08/03/2011 - Overkill + Destruction + Heathen + After All @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 14/03/2011 da

Introduzione e report a cura di Fabio Galli
Foto a cura di Giacomo Astorri

Serata imperdibile per ogni thrasher degno di tale nome quella organizzata in occasione della calata italica dell’European Killfest: luogo selezionato per l’evento il Live Club di Trezzo sull’Adda, il cui parcheggio risulta già affollato prima dell’inizio del concerto, segno di una partecipazione di pubblico adeguata alle aspettative. Dopo un anno di digiuno – l’edizione 2010 del Killfest non è passata per l’Italia – gli Overkill ritornano nel nord Italia accompagnati da tre act d’eccezione: i power/thrasher belgi After All, i redivivi Heathen ed i sempre più attivi Destruction. La massiccia presenza di teenager e di qualche thrasher dall’età decisamente più avanzata sono il segno tangibile che le vecchie glorie del thrash sono lungi dal risultare prossime alla pensione: entriamo nel locale alle 19.30 e già dopo qualche minuto tocca ai belgi After All salire on stage per scaldare i numerosi presenti già stipati sotto il palco.


AFTER ALL

Pur con ben sette album all’attivo, gli After All non possono certamente essere annoverati tra le realtà più famose della scena europea: costantemente in bilico tra power di stampo americano ed il thrash più convenzionale, il quintetto di Bruges è quello che appare più lontano dal suono delle band inserite nel bill del Killfest. Il cantato di Sammy Peleman, sempre in bilico tra toni medi ed un ostentato falsetto, è palesemente l’elemento che più accomuna la formazione al classico power made in U.S.: discreta la presenza sul palco della formazione, abile in fase di riproposizione dei brani ma eccessivamente statica sul palco. Le recenti “Becoming The Martyr” e “Betrayed by the Gods” risultano essere le più convincenti tra le sei canzoni proposte della formazione; solo sufficiente la partecipazione del pubblico, che è sempre parso più indaffarato a sfamarsi ed abbeversarsi che all’accalcarsi sotto il palco ad incitare la band. Qualche tiepido applauso tra i partecipanti non fa altro che confermare le nostre teorie: poco più che un passatempo in attesa degli Heathen.

HEATHEN

A quasi un anno dalla loro calata a Milano in occasione della promozione del loro ultimo album in studio, i Bay Area thrasher Heathen costituiscono una piacevole aggiunta del bill del Killfest: il thrash tecnico della formazione e la lunghezza consistente dei brani della loro discografia non costituiscono – almeno sulla carta – un facile incentivo per essere seguiti dal vivo. Nessuna incursione nel passato per la formazione: riflettori puntati quindi sulle tracce più riuscite dell’ultimo parto della formazione, l’acclamato “The Evolution of Chaos”. Il cantante David White, soprattutto durante i primi minuti dell’esibizione, risulta ben lungi dal risultare convincente anche se con il passare del tempo si è reso protagonista di una prova convincente. Di ben altro spessore la prova degli strumenti della band, con un Lee Altus ed un Kragen Lum assoluti protagonisti del palco tra continui cambi di posizione ed headbanging furioso. I lunghi intermezzi strumentali e la complessità delle tracce, come era logico prevedere, non giocano a favore della band, anche se la bontà di pezzi come “Dying Season”, “Controlled by Chaos” e “Arrows of Agony” sopperisce in maniera sostanziale alla poca immediatezza delle composizioni: discutibile la scelta di concludere con la prolissa “No Stone Unturned”, che con i suoi dieci e passa minuti avrebbe dato spazio a rispolverare qualche brano dai primi due album della band. Poco male, gli Heathen hanno dato prova del loro talento e dell’incredibile bravura dei loro esecutori. Nota di merito per David White, che ha deciso di seguire le esibizioni di Destruction ed Overkill tra il pubblico dispensando autografi e foto.

Setlist:

"Dying Season"
"Control By Chaos"
"Arrows Of Agony"
"No Stone Unturned"

DESTRUCTION

Ennesima calata italica per l’indissolubile trio tedesco guidato dal gigante Marcel “Schmier” e dallo storico chitarrista Mike Sifringer: le ultime pubblicazioni della band sono ben lungi dall’avere lo smalto dei classici pubblicati nel corso degli anni Ottanta, ma dal vivo i tedeschi sanno come scatenare l’inferno sopra e sotto il palco. L’avvio infuocato con le storiche “Curse the Gods” e “Mad Butcher” non ha ovviamente colto impreparato il pubblico, che ha iniziato un selvaggio pogo ed un continuo traffico di crowd-surfer che ha tenuto indaffarato tutto il servizio di security del locale. Il nuovo batterista Wawrzyniec Dramowicz è un’autentica macchina da guerra e l’assoluta padronanza del palco di Schmier riesce a rendere adrenaliniche anche le recenti – ed eccessivamente di mestiere – “Armageddonizer” e “Hate Is My Fuel”: bisogna tornare a quasi dieci anni fa con le battagliere “Thrash ‘till Death” e “Nailed to the (fuckin!) Cross” per vedere in azione i migliori Destruction. Il suono martellante e poco incline alla melodia dei Destruction ha prodotto una buona carneficina sotto il palco, alimentato anche dalle continue istigazioni alla violenza del proprio leader. Con il tuffo nel passato conciso con la riproposizione di “Bestial Invasion” e con la conclusiva “The Butchers Strikes Back”, si avvia infine a conclusione la prova del trio tedesco tra gli scroscianti applausi del pubblico. Sembra quasi uno scherzo quando una ragazza sale sul palco annunciando che i Destruction aspetteranno fuori dal locale i fan per la vendita di merchandising e autografi: abituati alla sola presenza di classiche bancarelle di materiale contraffatto, ci siamo ricreduti nel vedere Schmier e soci impegnati a vendere magliette e CD aiutati da una simpatica – e chiassosa! – roadie fuori dal locale. Una solida garanzia dal vivo.

 Setlist:

"Curse The Gods"
"Mad Butcher"
"Armageddonizer"
"Tears Of Blood"
"Thrash Till Death"
"D.E.V.O.L.U.T.I.O.N."
"Bestial Invasion"
"Soul Collector"
"Hate Is My Fuel"
"Nailed To The Cross"
"The Butcher Strikes Back"

 

OVERKILL

Chi ha già avuto modo di vedere i newyorkesi dal vivo sa benissimo che il marchio Overkill coincide con assoluta qualità per quanto riguarda gli show dal vivo. Vista la recente pubblicazione del convincente “Ironbound” era logico prevedere una setlist incentrata sull’ultima fatica della formazione, anche se il quintetto è solito proporre una buon mix di tracce prese dalla sua sterminata discografia… quali classici ci avranno riservato per questa serata? Sono le 22.30 e, precisi come un orologio svizzero, D.D. Verni e soci salgono sul palco accolti da un’ovazione del pubblico. Arrivo in corsa – come da copione – per il carismatico leader Bobby Blitz che attacca con la nuova “The Green And Black”: il vorticoso roteare di Derek "The Skull" Tailer, l’attitudine punkeggiante di D.D. Verni e l’adrenalina sprigionata da Bobby, autentico mattatore sul palco, impiegano solo pochi secondi per catturare l’attenzione del pubblico. A fianco di classici senza tempo come “Rotten to the Core”, “Wrecking Crew” e “Bastard Nation” non sfigurano affatto le nuove “Ironbound” e “Bring me the Night”, forse i pezzi più riusciti del nuovo lavoro e che dal vivo acquistano una dimensione ancora più devastante. Non si placano i continui cori “Overkill, Overkill” da parte del pubblico alla fine di ogni brano, tanto che i membri della band sembrano quasi commossi da tanto calore. Assolutamente perfetta l’alchimia dei componenti del gruppo con una sezione ritmica devastante ed un’intesa perfetta tra le due asce Linsk/Tailer. Non accenna a placarsi il continuo passaggio di corpi sulle teste delle prime file ed il continuo andirivieni della security per accompagnare oltre le transenne i fan più scalmanati: si ritorna indietro negli anni con la riproposizione di “Blood Money” e “Hello from the Gutter” prima del solito abbandono dello stage prima dei consueti bis. Chiamati a gran voce da tutti i presenti, gli Overkill snocciolano velocemente le ultime cartucce con “Deny The Cross”, “Elimination” e la quasi scontata cover dei The Stiff “Fuck You”: ci si saluta con il dito medio alzato e guardando i sorrisi di tutti i presenti non si fatica a capire quale band abbia riscosso il maggior successo. Come sempre un passo avanti rispetto a tutti: grandi Overkill!

Setlist:

"The Green and Black"
"Rotten to the Core"
"Wrecking Crew"
"Infectious"
"Bring Me the Night"
"Bastard Nation"
"Hammerhead"
"Ironbound"
"Blood Money"
"Endless War"
"Hello from the Gutter"
"Give a Little"
"Old School"

Encore:

"Deny the Cross"
"Elimination"
"Fuck You"

 

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