don’t Care” e “Let There Be Shred”, su cui si esalta la chitarra solista dell’ultimo entrato Teemu Mäntysaari e le sue incredibili doti con lo strumento, cantate da tutto il pubblico e segno del buon responso ricevuto dall’ultimo album della band pubblicato qualche mese fa.
Nonostante il grande entusiasmo del pubblico, Dave rimane piuttosto avaro in quanto ad introduzioni ed interazioni con la sua gente, relegando a qualche breve discorsetto il suo rapporto con la platea e riservandosi invece delle frequenti pause tra un brano ed un altro per tirare fiato e guadagnare energie.
Senza privarsi di una vena provocatoria da sempre presente in lui, il californiano decide di presentare in rapida successione “Mechanix” e la sua interpretazione di “Ride The Lightning” dei Metallica, accolte con clamore dai presenti ed eseguite con una vena particolarmente aggressiva, prima di un poker d’assi che, partendo da “Tornado Of Souls”, passando per “Countdown To Exctinction” e “Peace Sells” e arrivando all’amatissima “Symphony Of Destruction” ribadiscono una volta per tutte, i veri motivi per cui i Megadeth siano diventati nel tempo la seconda thrash metal band più famosa del mondo: qualità assoluta nel songwriting, eccellenti doti tecniche e testi intelligenti ed intriganti sono gli elementi che ne hanno decretato il successo, e che ci portano ancora oggi a seguirne le gesta con rinnovato stupore, trasporto ed affetto.

Mentre i suoni subiscono un’impennata qualitativa notevole durante il concerto, sarà la voce di Mustaine a rimanere la spina nel fianco di questa emozionante esibizione: l’incapacità di Dave nel mantenere tonalità ed intensità vocale è ormai sotto gli occhi di tutti, e nonostante si siano volutamente scelti dei brani dove non fossero richieste particolari capacità tecniche, molte delle strofe e dei ritornelli vengono affrontati stasera con fatica ed imprecisione, rendendo ben poco incisivo l’impatto vocale del rosso frontman americano.
Questo, insieme a qualche sporcizia di troppo nella sua esecuzione chitarristica, rimangono gli unici nei in una esecuzione altrimenti impeccabile per questi musicisti dalla bravura immensa.
Se ci fosse bisogno di ribadire ancora il concetto, ci pensa “Holy Wars…The Punishment Due” e le sue intricate partiture a mettere fine a questa celebrazione, prima che un infinito scroscio di applausi accompagni la band dietro le quinte.
Dave Mustaine, invece, rimane sul palco, da solo, a godersi per l’ultima volta il suo pubblico e le interminabili dimostrazioni di affetto che il popolo metal ha in serbo per lui e per i Megadeth, in un ultimo abbraccio spirituale tra un’artista inimitabile e tutte le persone che sono state toccate nel profondo dalla sua musica e la sua Arte.

Setlist Megadeth:
Tipping Point
Hangar 18
This Was My Life
Dread And The Fugitive Mind
Take No Prisoners
Angry Again
I Don’t Care
She-Wolf
Sweating Bullets
Let There Be Shreds
Mechanix
Ride The Lightning (Metallica cover)
Tornado Of Souls
Countdown To Extinction
Peace Sells
Symphony Of Destruction
Holy Wars…The Punishment Due

Megadeth – Ferrara Summer Festival – 14 giugno 2026 – foto Benedetta Gaiani

GAME OVER

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CAVALERA

BLACK LABEL SOCIETY

ANTHRAX

MEGADETH

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