21/09/2009 - Mr Big @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 30/09/2009 da

A cura di Matteo Cereda

Il ritorno sui palchi italiani dei Mr. Big non poteva essere celebrato meglio dagli affezionati della band statunitense; un tutto esaurito con una settimana di anticipo rendeva l’Alcatraz di Milano gremito a sufficienza per esaltare una reunion avvenuta lo scorso anno, che si era sin’ora concentrata esclusivamente sul paese d’origine. Nonostante non ci sia nessun nuovo album da testare, l’attesa per capire lo stato di forma del gruppo è notevole, come dimostrano i numerosi fan appostati all’ingresso del locale milanese con largo anticipo sull’apertura. Nessun gruppo di supporto è stato scelto per l’occasione come a rimarcare il fatto che questa doveva essere la serata dei Mr. Big.

MR BIG

In leggero ritardo sulla tabella di marcia, accompagnati da una simpatica intro registrata, i Mr. Big salgono sul palco tra il delirio generale sparando subito a mille il classico “Daddy, Brother, Lover, Little Boy”. Sin dalle prime battute si capisce che la band di origine statunitense non bada assolutamente agli effetti scenici ma punta tutto sulla qualità dei propri musicisti e delle proprie canzoni. La scena è più che mai scarna con neppure uno striscione sullo sfondo e solo un buon impianto luci a rafforzare lo spettacolo. L’inizio dopo l’esecuzione della track sopra citata è di quelli che lascia il segno con la splendida “Take Cover” (un po’ sottotono, però), e “Green-Tinted Sixties Mind” a scatenare una platea sorprendentemente eterogenea dal punto di vista generazionale. La serata scorre in maniera assolutamente piacevole con le zuccherose melodie hard rock dei Mr. Big, grazie soprattutto ad una band apparsa in ottima forma con il duo Sheehan-Gilbert sugli scudi, autore fra l’altro di uno spettacolare duello a suon di scale verso la fine dello spettacolo. Il drummer Pat Torpey garantisce la consueta precisione e l’atteso front-man Eric Martin se la cava discretamente, aiutato dall’ottimo impianto corale imbastito da tutti i musicisti e dalle frequenti pause strumentali. Proprio questo risulterà l’unico rammarico della serata:  le frequenti divagazioni strumentali concesse soprattutto da Paul Gilbert e Billy Sheehan avranno fatto sgranare gli occhi ai cultori di chitarra e basso, ma in compenso in più di una circostanza sono apparse eccessive rischiando di stemperare la carica profusa attraverso le canzoni. Feeling che non è certo mancato durante le esecuzioni di brani come “Just Take My Heart” e “To Be With You”, ballate irresistibili che ancora oggi riescono ad emozionare. Tra gli episodi meglio riusciti citiamo anche classici del calibro di “Rock And Roll Over” e “Addicted To That Rush”, cantate con trasporto da tutto il pubblico. Prima dei saluti c’è tempo per un paio di bis che coinvolgono l’adrenalinica “Colorado Bulldog” e la richiestissima “Shy Boy”, con una “Baba O’ Riley” (cover degli Who), regalata dalla band per ringraziare della splendida serata. I Mr. Big sono vivi e vegeti, due ore abbondanti di show non sono da tutti al giorno d’oggi, con un pizzico di concretezza in più lo spettacolo sarebbe stato di quelli memorabili, ma l’età avanza per tutti e ci sembra giusto accontentarsi.

 

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