10/12/2003 - Metallica @ Palamalaguti - Bologna

Pubblicato il 02/01/2004 da

A cura di Fabio Scarpanti

Boom boom, Metallica! Seconda calata italica nel giro di pochi mesi (si ricorda l’apparizione all’Heineken Jammin Festival lo scorso giugno) per i Four Horsemen e, a giudicare dal Palamalaguti stracolmo e sold out da mesi, la perseveranza di Hetfield e soci nel calcare i nostri palchi non è affatto motivo di scontento… soprattutto per chi scrive!

METALLICA

L’essenzialità del palco è la prima cosa che colpisce appena entrati nel palasport di Casalecchio Di Reno, quella stessa essenzialità che ha reso un album come “St.Anger” così (purtroppo giustamente) criticato. Ci si aspettava infatti una scenografia trionfale ed un palco imponente per una tournée nelle arene, come nel “Poor Touring Me” del 1996 o nel “Nowhere Else To Roam” tour del 1992, con lo storico palco a pentagono! Invece oggi i Metallica puntano al sodo con un palco neanche troppo grande, su due piani e con ben sette microfoni. Si arriva purtroppo in ritardo per il gruppo di supporto, i Godsmack, ma le fasi conclusive sembrano avvincenti: con ben due batterie ed un batterista-cantante ispiratissimo. Il pubblico bolognese sembra molto caldo e, dopo un attimo di calma, l’adrenalinica attesa si conclude con il classico intro “Morriconiano” de “Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo” a fare da apripista ad una violentissima “Blackened”, brano che subito ci spiattella in faccia l’odierno stato di grazia della band di San Francisco. In particolare James Hetfield appare veramente in forma e lo dimostrerà poi nel corso di tutta la serata. Si prosegue con l’inaspettata “Fuel”, la quale in sede live acquista un discreto impatto per poi passare a lidi decisamente più graditi con “Seek And Destroy”, mentre la semi-ballad “Fade To Black” riassesta gli animi, facendo prendere a tutti un po’ di respiro. Poi via di seguito “Harvester Of Sorrow”, dal monumentale e forse sottovalutato “And Justice For All”, e ancora “Creeping Death”, durante il quale il pubblico bolognese si unisce in un coro unanime “Die….Die….Die”. I membri della band sembrano molto affiatati e ben coordinati fra loro, ed in particolare il nuovo arrivo Robert ‘gonzo’ Trujillo conferma ulteriormente di essersi ambientato molto bene! Unica grande assente tra le hit del gruppo è “For Whom The Bell Tolls”, ma non è certo questa la nota stonata della serata. Già, perché se di nota stonata si vuol parlare, si devono citare i momenti dedicati all’album “St.Anger”! Tolta infatti “Frantic” e in parte la title track, i nuovi pezzi dal vivo risultano alquanto noiosi. Durante l’esecuzione di canzoni come “Dirty Window” e soprattutto “The Unnamed Feeling” (il nuovo singolo) il pubblico riesce appena a tenere il tempo con la testa e fa realmente fatica a lasciarsi trascinare… o almeno è quello che si nota dalle retrovie. Poco male comunque, visto che dopo una breve e meritata pausa i nostri ci sparano il capolavoro assoluto di sempre: “Master Of Puppets”… e di seguito “Battery”! Due pezzi che, nemmeno a dirlo, colpiscono nel segno! C’è ovviamente anche spazio per il Black Album, con la coinvolgente “Enter Sandman” e la perentoria “Sad But True”, prima di arrivare al primo vero ed unico momento di calma della serata, costituito dalla romantica “Nothing Else Matters”, preceduta da un divertente siparietto che vede Kirk Hammett scambiarsi di strumento con Lars Ulrich! Questa pur bella canzone viene però puntualmente sminuita dall’altro grande semi lento della serata, ovvero l’evocativa “One”, che strappa applausi degni di un teatro lirico. Avviandosi alla conclusione, chi scrive vorrebbe sottolineare quanto la set list dello scorso giugno nel complesso fosse stata veramente da dieci e lode, nettamente migliore di quella di stasera, che invece, se proprio si dovesse elargire un voto, meriterebbe un otto e mezzo. C’è da dire però che, quando i quattro cavalieri ormai quarantenni chiudono il concerto con “Am I Evil”, storica cover dei Diamond Head, e soprattutto “Hit The Lights”, da recriminare loro rimane ben poco! E meno male che in tempi non troppo lontani ‘odiavano il metal’…

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