22/03/2015 - Moonspell + Septicflesh + A Tear Beyond @ Rock & Roll Arena - Romagnano Sesia (NO)

Pubblicato il 11/04/2015 da

Report a cura di Dario Cattaneo

Una serata decisamente a tema, quella dello scorso 22 marzo alla Rock & Roll Arena di Romagnano Sesia…e il tema è chiaramente il colore nero. Che sia il nero gotico e decadente degli A Tear Beyond, combo veneto che non ha mancato di stupire piacevolmente i presenti, il morbido nero dark degli headliner Moonspell o il nero della furia dei greci Septicflesh, il più metallaro tra i colori è l’assoluto protagonista di questa serata di musica scura e spaventosa, ma anche romantica, malinconica e raffinata. Un mix, insomma, di note, emozioni e suggestioni, dipinte a pennellate sicure dagli strumenti di tre ottime compagini; emozioni che Metalitalia.com vi immortala in questo articolo con il nostro pennello: le parole.

moonspell - locandina - 2015

 

A TEAR BEYOND
Il compito di aprire la serata spetta ai veneti A Tear Beyond, combo vicentino a cavallo tra sonorità gothic, tentazioni industrial ed estetica dark. Fin dall’introduzione, che vede presenti sul palco giocolieri e prestidigitatori alle prese con giochi di abilità con aste fluorescenti, si capisce subito che questi cinque giovani musicisti non sono abituati a farsi mancare nulla dal punto di vista dello spettacolo… I bei vestiti di scena, assortiti tra eleganza dark, decadenza gotica e addirittura crudezza fetish, fanno la loro figura, rapendo gli occhi degli astanti che rimangono altresì colpiti dalle inquietanti maschere che sovente coprono il volto dei Nostri. La follia malata del ‘sado-chitarrista’ Undesc Grotesque e la distaccata alterigia dell’altra ascia Ian Vespro rendono giustizia ad uno show che vuole essere poeticamente decadente e non stupidamente kitsch; e altrettanto fanno le studiate movenze del frontman Claude, quasi da attore consumato. Dal punto di vista esclusivamente musicale, le sonorità che avevamo apprezzato sull’ottimo “Maze Of Antipodes” sono riproposte fedelmente e con perizia; e un’originale proposta a base di riffing dal sapore Rammstein e melodie alla Deathstars rende pienamente onore al clima generale della serata, confermando i numeri di questa band. Applausi a scena aperta quindi per i bravi veneti, che hanno avuto il merito di colorare non solo di nero, ma anche di grigio fumo e rosso sangue, il lugubre e affascinante dipinto di questo particolare evento.

 

SEPTICFLESH
Anche se personalmente abbiamo molto apprezzato il recente “Titan”, le voci raccolte fra il pubblico ci fanno capire che i fan qui accorsi espressamente per assistere allo show dei greci Septicflesh aspettavano Seth Siro Anton e soci al varco, nella maggior parte un po’ interdetti da un album che in molti sembrano considerare ‘non all’altezza’. Pur non condividendo assolutamente questa visione (“Titan” lo consideriamo almeno al pari di “The Great Mass” e comunque al livello di “Communion”), rimaniamo però anche noi piacevolmente sorpresi dalla potenza sonora che i Septicflesh sono stati in grado di raggiungere in questa serata con il loro show, che si è rivelato martellante e annichilente piuttosto che maestoso e sinfonico. Le undici canzoni suonate provengono solamente dagli ultimi già citati tre album, ma la svolta sonora di cui il quartetto ellenico si è reso autore a partire proprio dal 2008 giustifica pienamente questo fatto: gli estratti dai lavori più vecchi sarebbero risultati in effetti fuori posto nella loro posizione in serata, tra il decadente gothic della compagine vicentina e le soffuse e malinconiche melodie dei licantropi lusitani. Lo show dei Nostri rimane comunque, come si diceva, diretto e distruttivo, e nessuno dei presenti si fa mancare di applaudire il growling di Seth Siro, o il tellurico drumming dell’esplosivo nuovo arrivato Krimh. L’introduzione affidata all’opener dell’ultimo disco, “War In Heaven” colpisce duro, ma viene subito subissata dalla concretezza della splendida “Communion”, bissata a sua volta da “A Great Mass Of Death”, tra le preferite del pubblico. “Anubis”, “Prometheus” e “The Vampire From Nazareth” staccano come prevedibile consensi con estrema facilità, e in generale l’ora di show degli ellenici passa via come fossero stati nemmeno quindici minuti, lasciandoci però un vivido solco nella memoria e una decisa pressione sui timpani. Devastanti.

Setlist

War in Heaven
Communion
Order of Dracul
A Great Mass of Death
Pyramid God
Titan
Prototype
The Vampire from Nazareth
Lovecraft’s Death
Anubis
Prometheus

MOONSPELL
A differenza dei Septicflesh, un po’ criticati appunto dopo l’utima prova in studio, i Moonspell paiono in questa serata non avere nulla da dimostrare. Dopotutto, un album splendido come “Extinct” è in grado di parlare da solo, ed è quindi a nostro parere giustificabile l’impressione che, almeno per questa serata, i cinque portoghesi potranno per così dire ‘camminare sul velluto’. I Nostri però decidono saggiamente di non sottovalutare l’impegno con i fan tricolori e il loro sarà uno show validissimo, con un livello generale molto alto, illuminato però da alcuni momenti particolari di cui non mancheremo di narrarvi. Sulle note registrate di “La Baphomette”, i cinque aprono le rosse tende del sipario della Rock & Roll Arena su uno stage sul quale fanno bella mostra di sè una batteria ornata dalle corna del famoso capro e una tastiera circondata di asimmetriche canne d’organo. La band inizia a suonare con piglio spinto sulle note del singolo “Breathe (Until We Are No More)”, mostrandoci subito un Fernando Ribeiro veramente in forma sul growl; purtroppo, però, sulle bellissime tonalità basse del misterioso vocalist i suoni non si riveleranno sempre all’altezza. Il coinvolgimento dei presenti sale con la successiva “Extinct”, title-track dell’album omonimo, ma gli applausi dei vecchi fan sono tutti per la successiva, feroce, “Night Eternal”, che mostra il lato più black e meno gotico dei cinque. “Opium” celebra lo storico masterpiece “Irreligious” e così anche la successiva “Awake!”, coronando un inizio concerto che sembra guardare più al passato che al presente. E’ la radiofonica “The Last Of Us” a riparlarci dell’ultima fatica in studio dei Nostri e il risultato è decisamente ottimo, con tutti i presenti a declamare il bellissimo refrain ‘My Curse Is To Love You, Until We See The Last Of Us‘ insieme ad un soddisfatto Ribeiro. “Medusalem”, “Malignia” e “Funeral Bloom” portano avanti il discorso più gothic ed oscuro intrapreso da “Extinct”, prima che “Mephisto” ci riporti di trent’anni indietro, di nuovo allo storico “Irreligious”. A parte la poetica “The Future is Dark”, il finale è tutto appoggiato allo storico album del 1995, “Wolfheart”: “Ataegina”, “Alma Mater” (ovviamente) e soprattutto “Vampiria” danno ai musicisti tutta la portata dell’amore italico verso la loro musica. Lo show si conclude a mezzanotte in punto con la storica “Full Moon Madness”, lasciandoci con l’impressione di una band che dopo trent’anni di album sempre diversi non stia assolutamente rimanendo senza idee, anzi, addirittura che paia sulla cresta dell’onda più che mai. Ottima serata davvero.

Setlist

La Baphomette
Breathe (Until We Are No More)
Extinct
Night Eternal
Opium
Awake!
The Last of Us
Medusalem
…of Dream and Drama (Midnight Ride)
Funeral Bloom
Malignia
Mephisto
The Future Is Dark
Vampiria
Ataegina
Alma Mater
Wolfshade (A Werewolf Masquerade)
Full Moon Madness

2 commenti
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