A cura di Fabio Galli
Serata da tempo attesa per tutti i deathster incalliti, che non aspettavano altro che rivedere sul palco i Nocturnus con il loro carismatico leader Mike Browning. Purtroppo Mike si rivela essere l’unico sopravvissuto della storica line-up che ha registrato “The Key” e “Thresholds”, ma anche i nuovi componenti della band (in forze negli After Death) non fanno rimpiangere i bei tempi passati. Indiscutibile l’importanza storica del gruppo, che propone un death molto tecnico e che vanta il primato di aver incorporato nel proprio sound tastiere e sampler che ben si sposano con i contenuti futuristici trattati nei testi delle canzoni. Appuntamento quindi allo Zoe di Milano, che nel suo piccolo si rivela il luogo ideale per una serata di questo tipo, anche se palco (basso e piccolo) e suoni lasciano un po’ a desiderare. Si rivelano invece infelici la scelta dei gruppi di supporto inclusi nel tour (totalmente sconosciuti ai più) e quella di far iniziare il concerto alle 19.30: sono stati veramente in pochi a seguire le prime band che hanno aperto la serata, e anche quando è arrivato il momento degli headliner non si sono contati più di un centinaio di presenti. Da notare le numerose magliette del tour di “Thresholds” sfoggiate dai fan, ad indicare che il gruppo vanta una solida base di aficionados. Non facciamo purtroppo in tempo ad arrivare per l’inizio del concerto e neanche i presenti (due o tre persone) riescono a dirci se gli Slither abbiano suonato o meno…
MEMORIAL

PUNISH

VIOLATED
Cambio di palco veloce per la band svedese, e si nota subito la giovane età dei componenti, tutti sotto i vent’anni. I quattro propongono un death melodico che non attira l’attenzione dei presenti e, forse a causa della giovane età, i Violated peccano di presenza scenica, anche se appaiono ben preparati dal punto di vista tecnico. Tra i membri del gruppo si fa notare il cantante/chitarrista che, seppur non brillando particolarmente davanti al microfono, si rende protagonista di una buona performance alla sei corde. Banali e scontati, invece, gli inserti di tastiera che ricordano in qualche modo la versione più povera dei Children Of Bodom. Il pubblico, seppur sbadigliando tra un pezzo e l’altro, non manca di applaudire alla fine di ogni canzone. Dopo cinque brani il gruppo saluta e lascia il palco all’evento principale della serata.

NOCTURNUS
Fortunatamente il locale si riempie un po’ e i Nocturnus iniziano il soundcheck. Browning, seduto dietro le pelli, dopo un veloce siparietto per appendere lo stendardo del gruppo, si infila un paio di cuffie con microfono e fuga una volta per tutte i dubbi su chi canterà i pezzi. Dopo pochi minuti tutto è pronto, i quattro partono subito con “Lake Of Fire” e si nota subito grande coinvolgimento tra i partecipanti: a causa dell’assenza di transenne, la zona antistante al palco si trasformerà in una vera e propria bolgia e i presenti si daranno battaglia per tutti i sessanta minuti della performance del gruppo. La band è in grande forma: i due chitarristi e il bassista sanno decisamente il fatto loro, e oltre a un’ottima preparazione tecnica sanno tenere bene il palco. Ma è Browning il vero mattatore della serata, che infila un pezzo dietro l’altro senza concedersi neanche un attimo di respiro. Senza interruzione vengono proposti tutti i classici di “The Key”: “Neolithic”, “Before Christ/After Death”, “Droid Sector”, “Destroying the Manger”, inframezzati da tre canzoni degli After Death (ultima creatura di Mike Browning). Forse a causa della poca conoscenza dei brani, il pubblico appare un po’ titubante, quasi ad indicare che nessuno si aspettava altro che le canzoni dei Nocturnus. L’audience proprio non ne vuole sapere di lasciare andare a casa il gruppo e, dopo numerose richieste, i quattro attaccano con “Angel Of Disease” dei Morbid Angel e subito i presenti non si fanno pregare per scatenare un po’ di sana violenza. C’è ancora tempo per un’ultima canzone, e i quattro intonano “Demon Of The Ghoul” a chiudere la parentesi storica di Mike nei Morbid Angel. Peccato per la totale assenza di brani presi da “Thresholds”: sicuramente “Arctic Crypt” o “Climate Controller” non meritavano di essere esclusi dalla scaletta del tour e molti fan sono rimasti amareggiati da questa scelta. Bilancio finale senza dubbio positivo, e un Mike Browning letteralmente stremato chiede pietà al pubblico che non rinuncia a perdersi d’animo richiedendo di nuovo un bis. Da segnalare la disponibilità di tutti i membri del gruppo a fermarsi per foto e autografi a concerto concluso.

