03/10/2019 - MORNE + GEZORA @ Spazio Ligera - Milano

Pubblicato il 14/10/2019 da

Report a cura di Giovanni Mascherpa

Promulgatori di energici crepuscoli e vigorosi drammi sonori, gli americani Morne rappresentano ad oggi una delle filiazioni più brillanti dell’universo post-metal. Un calderone spesso preda, per i suoi epigoni meno talentuosi, di clichè e plagi della peggior specie, eventualità che non interessano minimamente gli esperti musicisti bostoniani. Nelle loro vene scorre il sangue caldo del crust/punk, un modo concreto di guardare all’esistenza che gli evita altezzosità e vanesi voli pindarici nel nulla. Quella dei Morne è una proposta tumultuosa e sentita, dalle caleidoscopiche sfumature di nero e violaceo, un turbine di emozioni dure e vere che, se nell’ultimo “To The Night Unknown” ha raggiunto nuovi traguardi di maturità, non manca di ostentare un’intatta veemenza, un attaccamento alla durezza e alla negatività sempre più difficile da mantenere col passare degli anni. In accordo alla loro pura essenza underground, sono i sotterranei dello Spazio Ligera ad accogliere il quartetto, in una cornice disadorna e priva di orpelli perfettamente adeguata a quello che andremo a sentire.



GEZORA

Subentrati in prossimità dell’evento in sostituzione dei defezionari Calvario, i Gezora intrattengono i presenti con una musica che fa di urgenza e cruda disperazione i suoi cardini. Crust-punk scheletrico e asciutto è quanto i quattro di Milano hanno da offrire, all’interno di canzoni quadrate e concise, dove ogni dettaglio è ridotto ai minimi termini affinché il messaggio arrivi forte, chiaro e privo di fraintendimenti. Il cantante gira in tondo davanti al palco, in tipica attitudine punk casinista, anche se di fatto non ci son timori di baraonda, vuoi per il tipo di pubblico, vuoi perché il gruppo ha avviato l’attività da poco e deve ancora farsi conoscere (solo da pochi giorni, infatti, ha caricato sul suo profilo Bandcamp otto tracce registrate in sala prove). Impeto e abrasività non fanno difetto, mentre la personalità è tutta da modellare, cercando di andare oltre i modelli di riferimento – così al primo approccio, ci vengono in mente i From Ashes Rise – e partorire qualcosa di più sostanzioso e articolato. Qua le atmosfere introspettive, le evocazioni di apocalisse e la pesantezza asfittica, così ben tratteggiate in diverse evoluzioni del genere, non si odono affatto: siamo alle basi, quelle da cui tutto è partito. In questo primo scampolo di autunno, in attesa dei Morne, le mordaci invettive dei Gezora ci riscaldano tiepidamente, una ventina di minuti bastano per farsi una prima (gradevole e nulla più) impressione e acclimatarci per quello che andremo ad ascoltare poco dopo.

MORNE

Ulula e rimbomba la musica dei Morne, sotto le volte del Ligera. Un’oppressione scaltra e chirurgica, quella orchestrata dal gruppo, che sul nudo palco della venue milanese dà prova di cosa significhi suonare dolorosi, energici, vibranti. Vi è la capacità nel quartetto di architettare trame roboanti e immaginifiche, senza farle suonare ampollose e distaccate, portando attacchi massici, pur non scendendo a compromesso con una brutalità rozza e primordiale. Il viaggio parte dalla titletrack dell’ultimo lavoro, “To The Light Unknown”, scurissima e versatile e che, sorretta da ritmiche terremotanti, impatta fragorosa sull’uditorio senza mediazioni né attese. I Morne posseggono l’urgenza febbrile del crust-punk e la declinano in partiture suggestionanti, dipingono quadri tridimensionali di disgrazie e cupezze insistite, che si dilatano in spazi immensi. Notevole il tiro della sezione ritmica, una macchina infernale che non lascia respiro, un macinare di riff grossi e ruvidi le chitarre, dalle quali si dipartono poi inaspettate sfumature ariose, che donano una drammaticità unica all’affresco sonoro. La botta di suono è impressionante, l’impianto audio non ne mortifica i dettagli e l’esecuzione assume un apprezzabile compromesso tra nitidezza e sporcizia. Volumi elevati, partecipazione emotiva sopra e davanti il palco, materiale di primissima scelta fanno sì che si crei un’immediata sintonia fra musicisti e pubblico: la performance scorre via in un clima di concentrato fervore, fra groove spaccamontagne, arie di tregenda, rauche invocazioni, progressioni martellanti. Perfetto punto di incontro fra crust, sludge, progressive e doom, i Morne regalano un’ora di grande musica: il miglior segnale di soddisfazione è l’affannarsi al banco del merch a fine concerto, sintomo inequivocabile di una serata riuscita in tutto e per tutto.

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