04/12/2008 - Molly Hatchet @ Fillmore - Cortemaggiore (PC)

Pubblicato il 14/12/2008 da
A cura di Igor Belotti
 
Dopo trent’anni sulle scene, è tempo finalmente della prima calata italica dei Molly Hatchet. Il classico esordio della band è datato infatti 1978, disco che insieme al successivo “Flirtin’ With Disaster” (1979) ha imposto la band come prosecutrice della tradizione del rock sudista di Lynyrd Skynyrd e Allman Brothers Band, gruppi con i quali i Mollies hanno in comune anche la città di provenienza, Jacksonville, Florida. L’incidente aereo che nel 1977 decretò la tragica fine degli Skynyrd e l’inattività in quegli anni degli Allman Brothers creò infatti un vuoto che favorì senz’altro l’affermazione della band e che le permise di imporsi come leader in ambito southern rock. Come i Blackfoot, altra band sudista venuta alla ribalta tra gli anni ’70 e ’80, anche i Molly Hatchet erano dotati di un suono decisamente più hard rock che li rese appetibili anche al pubblico heavy metal di quegli anni. La storia dei Mollies è proseguita con numerosi stop e ripartenze e soprattutto con tantissimi cambi di formazione, fino alla perdita di ogni membro della line-up originale. La definitiva dipartita del cantante Danny Joe Brown (scomparso nel 2005) per motivi di salute a metà degli anni novanta ha lasciato infatti il chitarrista Bobby Ingram, attuale leader della band, con il compito di proseguire la tradizione dei Molly Hatchet. La band si è destreggiata da allora fino ai giorni nostri con i buoni risultati di dischi come “Devil’s Canyon” (1996), “The Silent Reign Of Heroes” (1998) e “Kingdom Of XIII” (2000), ma con la consapevolezza che il gruppo è di fatto un’altra band rispetto ai Molly Hatchet originari. Con la pubblicazione di “Warriors Of The Rainbow Bridge” nel 2005, il chitarrista Dave Hlubek, autore di gran parte dei classici della band, viene invitato a riunirsi al gruppo dopo vent’anni di assenza, fornendo così finalmente continuità tra i Molly Hatchet di allora e quelli di oggi.

MOLLY HATCHET

Finalmente anche gli amanti del rock sudista di casa nostra possono ammirare i Molly Hatchet nel loro primo concerto sul suolo italico in trent’anni di carriera. Una certa attesa ed eccitazione è palpabile nell’atmosfera del Fillmore, il locale piacentino che ospita il concerto. I Nostri prendono possesso del palco a nottata inoltrata durante l’intro pre-registrata e il concerto ha inizio con “Whisky Man”, apertura fissa di tutti gli show della band di Jacksonville. I volumi sono poderosi, così come la presenza scenica dei sei, tutti in varia misura sovrappeso e agghindati da vera gente del sud, con dei folti e fieri capelli lunghi nonostate l’età. Il cantante Phil McCormack si rivela da subito un frontman simpatico e alla mano, in grado di coinvolgere il suo pubblico al meglio. Personalmente, l’attenzione è tutta per il rientrante Dave Hlubek, ormai mastodontico e unico componente originario della formazione, ma notiamo con disappunto fin dai primi pezzi che il volume della sua chitarra è inferiore a quella del leader Bobby Ingram, autore della gran parte degli assoli, tra cui anche quelli suonati originariamente da Hlubek stesso. Dispiace vedere un componente così importante della storia della band relegato in un ruolo quasi di accompagnamento, soprattutto alla luce del fatto che, nei pochi assoli a lui a disposizione, tra i quali segnaliamo quello iniziale della bellissima “Fall Of The Peacemakers”, purtroppo non eseguita per intero, si rivela un chitarrista ancora assolutamente capace. Il concerto prosegue e la scaletta copre bene sia tutti i classici della band che episodi degli album più recenti del gruppo, tra cui “Son Of The South”, estratta dall’ultimo “Warriors Of The Rainbow Bridge”, dotata di un ritornello trascinante in cui il pubblico viene invitato a fare i cori. Dopo un altro classico moderno, ossia la title-track di quel “Devil’s Canyon” che nel 1996 vide McCormack esordire con la band, c’è spazio anche per un trascurabilissimo assolo di batteria di Shawn Beamer; il concerto continua sempre alternando pezzi appartenenti alla storia più recente della band, come “Tatanka” e “Why Don’t You Take Me Home”, e gemme del passato quali la sempre energica “Beatin’ The Odds”. Arriva anche il momento per un assolo del tastierista John Galvin, membro con più anni di militanza nella band (è nella formazione sin dal 1984), seguito da uno del chitarrista Bobby Ingram. Inaspettatamente, la band propone una propria versione dell’inno southern per eccellenza, ossia “Freebird” dei Lynyrd Skynyrd, già eseguita dai Mollies dal vivo nella metà degli anni ’80, che però espone il gruppo ad un pericoloso confronto con gli autori originali della canzone. Il brano, che vede Bobby Ingram alla slide guitar, è dedicato ai ‘caduti’ del southern rock: Ronnie Van Zant, Steve Gaines (Lynyrd Skynyrd), Hughie Tomasson (Outlaws e Lynyrd Skynyrd), Jackson Spires (Blackfoot), e ovviamente anche ai membri originari dei Mollies, Danny Joe Brown e Duane Roland. Il concerto è ormai vicino alla fine e con il mega classico “Flirtin’ With Disaster” giunge alla sua conclusione uno show più che soddisfacente.
 
Setlist:
 
Whisky ManBounty Hunter
Gator Country
Son Of The South
Fall Of The Peacemakers
Devil’s Canyon
Shawn Beamer Drum Solo
Tatanka
Beatin’ The Odds
Why Don’t You Take Me Home
John Galvin Keyboard Solo / Bobby Ingram Guitar Solo
Dream I’ll Never See
Freebird
Jukin’ City
Flirtin’ With Disaster

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