06/02/2026 - MESSA + SHORES OF NULL + DOOMRAISER @ Orion Live Club - Roma

Pubblicato il 14/02/2026 da

Dopo un tour europeo trionfale di supporto ai Paradise Lost, è giunto il tempo per i Messa di concentrarsi sull’Italia e dedicare una serie di date unicamente in madrepatria per la presentazione di “The Spin”, il loro ultimo album uscito l’anno scorso per Metal Blade Records.
Tra queste non poteva mancarne una romana: per l’occasione è stato scelto come locale l’Orion di Ciampino, fuori dal raccordo a sud della capitale, che di solito viene usato per band abbastanza grandi: questo conferma come ormai il quartetto veneto, pur non essendo nel mainstream, non sia neanche più una band underground a tutto tondo.
Assieme a loro questa sera, ci sono altre due formazioni d’eccezione e di casa nella Capitale, Doomraiser e Shores Of Null, in grado di donare ulteriori sfumature cupe ad un venerdì sera d’inizio febbraio. A voi il resoconto di come è andata.

 

Ad aprire le danze ci sono i DOOMRAISER, nome che non dovrebbe aver bisogno di presentazioni: da più di vent’anni sono infatti fieri portatori del doom italico, che ha sempre goduto di un ottimo riscontro sia in casa che fuori.
I nostri salgono sul palco alle 20:45 attaccando con “Dark Omens”, opener dell’ultimo album “Cold Grave Marble” dal quale è tratto quasi tutto il materiale di questa sera. Il locale non è pieno ma ci sono già moltissime persone a vederli, segno del grande riconoscimento che riscuote il gruppo in questa città. Il loro stile, pachidermico ed incisivo, è sempre piaciuto molto da queste parti.
Fa molto strano, a dire il vero, vederli in apertura quando tutti i gruppi che hanno suonato dopo si sono formati quasi dieci anni dopo di loro (tenendo poi presente che, per esempio, il primo tour europeo degli Shores Of Null è stato come loro supporto).
Ma visto che le cose poi si dimostrano sul palco, anche a questo giro i Doomraiser hanno regalato uno show degno del loro nome, per quanto ridotto ad poco più di mezzora di tempo, molto incentrato sulla pesantezza dei riff e su un suono molto compatto (a livello chitarristico, uno dei riferimenti più evidenti sono i Cathedral del periodo “The Carnival Bizarre”, quando erano diventati molto sabbathiani ma non ancora nella fase stoner di “Supernatural Birth Machine”) .

Seguono, come anticipato sopra, gli SHORES OF NULL, altra band che non è difficile vedere live da queste parti, è diventata negli anni tra i nomi più apprezzati nel panorama doom/death (di quello che fa riferimento a band come My Dying Bride e Paradise Lost, tanto da prendere il posto dei Messa nella seconda parte del tour europeo della band di Halifax).
Da qualche tempo a questa parte dal vivo suonano con un terzo chitarrista, una scelta sfruttata da molti tra coloro che hanno uno stile pieno di armonie, se possono permetterselo.
Live sono una band molto emotiva ed in grado di rendere al meglio quanto già espresso su disco, accentuando il pathos e la tragicità dei pezzi e con molta cura delle melodie. Il materiale di questa sera è soprattutto recente, specie per i tre pezzi tratti dall’ultimo split con i Convocation (edito per Everlasting Spew Records) i quali, stando a quanto afferma il cantante Davide Straccione, verranno eseguiti in pochissime occasioni.
A livello di pubblico c’è un po’ più di gente rispetto a chi li ha preceduti, ma non tantissima. Dal punto di vista sonoro, invece, ai Doomraiser era andata un po’ meglio.

Cresce l’attesa per i MESSA, che attaccano con “Fire On The Roof”, uno degli ultimi singoli tratti da “The Spin”, questa sera suonato per intero.
In sede live, oltre a vantare un’ottima preparazione tecnica, sono un gruppo molto raffinato che negli anni ha anche molto cambiato il modo di presentarsi sul palco: nel periodo di “Feast For Water” il chitarrista Alberto Piccolo spesso si portava anche un Fender Rhodes visto che molte parti erano col piano elettrico, e il bassista Marco Zanin a volte al posto del basso suonava una seconda chitarra. Negli anni la formazione si è settata su uno standard di un quartetto classico con una sola sei corde, con l’aggiunta di un synth e dei pedali sul palco suonati dal già menzionato Zanin.
I brani sono riproposti in maniera abbastanza fedele al disco, non vengono stravolti in maniera particolare, anche se le parti solistiche sono un po’ più accentuate. Il loro è uno stile anche oggi di difficile collocazione: di per sè rientra nel doom, ma poi di questo genere col tempo ha mantenuto sempre meno caratteristiche, per sposare delle sonorità molto vicine a esperienze musicali come quelle di Chelsea Wolfe e, negli ultimi tempi, con molte contaminazioni post-punk e blues.
Il pubblico assiste in estasi al loro show, che oltre a tutti i brani di “The Spin” presenta pure diverso materiale dai lavori precedenti, per un’ora e mezzo di durata complessiva (inclusa l’encore “Hour of The Wolf”, dal loro debutto “Belfry”). La band ha macinato molti chilometri nell’arco della propria carriera più che decennale e si è meritata tutto il successo che ha avuto, confermandolo appieno questa sera.
L’unica cosa che ci sentiamo di appuntare è che, per un sound così carico di elementi raffinati e con brani molto lunghi, la durata perfetta è un’ora (sarebbe stato meglio togliere due o tre brani, non di più); per il resto, assolutamente nulla da dire.
Se hanno effettivamente un seguito che non tutte le band italiane sono riuscite ad ottenere è merito di un sound cristallino, variegato e che al momento ha ben pochi eguali nel mondo, che ha saputo discostarsi molto da ogni possibile definizione e rinnovarsi costantemente nel tempo. Ci auguriamo di rivederli quanto prima da queste parti.

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