22/10/2013 - Orphaned Land + Klone – Roma @ Traffic Live Club - Roma

Pubblicato il 31/10/2013 da

È tempo di tour europeo per gli Orphaned Land, il gruppo israeliano progressive metal che sta promuovendo il nuovo album “All Is One”. È dal 1994, anno in cui pubblicà il suo primo lavoro “Sahara” – il migliore di sempre della loro discografia, per chi scrive  – che la band costruisce concerto dopo concerto il proprio zoccolo duro di fan. Una volta visto dal vivo infatti, non si può non amare il gruppo di Kobi Farhi e soci. Roma ospita quindi per la prima volta l’esibizione degli israeliti, accompagnati da Klone, Embrace Of Disharmony, The Mars Chronicles e Matricide. A causa di impegni, purtroppo, siamo riusciti a vedere solamente i Klone, per quanto riguarda i gruppi d’apertura. Non tantissimo il pubblico presente e da questo punto di vista deve aver influito anche il fatto che la data sia stata aggiunta in extremis rispetto a quelle programmate in partenza nel tour. Ad occhio e croce saranno stati un centinaio gli avventori del Traffic, una schiera di fedelissimi vogliosi di manifestare il proprio affetto alla band. Quel che segue è quindi il reportage della magica serata degli Orphaned Land, i  profeti del sincretismo religioso che per una sera hanno donato a Roma un tocco d’Oriente.

orphaned land - roma 2013

KLONE
Hanno un buon numero di fan anche a Roma i Klone, ensemble francese che spazia su coordinate stilistiche molto varie, fondamentalmente progressive con tocchi di groove, donanti alle loro composizioni una bella resa dal vivo. Ci prestiamo all’ascolto ignari della loro musica e, canzone dopo canzone, il coinvolgimento cresce. Il suono anzitutto è debordante: solido, roccioso, con l’unico contrasto rappresentato da una voce che si lancia in lunghi passaggi armoniosi. È proprio questa tonalità di voce pulita a colpire maggiormente rispetto all’insieme. È la carta in più dei transalpini, che proprio su questo fattore basano gran parte del loro stile. Le canzoni che si alternano sul palco sono tutte caratterizzate da linee vocali volutamente controllate e simili, che cercano il coinvolgimento del pubblico. Certo, non inventano niente i Klone, ma possono considerarsi gruppo degno di attenzione, con un cantante che – lo ripetiamo ancora una volta – è il vero protagonista dello show.

ORPHANED LAND
Quando le prime note di stampo mediorientale fanno da preludio alla loro comparsa sul palco, il pubblico del Traffic è già assiepato e freme dal saltellare sulle note degli israeliani. Dal vivo, non avendo una produzione imponente, c’è solo la sezione ritmica, e quindi strumenti vari, voci femminili e tastiere sono demandati al computer. Come già noto, manca il membro storico Yossi Sassi (motivi di sopraggiunta o prossima paternità) ma noteremo presto che il rimpiazzo farà passare subito in secondo piano questa pesante assenza. Si parte sulle note di “Through Fire And Water”, che concede un ampio respiro di stampo acustico prima che la sezione ritmica arrivi dirompente, esaltata dalla mancanza fisica di tastiere e voci femminili. Canzoni più metal quindi, quelle proposte stasera. I pezzi del nuovo album “All Is One” arrivano subito, proprio con la title-track seguita da “Barakah”, presa da “The Never Ending Way Of ORwarriOR”. Nella lunga scaletta si susseguono momenti romantici, come quello di “Brother”, ad altri più vecchio stile (“The Kiss Of Babylon” da “Mabool”), esaltando l’aspetto popolare della musica. Una proposta che il pubblico gradisce perché abbatte lo steccato, azzera le distanze fra i piani di esibizione/visione, per uno scambio di energia che dal vivo, a dispetto di quanto potreste pensare dal solo ascolto su disco, é molto elevato. Sul palco, poi, Kobi, con le sue movenze, catalizza tutti gli sguardi del pubblico, scandendo i cori con ampi movimenti delle braccia, mentre il bassista Uri Zelcha tiene il palco con la classica postura da metallaro accanito. Il giovanissimo chitarrista solista Chen Balbus si dimostra, oltre che bravo alla sei corde, anche abile come seconda voce. Fra canzoni dedicate al dramma siriano (“Children”) e altre che promuovono la pace nel mondo e la fratellanza dei popoli nel Medio-Oriente (“Brother”, “The Simple Man”, una fantastica “Olat Ha’tamid”) e hit come “Sapari”, dove si saltella manco si fosse alla festa della taranta, lo show, dopo un drum solo che definire pleonastico sarebbe essere gentili, arriva al gran finale. Dapprima tocca alla emozionante “El Meod Na’ala” (versione metal di un canto ebraico) e poi alle ultime due canzoni: la fantastica “The Beloved’s Cry”, estratta da “Sahara” ed eseguita con i soli Kobi e chitarrista sul palco, illuminati da una sola luce, per un’atmosfera catartica, seguita dai saltelli baldanzosi sulle note di “Norra El Norra”. I fan a fine show accorrono al banco del merchandise dove il gruppo arriva ben presto per incontrarli. Tutti sono ampiamente soddisfatti dall’ora e mezza di show degli Orphaned Land, la loro prima volta a Roma non si dimenticherà facilmente!

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