Arrivato alla nona edizione, il Night Of The Speed Demons è ormai un appuntamento con una sua precisa identità, costruita nel tempo grazie alla visione e alla perseveranza della F.O.A.D. Records, creatura di Giulio The Bastard, frontman dei Cripple Bastards.
Sabato 13 dicembre il festival torna ad animare la Casa di Quartiere di Alessandria, location che si conferma ideale per questo tipo di evento: un ampio centro sociale ricavato da un ex edificio industriale dai soffitti altissimi, situato a ridosso del centro cittadino e gestito dalla Comunità San Benedetto al Porto, realtà da anni attivissima nel sociale. L’accoglienza è calorosa, l’atmosfera rilassata e autenticamente conviviale; ci si sente subito a proprio agio negli spazi generosi del locale, tra chiacchiere, birre e vinili sfogliati con calma.
L’affluenza è buona fin dalle prime battute, anche se il vero picco arriverà più avanti, in coincidenza con l’esibizione degli idoli di casa Cripple Bastards.
La line-up, come da tradizione, è eterogenea e capace di attrarre pubblici diversi: metallari, vecchi punk e, dato particolarmente incoraggiante, molti giovanissimi. Il maxi stand F.O.A.D., con il suo carico di dischi e merchandising, contribuisce a rafforzare l’impressione di trovarsi di fronte a un vero e proprio mini festival, completato da un metal market degno di nota.
Tutto scorre con naturalezza, senza fronzoli, in una dimensione genuina che è da sempre uno dei punti di forza della manifestazione.
Ad aprire le danze sono i SUICIDEFORCE, band di Alessandria che sale sul palco con l’attitudine giusta per un opener: niente fronzoli e tanta sostanza. Il loro fastcore è dinamico, nervoso, suonato con perizia tecnica da una line-up esperta, composta da musicisti che conoscono bene il linguaggio e sanno come renderlo efficace dal vivo. I brani scorrono rapidi e tesi, scuotendo il pubblico e centrando l’obiettivo principale: dare la sveglia e introdurre nel modo migliore il resto del cartellone. Una partenza azzeccata, che mette subito in chiaro il tono della serata.
Con i MISCREANCE il festival entra in una dimensione più tecnica e strutturata. I giovani techno-thrasher salgono sul palco con sicurezza, consapevoli di avere tra le mani una proposta ormai matura. La band ha da poco concluso le registrazioni del secondo album e questa sera ne offre un’anteprima con un paio di brani nuovi, che si inseriscono bene nel repertorio già conosciuto. Le composizioni appaiono ambiziose, ricche di cambi e soluzioni non scontate – spesso un mix di primi Atheist e Invocator – e confermano una scrittura in crescita.
I suoni, va detto, risultano un po’ confusi e penalizzano soprattutto la definizione delle parti più intricate, ma non bastano a oscurare l’evidente preparazione tecnica del quartetto. I riff portanti emergono con forza, così come una indubbia attenzione alla costruzione d’insieme dei pezzi, che evita il mero sfoggio di abilità. Il pubblico segue con interesse e risponde con applausi convinti.
Li seguiamo ormai da tempo e anche in questo contesto i Miscreance si confermano una live band solida, credibile e sempre più a fuoco.
Il cambio di atmosfera è netto quando tocca ai TONS, che spazzano via ogni residuo di velocità per trascinare la sala in territori più lenti, densi e soffocanti. La band piemontese, forte di un’esperienza ormai consolidata, impone subito il proprio passo con riff monolitici e un andamento ossessivo che avvolge l’ambiente.
Il suono è finalmente più pieno e valorizza la natura sludge/doom della proposta, mentre le urla sgraziate, acide e corrosive contribuiscono a rendere il set ancora più disturbante.
Non c’è spazio per la leggerezza: tutto è greve, saturo, viscerale. È una parentesi perfettamente collocata nel mezzo della serata, che spezza il ritmo senza abbassare la tensione.
Per gli amanti di riferimenti come Bongzilla, Weedeater o Graves At Sea, è una bella botta, una colata di fango sonoro che lascia il segno e viene accolta con convinzione da una buona fetta del pubblico.
Quando arriva il momento dei CRIPPLE BASTARDS, è chiaro a tutti che, headliner o meno, questo è il vero cuore della serata. L’attesa è palpabile e viene ripagata fin dalle prime note.
I veterani guidati da Giulio The Bastard salgono sul palco con la consueta naturalezza, forti di una carriera che parla da sola. L’impatto è immediato, la band è compatta, affilata, incredibilmente solida.
Nonostante un’età che qualcuno definirebbe non più verdissima – Giulio compie proprio oggi cinquantuno anni – non c’è traccia di stanchezza: il set procede senza troppe pause, come un rullo compressore. I brani, storici o meno, si susseguono in rapida successione, accolti da un pubblico adorante che si lascia immediatamente coinvolgere.
Partono i primi e unici stage dive della serata, insieme a pogo furioso, crowd surfing e tutta la gamma di violent dancing tipica di uno show di questo tipo.
Tanti giovani tra le prime file sembrano conoscere i testi a memoria, mentre la band, dal canto suo, procede nella sua consueta opera di demolizione, senza concessioni, dimostrando ancora una volta – grazie a pezzi come “Lapide Rimossa”, “Mondo Plastico”, “I Hate Her”, “Il Tuo Amico Morto” e tanti altri – perché il nome Cripple Bastards sia sinonimo di coerenza, longevità e credibilità assoluta.
È un set che spinge fortissimo, che non vive di nostalgia ma di un presente ancora vitale, e capace di confermare per l’ennesima volta la prestanza di una band a suo modo leggendaria, tra le pochissime davvero imprescindibili nel panorama della musica estrema italiana.
A chiudere il festival sono i MARTYRDÖD, special guest arrivati direttamente dalla Svezia.
Da anni nome di culto nel panorama crust hardcore scandinavo, i Nostri hanno saputo nel tempo ritagliarsi uno spazio sempre più ampio, arrivando anche a pubblicare per etichette di peso come Century Media.
Sul palco si presentano affiatati e concentrati, con Daniel Ekeroth al basso, autore del fondamentale libro “Swedish Death Metal”, dettaglio che aggiunge ulteriore fascino per i più curiosi.
Il set pesca a piene mani dalla loro discografia, con particolare attenzione a lavori come “List” ed “Elddop”, e mette in luce tutte le sfaccettature della band. Alla furia d-beat si affiancano melodie sorprendentemente coinvolgenti, percorse da una vena quasi folk, a tratti eroica, che dona ai brani un carattere distintivo.
È un mix particolare, una sorta di metal-punk rifinito, ma estremamente spontaneo e accattivante, che dal vivo funziona alla grande. Il pubblico ora è più composto rispetto al caos dei Cripple Bastards, ma l’apprezzamento è evidente e diffuso.
I Martyrdöd se ne accorgono e ricambiano con una performance intensa e generosa. Un finale di serata riuscito, affidato a una band che non si vede spesso dal vivo, ma che sa esattamente come farsi notare e lasciare un segno.

