BLOODY MARY (ITA)
I milanesi Bloody Mary sono già piuttosto conosciuti nell’ambito della scena gothic-rock nazionale e possono vantare anche prestigiose date tenute in Inghilterra, a supporto del loro debut-album “Blood N’ Roll” risalente al 2005. Influenzati pesantemente da HIM, The Cult, Cure e hard-rock americano e svedese, i ragazzi sanno come stare su un palco, forti di un’amalgama che perdura ormai da otto anni. L’affiatamento è palese e, grazie a suoni ottimali, la performance si rivela piuttosto piacevole: quaranta minuti di gothic-rock mischiato a punte del cosiddetto love metal che non si fanno disprezzare. Certo, la band non fa nulla per nascondere i suoi miti e Aldebran, il vocalist, pare davvero un Robert Smith ringiovanito e atteggiantesi alla Ville Valo, però bisogna ammettere che il gruppo conosce a menadito i generi che vanno a confluire nella sua proposta. Con la chiusura affidata a “Pet Sematary”, cover delle icone del punk-rock americano Ramones, il quintetto milanese si congeda riscuotendo meritati applausi.
NOVEMBRE
Volumi veramente troppo alti e chitarre rumorosissime non hanno certo giovato alla prestazione dei Novembre, per il resto come al solito a metà strada tra la difficoltà di apprezzare song adatte più all’ascolto meditativo e casalingo e l’esaltazione dovuta ai passaggi malinconici e potenti dell’atmospheric death metal del combo romano. Coadiuvati da un nuovo bassista (ma dov’è finito Luca Giovagnoli?), Carmelo, Massimiliano e Giuseppe hanno badato al sodo e proposto un’ora e dieci minuti circa di spettacolo, ben suddiviso tra i lavori della loro discografia. Spazio quindi, più o meno in egual modo, a “Classica”, “Materia”, “The Blue” e “Novembrine Waltz”, con poche sorprese in setlist ma con parecchie variazioni nell’esecuzione dei brani, come ad esempio è accaduto per “Aquamarine”, mutata poi nel finale di “Nothijngrad”. Grande pathos durante la proposizione di canzoni immancabili quali “My Starving Bambina” e “Nostalgiaplatz” e semi-ovazione al termine di “Child Of The Twilight”, “Venezia Dismal” e “Come Pierrot”, tratte dal capolavoro “Novembrine Waltz”. “Argentic”, “Bluecracy”, “Triesteitaliana” e l’iniziale “Anaemia” hanno fatto sventolare il vessillo di “The Blue”, mentre la longeva “The Dream Of The Old Boats” ha fatto la sua solita, grande figura. Esibizione in netto crescendo per i Novembre, dunque, anche se ci preme spronare la band ad inserire in scaletta qualche traccia poco eseguita, in modo da variare almeno un po’ il repertorio live. Si suggeriscono in merito, a caso, “Homecoming”, “Sirens In Filth”, “Conservatory Resonance” e “Geppetto”; a buon intenditore…speriamo che intenda! Una garanzia, anche se danno l’impressione di poter migliorare tantissimo on stage.