30/09/2009 - Napalm Death + Cripple Bastards @ Alpheus - Roma

Pubblicato il 06/10/2009 da
Live report a cura di Claudio Giuliani, foto a cura di Vincenzo Del Borrello
 
Già in Italia a inizio anno, in occasione del primo tour in supporto di “Time Waits For No Slave”, i Napalm Death trovano ancora tempo per imbarcarsi in un mini tour italiano di quattro date. Band che riempie i locali di sicuro, quella inglese, che ancora una volta – come a febbraio – sceglie di accompagnarsi ad un gruppo locale di stessa affinità musicale, e anche di spessore, diremmo: i Cripple Bastards. L’accoppiata di sicuro successo inizia il mini tour in quel di Roma. Il pubblico risponde presente, come al solito quando ci sono gli inglesi di mezzo. L’ennesima calata dei re del grindcore, che anno dopo anno confermano la loro leadership nel genere che inventarono oltre vent’anni fa, raduna i fan giovani e meno giovani per la solita serata di devastazione sotto il pit e di tuffi dal palco. Un grazie alla Live, che ancora una volta ha portato in Italia un gruppo storico del metal estremo. 

 

CRIPPLE BASTARDS

Salgono on stage quando c’è poca gente assiepata sotto al palco dell’Alpheus. C’è qualche timore visto che il gruppo ha già suonato nella capitale quest’anno e visto anche che ottobre è un mese molto inflazionato per i concerti estremi a Roma, e quindi il metallaro medio (leggi: studente squattrinato) è costretto a fare selezione. Man mano che i nostri si scaldano, però, cominciando sempre di più a pestare duro sul pedale dell’acceleratore, la gente si accalca e comincia a ricambiare lo scambio di energia che inizia dal palco. Suonano mezz’ora i Cripple, con la solita grinta, la solita rabbia, senza sorridere mai. Si passa indistintamente dal repertorio vecchio del gruppo, come ad esempio nella traccia “Prospettive Limitate”, ai pezzi del nuovo album “Variante Alla Morte”, dal quale fra le altre vengono eseguite la titletrack, “Karma Del Riscatto” e “Insofferenza”, brani dall’ottima resa dal vivo e che sono anche i migliori del disco a giudizio di chi scrive. Il clou ovviamente arriva nel finale, quando i classici “Italia Di Merda” e “Polizia, Una Razza Da Estinguere” fanno la loro comparsa fra il tripudio del pubblico oramai coinvolto nel pogo più sfrenato. Un ottimo riscaldamento in vista di quello che sarebbe arrivato a breve. I Cripple Bastards dimostrano di essere la spalla ideale per i Napalm Death durante le loro date italiane: stesso genere, stesso tipo di pubblico, grindcore!

 

NAPALM DEATH

E che altro c’è da dire oramai sui Napalm Death? Stanno al grindcore e alla presenza sul palco come i Motorhead stanno al rock duro. Barney e compagni salgono sul palco abbastanza presto, sono da poco passate le dieci, un rapido check del suono e subito ecco che “Strongarm”, opener dell’ultimo album “Time Waits For No Slave”, fa la sua comparsa. Il tempo di presentarsi a là Motorhead (“in case you don’t know, we’re Napalm Death from Birmingham, England”) ed ecco che una “Suffer The Children” viene sparata di colpo, a bruciapelo con tutta la sua potenza. Il pubblico è già a livelli bestiali quando viene proposta “The Silence Is Defeaning” e subito dopo “Diktat”, sempre dall’ultima fatica in studio del gruppo. Barney trova il tempo di incazzarsi con un buttafuori, reo di non far salire i ragazzi sul palco per i classici tuffi sulla folla. I monologhi del cantante prima di ogni brano sono incessanti, sterminati a tratti, ed ecco quindi che un “ao’, l’inglese nun lo capimo” si leva dal pubblico suscitando l’ilarità dei presenti. Spazio quindi al momento grindcore, con “Scum”, “Unchallenged Hate”, “Deceiver”, la rapidissima “You Suffer” e “Life”. Viene proposto anche “When All Is Said And Done”, pezzo molto vario e che piace parecchio alla folla, e l’accoppiata “Persona Non Grata/Smear Campaign”, oramai due classici del gruppo. Viene anticipata, vista l’insistenza del pubblico, la canzone che di solito chiude gli show degli inglesi, quella “Nazi Punk Fuck Off” dei Dead Kennedys che permette a tutti di salire sul palco a fare baldoria. A nulla sono valse le richieste per “Incinerator”, Barney ha detto che non era serata per questa canzone. Spazio al gran finale con la titletrack del nuovo album e ovviamente alla canzone che non può mancare nella loro scaletta: “Siege Of Power”. L’assedio della potenza ora sì che è bell’e terminato. È il 2009 e il certificato del grindcore inglese recita ancora: “sana e robusta costituzione”.

 

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