11/04/2026 - MORTUARY DRAPE + ADORIOR + VACIVUS @ MORTUARY DRAPE + ADORIOR + VACIVUS -

Pubblicato il 13/04/2026 da

C’è sempre un margine di incertezza quando si parla di concerti in un periodo così saturo come quello primaverile londinese, con calendari fitti e sovrapposizioni inevitabili: anche stasera, davanti alle porte dell’Underworld di Camden Town, serpeggia qualche dubbio sull’affluenza.
In cartellone ci sono tre nomi che, pur appartenendo a generazioni e contesti abbastanza diversi, condividono una visione comune del metal estremo: nessuna concessione alle mode, forte radicamento nell’underground e un’identità sonora ben definita. Dai solchi death metal oscuri dei Vacivus, passando per l’intransigenza black-thrash degli Adorior, fino al culto nero e rituale dei Mortuary Drape, la serata si presenta come un viaggio coerente attraverso diverse declinazioni dell’estremo più tradizionale.

Il timore, comprensibile, è che la proposta possa comunque risentire della concorrenza. Eppure, man mano che le ore scorrono, la sala si riempie con decisione: un buon numero di presenti, soprattutto tanti volti noti della scena underground cittadina, veterani che difficilmente mancano appuntamenti di questo tipo. Non è sold-out, ma l’atmosfera è quella giusta: compatta, partecipe, autentica. Un pubblico trasversale, fatto di fedelissimi e curiosi, che riconosce il valore di una line-up costruita con coerenza.
Quando le luci si abbassano definitivamente, si ha la sensazione chiara che Londra abbia risposto, ancora una volta, con la sua consueta fedeltà.

Gli inglesi VACIVUS salgono sul palco con l’attitudine di chi, pur aprendo la serata, non ha alcuna intenzione di limitarsi a scaldare il pubblico. Provenienti da Sunderland e legati per intrecci di line-up a nomi come Cruciamentum, Nemorous e Wodensthrone, incarnano perfettamente quel filone death metal torvo e denso che da tempo anima l’underground mondiale.
Il suono del quintetto – che fa parte della prestigiosa scuderia Profound Lore – è cupo, stratificato, talvolta attraversato da una vena narrativa che evita ogni concessione alla facilità. Nonostante qualche riff sia di impatto immediato, non c’è troppa ricerca di immediatezza, ma una volontà precisa di costruire atmosfere oppressive. Dal vivo, questa impostazione funziona: il pubblico, inizialmente ancora in fase di assestamento, si avvicina gradualmente al palco, riempiendo gli spazi vuoti e lasciandosi avvolgere dalla proposta della band.
Si percepisce chiaramente l’esperienza dei musicisti: la presenza è disinvolta, e non solo quella del frontman. Nonostante la posizione in apertura, il set ha insomma l’autorevolezza di una band navigata, capace di imporsi senza bisogno di artifici. Gli applausi crescono di intensità brano dopo brano, segno che la risposta è concreta. Quando i Nostri terminano, la sala è ormai ben popolata e pronta per il resto della serata.

Gli ADORIOR rappresentano una certezza assoluta per chiunque frequenti la vera scena metal londinese. Da anni presidiano l’underground con una coerenza rara, restando fedeli a una visione oltranzista e priva di compromessi. Non inseguono tendenze, non cercano aggiornamenti stilistici: da sempre sono, semplicemente, metal nella sua forma più pura e diretta.
La sala, ora piena, riflette perfettamente il loro status: sotto il palco si mescolano veterani e nuove leve, a testimonianza di come negli ultimi tempi la band abbia intercettato anche un pubblico più giovane. Quando attaccano, ci troviamo risucchiati dal consueto assalto frontale, costruito su quel mix sguaiato di black, death e thrash che da sempre ne definisce l’identità.
Melissa ‘Jaded Lungs’ domina la scena con naturalezza: non c’è teatralità forzata nel suo modo di stare sul palco; la sua presenza è autentica, radicata, frutto di anni di militanza. Non interpreta il ruolo della frontwoman: lo incarna.
Attorno a lei, il resto del gruppo – musicisti che sono anche colonne portanti di realtà come Grave Miasma e Qrixkuor – offre la proverbiale prova, solida nell’esecuzione ed esuberante nella presenza scenica.
La scaletta bilancia con intelligenza materiale recente, tratto da “Bleed on My Teeth”, e recuperi più oscuri, pescati dal passato: il risultato è un set dinamico, che non perde mai intensità, coinvolgendo sempre di più un pubblico che sta già bevendo parecchio e che vuole rispondere con entusiasmo, tra headbanging e partecipazione costante. Non c’è bisogno di grandi effetti: la forza degli Adorior sta tutta nella loro integrità.
E ancora una volta, il verdetto è chiaro: concerto riuscito, senza riserve.

Quando i MORTUARY DRAPE fanno il loro ingresso, l’atmosfera cambia di nuovo. Vi è grande attesa per l’headliner, e da parte nostra anche la consapevolezza di trovarsi davanti a una band che, nel panorama estremo italiano, ha saputo costruire nel tempo una reputazione internazionale concreta, fatta di presenza costante e riconoscimento reale, ben oltre i confini nazionali.
Il tour celebra il quarantesimo anniversario della formazione, e Londra risponde nel modo più adeguato: partecipazione, rispetto, attenzione.
Fin dalle prime note si capisce che il quintetto è in forma. I suoni sono definiti, bilanciati, restituiscono con chiarezza ogni sfumatura della macabra proposta.
Wildness Perversion si presenta come sempre dietro il suo iconico pulpito, figura centrale ma in certi passaggi un po’ più distaccata, quasi officiando un rito più che guidando un semplice concerto. Ai lati, la band si muove con maggiore dinamismo, contribuendo a dare respiro visivo alla performance. È un equilibrio collaudato, che funziona sempre perfettamente.
La scaletta è dichiaratamente old-school, scelta quasi obbligata in un contesto celebrativo. L’apertura con “Cycle of Horror” seguita da “Necromaniac” è un colpo diretto, preciso, che mette immediatamente in chiaro le intenzioni. Il pubblico reagisce con entusiasmo, con movimento sotto palco e un coinvolgimento crescente.
Brano dopo brano, il concerto si sviluppa senza cali: “Tregenda”, “Mortuary Drape”, “Crepuscular Whisper” arrivano come tappe naturali di un percorso che privilegia la sostanza e la memoria storica. Tutto è orientato a celebrare un repertorio che ha contribuito a definire un certo modo di intendere il black metal, da sempre profondamente radicato in un immaginario occulto e tradizionale.
Dal vivo, come al solito, emerge poi con forza quella componente heavy-thrash che da sempre attraversa la musica. È proprio questo elemento a rendere i brani particolarmente efficaci in sede live: le strutture si dispiegano con forza, il groove è incisivo, e il pubblico risponde di conseguenza, con una partecipazione fisica che accompagna ogni passaggio chiave.
Si tratta insomma di una bella celebrazione condivisa: la band suona con sicurezza, senza sbavature, dimostrando una coesione che solo anni di attività possono garantire. Il pubblico, dal canto suo, restituisce energia e attenzione, confermando ancora una volta come Londra sia terreno fertile per realtà di questo tipo.
Quando le ultime note si spengono, resta la sensazione di aver assistito a uno show pienamente riuscito: partecipato, intenso, fedele allo spirito delle band coinvolte. E soprattutto, la conferma che, nonostante la concorrenza serrata di eventi, certe serate continuano a trovare il loro pubblico – quello che conta davvero.

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