24/06/2025 - NINE INCH NAILS + BOYS NOIZE @ Parco della Musica - Segrate (MI)

Pubblicato il 26/06/2025 da

Report di Simone Vavalà

Due premi Oscar, due Grammy, tre Golden Globe vinti nella categoria colonne sonore. No, non stiamo parlando di Hans Zimmer, bensì di una delle figure più carismatiche e rilevanti della scena musicale tout court a partire dagli anni Novanta: Mr. Trent Reznor, che torna in Italia con i suoi Nine Inch Nails dopo undici anni dall’ultima esibizione in quel di Bologna.
C’è poco da aggiungere alle poche righe qui sopra per introdurre questa band e il suo mastermind, quindi parliamo un po’ della location, prima di raccontarvi la serata musicale.
Il nuovo Parco della Musica di Milano, che sorge in realtà poco lontano dall’aeroporto di Milano, in quel di Novegro, è una nuova arena che avevamo avuto già modo di sperimentare pochi giorni or sono per un altro evento, e che conferma buone potenzialità: logisticamente comoda, ampio parcheggio, dignitoso spazio all’aperto. Tutti elementi ancora migliorabili, però: il flusso in ingresso – ma soprattutto in uscita – tocca diversi momenti di lungaggine; all’interno, un po’ di verde avrebbe fatto piacere, ma va anche detto che, finché verrà utilizzato solo per serate canoniche e non per festival “all day long”, è sopportabile la permanenza sulla spianata di terra e asfalto. Ottima l’idea dei totem automatici a far le veci dei cassieri, ma non è concepibile fare dieci minuti di fila per uno scontrino e almeno mezz’ora per ritirare poi una birra. Non entriamo nel merito dei prezzi; ormai sappiamo tutti che gli eventi open air, in Italia, sono diventati lussi per ricchi: a voi decidere quanto spendere; quantomeno, rispetto alla settimana scorsa, abbiamo visto scomparire il divieto di portare cibo da casa. Serve però decisamente personale in più per smaltire le file, su ogni fronte, anche se è doveroso sottolineare la gentilezza del personale di servizio (con un grazie speciale a Maurizio di Live Nation, disponibilissimo nel guidarci all’ingresso), di sicurezza e delle Forze dell’Ordine nel gestire la massa di persone e macchine.
E, finito l’angolo dell’Anziano Metallaro Che Commenta Cose, partiamo con i ritmi danzerecci di…

BOYS NOIZE, un nome che, per chiunque segua anche marginalmente la scena elettronica, significa il perfetto connubio tra house e big beat. Il DJ tedesco, che nelle date al chiuso di questo tour si è trovato a condividere direttamente il palco e il set con i Nine Inch Nails – ma ne riparleremo più avanti – si mostra perfettamente a suo agio a sciorinare ritmi danzerecci su un pubblico che risponde solo in parte.
Difficile, d’altro canto, mettersi a ballare sotto il sole ancora rovente delle otto di sera, e un set di quasi un’ora e un quarto di durata, specie in apertura di una band a dir poco attesissima, finisce presto per perdere interesse. Nulla da dire sulla qualità del mixing, che nonostante la comparsa sulle scene parecchio successiva, rimanda in particolare a certe derive acide dei Chemical Brothers e ricorda Fatboy Slim nei momenti più ritmati; il tutto piacevolmente accompagnato da sorrisi e dall’evidente divertimento da parte del buon Alexander. Ma più che le braccia in aria per pochi minuti è difficile concedergli.

Arriva quindi uno dei cambi palco più attesi a cui abbiamo assistito, ed ecco che il buio cala al momento propizio. La nuda strumentazione, luci bianche e fumo accolgono l’arrivo sul palco dei NINE INCH NAILS, con Trent, ovviamente, come prima figura a sbucare dalle tenebre; il crescendo di “Somewhat Damaged” è perfetto per avviare l’orgasmo collettivo che prenderà forma nei cento minuti successivi, e ci mostra da subito una band in uno stato di grazia assoluta, fortunatamente supportata da suoni perfetti.
Gli spezzoni video delle prime date del tour che ci era capitato di vedere lasciavano qualche dubbio sulle condizioni fisiche di Reznor, che appariva quasi emaciato, ma dal vivo e dalla breve distanza si palesa semplicemente in forma smagliante, confermata dalle pose plastiche (molte ormai iconiche, specie quando si appoggia di profilo all’asta del microfono) e da una resa vocale senza pecche.
Il resto della band non è da meno: Ilan Rubin pesta come un fabbro, Robin Finck si conferma il perfetto tessitore di preziose trame di chitarra, apparentemente fragili, ma suonate con denti aguzzi,  rinvigorite dallo stesso Reznor, allorché imbraccia la sei corde in diversi pezzi. Alessandro Cortini, perso il ruolo ufficiale di “direttore di palco”, non ha perso negli anni un briciolo della sua importanza e del suo peso specifico, mentre si alterna tra basso, tastiere e sintetizzatori – questi ultimi spesso suonati anche dagli altri membri citati finora. Last but not least, Atticus Ross. Per il sottoscritto è il primo live dei NIN con l’alter ego di Trent sul palco, e l’effetto è clamoroso: abbiamo a che fare con cinque mostri, senza dubbio, ma quello che fa Ross alle macchine, con la sua apparente imperturbabilità, è il lavoro di un’intera orchestra.
Appurati i brividi sulla resa sonora, la scaletta non lascia spazio a critiche; è un vero e proprio greatest hits, equilibrato nella scelta degli estratti e nel contrappunto tra violenza catartica, intimismo, aggressività cieca e momenti rarefatti e al tempo stesso trascinanti. La fa da padrone “The Downward Spiral”, con la doppietta “March Of The Pigs” e “Piggy”, “Closer” e l’inevitabile finale da lacrime affidato a “Hurt”. In mezzo, volendo segnalare dei picchi in uno dei concerti più intensi vissuti negli ultimi anni, l’acida “Less Than”, la giusta presenza di due brani che hanno segnato altrettanti film enormi – parliamo ovviamente di “Burn” da “Natural Born Killers” e di “The Perfect Drug” da “Lost Highway” – e l’ottima restituzione di “I’m Afraid Of Americans” di Bowie. Un brano che vedeva già Reznor protagonista nel video, e che concede al taciturno mastermind l’occasione per una brevissima, ma chiara invettiva.
Sul finale, prima della già citata “Hurt”, si torna molto indietro nel tempo con “Gave Up” e “Head Like A Hole”, un brano che resta un’icona degli anni Novanta, pur venendo restituita in un versione corale, pulita e arrangiata a meraviglia da dei maturi (ma mai vecchi) geni.
Abbiamo accennato più sopra come questo tour preveda un set differente tra arene e festival open air, con anche diversi cambi e intrecci su due palchi differenti nel primo caso; sinceramente, anche se è la sede all’aperto a costringere all’impostazione di questa sera, non abbiamo nessun rammarico per la sequenza di brani scelta, anzi.
Mentre lasciamo l’arena sulle note registrate del tema di Laura Palmer da “Twin Peaks”, e si chiude il cerchio dell’omaggio all’amico David Lynch, ci rendiamo conto di aver assistito a un rito laico vero e proprio, in cui la notorietà e la stima apparentemente “larger than life” dei musicisti coinvolti rende solo in parte la forza di quello che riescono, ancora oggi, a trasmettere su un palco. A livello musicale, generazionale, emotivo.

Setlist:
Somewhat Damaged
Wish
Letting You
March Of The Pigs
Piggy
The Lovers
Echoplex
Less Than
Copy Of A
Closer/The Only Time
Discipline
Find My Way
The Big Come Down
The Good Soldier
Ì’m Afraid Of Americans
Burn
The Perfect Drug
Gave Up
Head Like A Hole
Hurt

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